Cinema

Revenant - Redivivo, Leonardo DiCaprio in un'impresa glaciale

Tra ferite e cuori marci, un'opera vasta, cruda e fredda, come gli sconfinati panorami di neve, vento e montagna catturati da Iñárritu

Revenant - Redivivo

Simona Santoni

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"Finché hai un alito di vita, combatti". L'assioma di Revenant - Redivivo di Alejandro González Iñárritu risuona chiaro sin dalle prime inquadrature e percorre assoluto e intransigente l'intero film. 2 ore e 36 minuti di lotta estrema al di là del pensabile, di urla di saliva, fiotti di sangue e pelle squarciata, fango e sudiciume, ghiaccio che solidifica barbe e disumanità, ferite e cuori marci. 
Dal 16 dicembre al cinema, Leonardo DiCaprio è protagonista assoluto di una storia di sopravvivenza cruda e grande, di ambizione quasi ammirevole e di esito abbastanza prevedibile. Un'opera vasta e fredda, come gli sconfinati e gelidi panorami di neve, vento e montagna immortalati in Canada e in Argentina. Una prova di resistenza anche per lo spettatore: con che sollievo ho accolto la fine!

 

La storia vera di Hugh Glass

Iñárritu porta sul grande schermo la storia vera del cacciatore di pellicce statunitense Hugh Glass (interpretato da DiCaprio), che affrontò un'avventura epica sullo sfondo dei territori inesplorati della frontiera americana del XIX secolo. Nel 1823, nell'aspro West americano lungo il corso del Missouri, la spedizione di Glass fu prima attaccata dagli indiani Arikara, quindi Glass fu assalito da un orso grizzly che quasi lo sbranò lasciandolo lacerato e mezzo morto. Abbandonato dai compagni, il diciannovenne Jim Bridger (Will Poulter) e il ventitreenne John S. Fitzgerald (Tom Hardy), lasciati in sua veglia dal capo della missione (Domhnall Gleeson), nonostante una gamba rotta e la schiena dilaniata da ferite che lasciavano le costole a vista e la carne prossima alla cancrena, Glass riuscì a rimettersi in viaggio e a percorrere centinaia di chilometri verso la salvezza e la vendetta.
Gran parte dei dettagli di trama di Revenant - Redivivo sono storia vera. La più grande licenza creativa Iñárritu la prende attribuendo a Glass un figlio mezzosangue (è invece plausibile che abbia avuto una relazione con una nativa Pawnee): strumento narrativo scelto probabilmente per aumentare il coinvolgimento emotivo e far lievitare il prezzo della vendetta, si rivela una mossa insidiosa. DiCaprio si perde spesso in visioni e deliri mistici, tra preghiera e ricordi, che non riescono a toccare la profondità più autentica e spostano il tono su un livello di spiritualità poco convincente e dal sapore posticcio.

Iñárritu da 12 nomination

Iñárritu ha ormai un posto speciale nei favori di Hollywood, conquistato a suon di bei film (21 grammi, Babel, Birdman) e pieno merito. L'impressione è però che dopo l'Oscar vinto nel 2015 per Birdman, quest'anno presso l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences il regista messicano benefici di una certa rendita. Le ben 12 nomination all'Oscar ricevute sanno di celebrazione (pur sapendo comunque che tanti frontrunner sono usciti fortemente delusi dopo la consegna delle statuette). In questa allegra dozzina compaiono le categorie più prestigiose: miglior film, regia, attore protagonista a DiCaprio, attore non protagonista ad Hardy (autore di una buona prova, seppur non memorabile, quando invece non ricevette neanche una candidatura per la stupenda interpretazione di Locke).
Location e fotografia (di Emmanuel Lubezki) sono di maestosità vertiginosa, ispirate alla pittura, e anche la regia ha polso fermo e solidità glaciale. Ma ad Iñárritu questa volta manca il guizzo che tante volte l'ha fatto elevare. Sembra quasi schiacciato dall'imponenza dell'impresa di Glass, dalla violenza, dalla ferocia e dall'epicità. Il malloppone che ci consegna mostra scalpi, sangue, viscere strappate e budella, ma non è viscerale. 

Leonardo DiCaprio, finalmente l'Oscar?

Il tormentone di tante edizioni degli Academy Award si ripete: il "povero" Leo, alla sua sesta nomination, vincerà finalmente l'Oscar? Dovremo aspettare il 28 febbraio per saperlo. Non si può negare che DiCaprio in Revenant - Redivivo ce la metta tutta, anche se è palpabile più la sua sofferenza fisica che quella più intima e ima.
Sul set il divo ha voluto cimentarsi personalmente in varie scene d'azione: è stato lui e non la sua controfigura, a restare sepolto nella neve, senza vestiti a meno 5 gradi, e a saltare dentro un fiume ghiacciato. 

Voto: 3/5
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