Claudio Trionfera

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Prima indicazione. Digitate sulla tastiera del vostro computer  la parola Nocnitsa e leggetene il significato: la spiegazione è esauriente in mezzo a un po’ d’illustrazioni d’orrore in stile goyesco, ma su tutte il famoso Incubo di Johann Heinrich Füssli. Altra lettura istruttiva: “Paralisi del sonno”, chiamata pure ipnagogica.

Mescolando le informazioni si scopriranno buoni motivi per vedere Slumber – Il Demone del Sonno (nelle sale dal 1° febbraio, durata 84’) di Jonathan Hopkins, esordiente nel lungometraggio dopo alcuni corti, autore adesso di un horror psico-patologico formativo e abbastanza inquietante nei paraggi d’un problema piuttosto diffuso, spesso avvolto nel mistero e ispiratore di leggende non proprio rassicuranti.

Ma quella “paralisi” è una cosa seria

Comunque la paralisi del sonno è una cosa seria, realmente diffusa, un vero e proprio incubo ad occhi aperti. Ti svegli, per così dire, ma non riesci a muoverti, vorresti urlare e non puoi perché “qualcosa” sta soffocando la tua voce mentre incomincia a premere sul tuo petto, pesante, schiacciante come può esserlo una mostruosa entità seduta su un corpo supino. Eccola la “Nocnitsa”. Che nei racconti delle vittime assume inguardabili forme notturne, occhi luminosi e rosseggianti, pensieri orrendi diventati materia minacciosa e darkissima. Bersagli preferiti i ragazzini, cui la bestia della notte sugge energie vitali un po’ come fosse un vampiro non azzannante.

Se la prospettiva di mettersi a letto fa venire i brividi

Sarà tutto vero? Il fenomeno sì, le leggende  con  il loro armamentario di apparizioni disumane restano da verificare. Sta di fatto che il film, per ovvia e necessaria adesione al suo genere di riferimento, parte dal dato medico per accreditare poi la tesi più spaventevole, scatenando un sabba di entità repugnanti attorno  ad un’innocua famiglia d’America (i Morgan) e al loro figlioletto Daniel (Lucas Bond) il quale, a questo punto, non vorrebbe mai andare a letto. Perché, se ci va, si scatena il putiferio, specie quando il mostro, non soddisfatto di manifestarsi col tutto il suo incedere raccapricciante, si trasforma in energia invisibile capace di strapazzare il letto e sollevarlo nei modi d’una furibonda levitazione.

Rischia di andare in “tilt” anche la dottoressa

Così entra in scena quale protagonista la dottoressa Alice Arnolds (Maggie Q, bel cognome: come la Suzie dei Creedence Clearwater Revival), specialista in quella patologia - cui lei stessa pagò da piccola un tributo traumatizzante che costò la vita al fratellino – al punto da studiarci su e ottenere meritata fama di guaritrice. Però il dèmone che alberga nella villetta dei Morgan è un osso duro e non molla, arrivando a coinvolgere tutti e quattro i suoi abitanti, genitori e figli, tentando di mandare in tilt pure la mente di Alice – che del resto non è una esorcista - risvegliando in lei  crudelmente, si direbbe chirurgicamente, lo choc d’una volta.

Una efficace progressione della suspense

Fuori campo, specie all’inizio della vicenda, le voci di anonimi pazienti raccontano le loro (dis)avventure notturne spalmando sul film una patina di realismo che convenientemente s’appaia con le elaborazioni più fantasiose e visionarie;  offrendo al tempo stesso alla vicenda una spalla di credibilità anche “scientifica” (detto in termini molto estensivi) capace di accenderla di ulteriori inquietudini. Sarà anche per questo – e per la necessità di costruire attorno ai personaggi un supporto razionale – che la storia decolla lentamente, con ritmi che, sia concesso di dire visto il tema, un po’ sonnacchiosi. Poi, però, la progressione della suspense si sviluppa in modo efficace, molto lavorando pure sulle psicologie; e su quelle soluzioni terapeutiche non sempre in grado di venire a capo dell’arcano. Che, a fine proiezione, resta appunto tale.

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Voto: 3/5
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