Claudio Trionfera

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Blocchi di cemento armato e nuvole polvere. Bandiere, facce di allora. Crolla, meglio, viene buttato giù il muro di Berlino, tira aria di Pink Floyd The Wall e flotta nell’etere la meravigliosa Nathalie di Gilbert Bécaud col colletto della sua camicia perennemente sbottonato. E tutto profuma di ricordi e di temps perdu, rivoluzioni d’ottobre e Café Puškin, rimbalza rotondo il nome di Boris Eltsin all’inizio di Sergio & Sergei – Il professore e il cosmonauta (nelle sale dal 24 maggio, durata 93’), deliziosa commedia cubana di Ernesto Daranas, 56 anni da L’Avana e autore quotato nella generazione di mezzo di una cinematografia pulsante. Una favola tra cielo e terra, carica di allegorie, visionaria e fantastica, dominata dall’afflato poetico dell’amicizia, raccontata con grazia sul filo del paradosso e della forza dei sentimenti.

Un legame e una complicità nati sull’onda delle frequenze

È la storia di una complicità estemporanea, giocata tutta sul caso e sulle frequenze nella Cuba dei primi  anni Novanta, mentre l’URSS sta andando in pezzi e l’oramai “orfano” Fidel Castro, sentendo puzzo di segregazione, rovescia alla radio appelli di socialismo o muerte. Ignaro di tutto l’astronauta russo Sergei (Héctor Noas) vaga nello spazio aspettando di rientrare sulla Terra prima di scoprire che: 1) il sistema sovietico ha collassato; 2) non c’è un solo rublo per finanziare il suo ritorno tra gli umani. Sicché pure lui, come Cuba, resta isolato. Condannato a orbitare attorno al pianeta per chissà quanto tempo.

In verità la faccenda ricalca ciò che veramente accadde il 25 marzo 1992, quando il cosmonauta russo Sergej Konstantinovič Krikalëv, reduce da ben 311 giorni trascorsi suo malgrado nello spazio a bordo della stazione spaziale Mir, tornava finalmente sulla Terra. Era rimasto intrappolato nella stazione per parecchi mesi oltre previsto per la stessa ragione raccontata da Daranas: era venuto a mancare il paese che l’aveva lanciato in orbita.

Quel radioamatore che vive in compagnia del mondo

Ma torniamo al film. Chi non è isolato, nella Cuba più isolata che mai, è Sergio (Tomás Cao), professore di filosofia marxiana che sta facendo i conti con le crisi politica, sociale e ideologica dilaganti; ma che, nonostante tutto, vive in compagnia del mondo perché è un radioamatore. E un giorno, appunto come nelle favole, gli càpita d’intercettare la voce di Sergei che in pratica si chiama come lui e pare disperso nel cosmo. Dando l’avvio, così, a un’amicizia dalle forme insolite così come lo sono le distanze che separano i due.

Naturalmente Sergio, che vive con mamma Caridad (Ana Gloria Buduén) e l’irresistibile figlioletta Mariana (Ailín de la Caridad Rodriguez, pure simpatica voce narrante della vicenda), non ha rapporti solo con Sergei; ma anche, tra i tanti, con il radioamatore americano Peter (Ron Perlman), diffidente e cospirazionista, fiero oppositore del comunismo perché la sua famiglia di ebrei polacchi è stata sterminata “not by fucking nazis and Hitler but by Stalin”.

Una triangolazione che sa di rum, vodka e coca-cola

Molto si parla in casa di Sergio, anche troppo, tra l’America e lo spazio, addirittura solleticando curiosità e sospetti di un vicino di casa e dei servizi segreti, ridicoli e grotteschi entrambi in pari grado. Ma sarà proprio tanto parlare a risolvere il problema di Sergei, che nel frattempo se la sta vedendo bruttissima perché uno sciame di meteoriti gli ha danneggiato la Mir e davvero rischia di volare in eterno: magari proprio con l’aiuto decisivo e salvifico dell’amico americano e della Nasa chiudendo una triangolazione che sa di rum, vodka e coca-cola.

Ciao, ciao bambina: è l'addio al sogno comunista

Tutto questo in capo ad un film a momenti squisitamente pazzo, un po’ anarchico e surreale nella costruzione narrativa (alla sceneggiatura, accanto a Ernesto Daranas, ritroviamo sua sorella Marta) così come nell’affiancamento della musiche al racconto. Basti pensare che alla Nathalie di Becaud (La place Rouge / était vide /J'ai pris son bras, elle a souri / Il avait des cheveux blonds, mon guide /Nathalie, Nathalie – impossibile non citare tanta bellezza) s’accostano El ritmo Pilon di Pacho Alonso e perfino alla Piove di Domenico Modugno, cui viene dichiaratamente assegnato il significato allegorico d’addio al sogno comunista (Ciao, ciao, bambina / Un bacio ancora / E poi per sempre / Ti perderò / Come una fiaba / L'amore passa / C'era una volta poi / Non c'è più).

Per saperne di più



Voto: 4/5
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