Cinema

Soldini: Ridiamo di questo mondo marcio

Mastandrea, Rohrwacher, Zingaretti per una commedia strampalata e surreale stile Pane e tulipani. Con le statue che parlano

Una caricatura del regista Silvio Soldini, classe 1958. (Illustrazione di Marco Calcinaro/Caricature&Co)

Dire che è doppio pare brutto, eppure Silvio Soldini viaggia su due registri, nella vita privata e quando è dietro la cinepresa: umbratile e d’improvviso socievole, incline alla commedia surreale (Pane e tulipani) per poi sprofondare nel nero più nero della realtà (i suoi ultimi due film).

Ha l’aria di un professorino severo e infatti lo è, almeno per una delle sue metà, quando è nei panni di supervisore artistico del workshop di cinema Film factory Italia (iniziativa di Ciak, DiSaronno,OffiCine) che ha consentito a 12 giovani di cimentarsi col set e produrre tre corti. L’altra metà però preme sempre, tanto da avergli fatto venire voglia di girare un musical, che poi si è trasformato «in una commedia corale, divertente, un po’ strampalata» col titolo che promette visioni e risate, Il comandante e la cicogna, e ha un cast altrettanto promettente: Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Luca Zingaretti, Claudia Gerini, Giuseppe Battiston. Leggerezza intelligente, insomma.

Nel film ci sono anche statue che parlano…

In questi mesi ho fatto spesso il Milano-Roma-Milano in treno e mi è ritornato in mente un Jean-Jacques Rousseau di marmo parlante in Jonas che avrà 20 anni nel 2000, film del ’76 di Alan Tanner. Evidentemente era rimasto sottopelle. Io ho Garibaldi, Verdi, Leopardi, Leonardo che commentano le vicende odierne. Un sguardo aggiunto sulla realtà che stiamo vivendo.

Che Italia racconta il film?

Ho la sensazione di essere in un paese melmoso fino al marcio. E questa percezione, che credo sia diffusa, taglia le gambe. I miei personaggi se la portano dentro e ne sono condizionati. Mastandrea è un idraulico rimasto vedovo con due figli adolescenti, Alba Rohrwacher è un’artista. Persone che hanno difficoltà a stare al mondo.

Però s’innamorano.

Ognuno di loro si arrabatta nella propria purezza e fragilità.

Riso amaro?

Il film, che uscirà a metà ottobre, è molto più fantasioso e surreale di quanto si pensi. Un po’ sui toni di Pane e tulipani. Zingaretti, per esempio, è l’avvocato Malaffanno e rappresenta il marciume che ci circonda. Maneggia e rimaneggia, però coi colori della commedia. Girare è stato catartico, liberatorio.

Che cosa l’ha colpita invece dell’esperienza di Film factory Italia?

Pochissimi soggetti fra i molti arrivati raccontavano la realtà dell’autore: qualcuno si rifugiava in storie di bambini, altri di vecchi. Non so dire il perché. Quest’anno il workshop sarà internazionale e quindi i giovani selezionati potranno stare a Milano tre mesi e girare completamente spesati. Lo scorso anno sono arrivate 400 domande per 12 posti.

Sia sincero, non ha toccato con mano la cultura del tutto e subito anche fra chi sogna di fare cinema?

Cerchiamo di insegnare che ci vuole modestia e che non tutti sono destinati a fare i registi. Puoi imparare a fare il fonico o a curare la produzione. Ti servirà comunque, anche se un giorno sarai dietro la cinepresa.

Il professore di cinema con la voglia di musical: sciolga il cortocircuito.

Mi piace sperimentare in territori diversi da quelli che ho già calpestato. Dopo due film drammatici volevo tornare alla commedia leggera, con ironia. Abbiamo capito però, in fase di scrittura, che la formula del musical ci frenava. Allora ho trovato un altro modo di ironizzare su quel che accade ai personaggi. Anche con le statue parlanti.

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