Shirley Temple, la bambina prodigio che salvò l'America

Si è spenta in California a 85 anni una delle attrici simbolo della Hollywood degli Anni 30. Il successo dei suoi film salvò l'industria cinematografica e fece coraggio a un Paese stritolato dalla crisi economica - Foto

Alberto Rivaroli

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Stava per compiere 86 anni. Era passata di moda quando ne aveva 12. Eppure, anche se era solo una bambina, nel suo periodo d'oro aveva aiutato l'America a uscire da una delle crisi più devastanti della sua storia.

Stiamo parlando ovviamente di Shirley Temple, la bimba prodigio della Hollywood degli Anni 30, che ha chiuso gli occhi ieri in California attirando per l'ultima volta l'attenzione dei media di tutto il mondo. Anche se personalmente non ho mai provato nessun particolare trasporto per la categoria dei baby divi, non ho difficoltà ad ammettere che la piccola protagonista di Riccioli d'oro (il suo film più famoso, dal quale ebbe origine il soprannome che l'ha accompagnata per tutta la vita) merita un posto nella storia del cinema e del costume.

Perché? Prima di tutto per le dimensioni del fenomeno che ha ispirato: in pochi anni ha girato una quarantina di film, raggiungendo una tale popolarità da ottenere privilegi fino a quel momento impensabili per una bambina, come la conquista nel 1934 di un Oscar giovanile (categoria creata su misura per lei) e l'onore di consegnare a Walt Disney (nel 1937) l'Oscar vinto con Biancaneve e i sette nani. Al top della carriera guadagnava 20.000 dollari la settimana, una cifra che anche Greta Garbo poteva sognarsi di notte. Soldi straguadagnati, peraltro: furono proprio gli incassi milionari delle pellicole interpretate da Shirley a salvare la 20th Century Fox dalla bancarotta, quando gli effetti della Grande Depressione la stavano strangolando. Insomma, anche se titoli come La mascotte dell'aeroporto (1934) non sono dei capolavori, hanno però avuto il merito di salvare migliaia di posti di lavoro.

 

C'è poi un altro motivo per inserire la Temple nella storia del XX secolo: la sua capacità di assurgere a simbolo dell'America positiva, capace di soffrire in silenzio e di risollevarsi dalla fame e dalla paura del domani. Non a caso il presidente Franklin Delano Roosevelt, alle prese con una congiuntura drammatica, più volte ringraziò pubblicamente la giovane attrice, capace di commuovere e incoraggiare i suoi concittadini.

Che fosse una dote spontanea è lecito dubitare. Pochi lo sanno, ma neppure la celebre acconciatura di Shirley era naturale: la bimba in realtà aveva capelli neri e lisci. Non so chi decise di trasformarla in una monella bionda e boccoluta, ma chiunque sia stato ha creato un mito: al resto hanno provveduto gli sceneggiatori di Hollywood, ritagliandole un personaggio più o meno immutabile. Shirley interpreta invariabilmente la bambina capace mantenere il sorriso anche di fronte a un destino avverso: nell'80 per cento dei casi è orfana di almeno un genitore, e deve vedersela con traversie di ogni sorta, che però non riescono a piegarla. Il messaggio subliminale è quasi ovvio: la Temple «è» l'America, e il Paese - proprio come la tenera diva - saprà resistere al momento buio e tornare prospero e felice.

- SHIRLEY TEMPLE, UN RICORDO IN 20 FOTO

Gli anni però passano, e la stella di «Riccioli d'oro» si offusca: ai bambini prodigio capita spesso, nessuno gli perdona di essere cresciuti e, inevitabilmente, cambiati. Oggi ex icone Disney come Miley Cyrus possono reagire cambiando immagine, fumando spinelli e dimenandosi seminude nei loro videoclip. Ma quelli della Temple erano altri tempi: Shirley semplicemente sparisce, dedicandosi alla sua vita privata e a qualche sporadico e poco convinto ritorno sul set. Di lei oggi le biografie raccontanno le sue esperienze nel mondo diplomatico (ha lavorato anche per il presidente Gerald Ford negli Anni 70) e un gesto forte e nobile: la scelta di raccontare pubblicamente la sua battaglia contro un tumore al seno. Nessun personaggio pubblico l'aveva mai fatto prima ma quella guerra vittoriosa contro il male, nelle intenzioni dell'ex diva, avrebbe dovuto fare coraggio a tante altre donne alle prese con la stessa patologia.

Un atto di umanità che era piaciuto a tutti, ma soprattutto agli americani, che avevano ritrovato per un attimo in quella donna serena e «normale» il simbolo della rinascita consumatasi tanti anni prima. In questo, almeno, la Temple non era mai passata di moda: era ancora un simbolo nazionale. E anche oggi, in fondo, insieme a Shirley, gli Stati Uniti celebrano se stessi.

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