Claudio Trionfera

-

Il libro di Maylis de Kerandal è diventato un caso editoriale in Francia. E non è detto che il film ispirato al romanzo (editato in Italia da Feltrinelli) ne segua lo stesso percorso ottenendo il medesimo effetto dirompente. Ma è certo, comunque, che Riparare i viventi (uscita in sala il 26 gennaio), portato al cinema della trentasettenne Katell Quillévéré, regista, sceneggiatrice e attrice di qualche rilievo, è destinato a produrre emozioni forti e riflessioni fonde attorno alle infinite diramazioni dell’esistenza e della natura umane.

L’estremo regalo di Simon

L’esistenza, per esempio. Quella spezzata a soli 17 anni di Simon (Gabin Verdet), innamorato del surf e di una dolce coetanea dagli occhi azzurri, che di ritorno con altri due amici da una magnifica evasione fra le onde, è vittima di un incidente stradale e finisce in coma irreversibile all’ospedale di Le Havre. Appeso alla macchina che gli consente soltanto di vegetare chissà dov’è, davvero, Simon, quando sua madre Marianne (Emmanuelle Seigner) si precipita disperata nel corridoio della rianimazione per ascoltare le parole senza speranza del dottor Pierre Révol (Bouli Lanners) rivolte a lei e al marito separato Vincent (l’attore e rapper Kool Shen). Già, dov’è davvero, Simon. Ha gli occhi chiusi e la faccia d’angelo e come tale deve fare un regalo. Estremo. Donare il proprio cuore a Claire (Anne Dorval) che di cuore sta per morire e ha due figli dell’età di Simon.

Convinti al trapianto da Thomas Rémige (Tahar Rahim), giovane medico d’intensa dolcezza, i due genitori distrutti accettano il principio della trasmissione degli organi e incomincia un’altra storia, che dal buio si apre un varco verso la luce. L’espianto, il trapianto. Il pianto, anche, perché le lacrime posso essere di dolore e di gioia passando attraverso due sale operatorie e, prima ancora, quel meccanismo complesso che presiede alle dinamiche e alle logiche della donazione.

Dal realismo alla lettura poetica

Il realismo è trafittivo. Come lo strazio di una madre e i tormenti di un padre, due persone che, nel dolore arrivano perfino a ritrovare intese perdute. Eppure il film riesce spesso a virare dal pragmatismo più brutale, feroce ed esplicito verso la lettura poetica, soffice, a momenti addirittura visionaria e fantasmatica. I flashback su Simon, l’anima sua vagante con l’amato surf  tra i suoni del mare con le onde e il loro fragore, la tenerezza e lo struggimento dei ricordi trasmettono speranza e serenità. E raccontano il tema della morte e del suo oltre incrociando le vite di ciascuno, uomini, donne, infermieri, medici, mescolandole in una cifra di intimità profonda. Sfiorando il mistero e la commozione nel passaggio dalla famiglia di Simon a quella di Claire, dalla casa del lutto a quella della rinascita.

Un percorso carico di suspense

Il percorso dei trapianti. Di “quel” trapianto”. Emozionante, addirittura carico di suspense. Descritto minuziosamente nei suoi passaggi, con tratti di magnifica umanità. Anche per  narrare quanto ampia e quale sia, in termini di sforzi fatti e persone impiegate, la profusione di mezzi utilizzati anche per salvare una sola vita. È una traiettoria entro la quale si muove e s’insegue un gruppo di attori molto validi, considerando la recitazione uno dei motivi necessariamente funzionali  all’opera e alla sua plausibilità drammaturgica.  Ma tra tanti personaggi , nelle ottiche di un cinema davvero orientato al femminile nella sua evidente sensibilità, affiorano dominanti , vividi e compiuti, quelli di Marianne e di Claire, donne e madri unite da un fluido aereo, invisibile e solidale, punto di partenza e di arrivo di quel cuore dall’ampia valenza simbolica.

Il ritorno di Ziggy Stardust

Un tracciato dove anche le musiche occupano uno spazio influente: quelle originali firmate dal celebratissimo Alexandre Desplat, ormai vero e proprio riferimento per le colonne sonore del cinema; e quelle dei due brani d’apertura e di chiusura, rispettivamente Paint Me Colors delle Girlpool e la vecchia Five Years di David Bowie, il punk anomalo e losangelino delle prime, il rock leggendario dell’epopea Ziggy Stadust and the Spiders From Mars il secondo, per il quale vale davvero la pena, ancora, di restar seduti in platea e vedere scorrere tutti i titoli di coda. Cosa che, peraltro, in sala, andrebbe sempre fatta nel rispetto del prodotto cinematografico e di coloro che vi operano.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Riparare i viventi, film con Tahar Rahim ed Emmanuelle Seigner - Video

Un trapianto di organi, riflessioni attorno alla vita e alla morte. Dal 26 gennaio al cinema

Commenti