Il racconto dei racconti
Cinema

Il racconto dei racconti, fantasy d'autore di Matteo Garrone: 5 cose da sapere

Tra scorci dal tratto pittorico, sapori barocchi e architetture di bellezza gravida, rivive la ricchezza narrativa di Giambattista Basile

Matteo Garrone si mette in gioco e, dopo il realismo cupo e tagliente di Gomorra e il colorato clima di fissazione e sogno napoletano di Reality, si cimenta con un genere a lui nuovo e poco consueto in Italia: il fantasy.
Non aspettatevi però le atmosfere da mondi lontani de Il signore degli anelli o di simili colossi hollywoodiani: Il racconto dei racconti di Garrone ha ambientazioni fantastiche e cromaticità ardite e solenni da fiaba, ma anche un senso di famigliarità e vicinanza tipico proprio della favola, qualcosa di immaginario e allo stesso tempo di quasi tangibile che seduce.
Tra scorci dal tratto pittorico, sapori barocchi e rimandi gotici, architetture e paesaggi di bellezza gravida, si erge un fantasy d'autore visivamente intrigante, del tutto convincente negli effetti speciali e ben recitato. Il coinvolgimento è pieno per le oltre due ore di durata. Se la vista è avvinta, resta invece molto più freddo il cuore: solleticato da ossessioni forti e sentimenti estremi, eppure si porta a casa una ben scarna eredità emotiva. L'intrattenimento, quello c'è, ed è ad arte.

Il racconto dei racconti arriva al cinema il 14 maggio con 01 Distribution, stesso giorno in cui debutta anche al Festival di Cannes, in concorso insieme agli altri due alfieri italiani, Youth - La giovinezza di Paolo Sorrentino e Mia Madre di Nanni Moretti. 

Ecco 5 cose da sapere su Il racconto dei racconti:

 

1) Basile, genio dimenticato a cui dar voce

Il racconto dei racconti estrapola tre fiabe dalla raccolta seicentesca in napoletano Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, il primo libro di fiabe, ispiratore di autori come i fratelli Grimm, Hans Christian Andersen, Charles Perrault. "Basile ha scritto per primo di Cenerentola, della Bella addormentata nel bosco, del Gatto con gli stivali", spiega Garrone. "È un autore che ho subito sentito come famgliare, un genio assoluto. I suoi racconti mi hanno colpito per la bellezza dei personaggi, la ricchezza visiva, l'originalità delle storie". Il regista, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Edoardo Albinati, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, aggiunge: "La mescolanza tra reale e fantastico, tra comico e tragico, è abbastanza vicina alla mia poetica e al mio gusto personale. Sono stato felice di esplorare un genere nuovo e, tramite il mio film, dare la possibilità a un autore conosciuto da pochi come Basile di essere letto da un pubblico più ampio". 
Anche per questo è stato scelto l'inglese come lingua del film, perché il libro che ha dato origine alle fiabe più celebri al mondo potesse avere il pubblico più vasto possibile. 

2) I rischi del fantasy e la modernità di Basile

Garrone si avventura nel fantasy con non poco coraggio. "È una scelta masochistica, incosciente, che ho fatto in un momento in cui volevo mettermi nei guai", scherza (ma non troppo). "Dal punto di vista del mio percorso artistico, però, mi sembra abbastanza naturale che dopo un film in cui partivo dalla realtà contemporanea e poi cercavo di trasfigurarla in una dimensione fantastica, ora facessi il contrario: partire da racconti magici e poi provare il percorso inverso, portarli a una dimensione più concreta e realistica". 
Ne Il racconto dei racconti si intrecciano tre regnanti, in tre castelli diversi, tra orchi, animali straordinari tanto disgustosi quanto poetici, desideri dalle temibili conseguenze, draghi e ossessioni, tra orrido, tavolozze colorate, sentimenti estremi e momenti cruenti come solo le favole di una volta sanno mescolare con candore. "È sorprendente la modernità di questi racconti: Basile già nel 1600 affrontava i temi della chirurgia estetica e del lifting", e Garrone qui fa riferimento alla storia delle due vecchie, che concede scene un po' raccapriccianti. "Non è stato facile per noi scegliere quali racconti mettere in scena, erano tanti e belli. Abbiamo iniziato a sceneggiarne anche altri, ma alla fine abbiamo scelto i tre del film, con personaggi femminili che affrontano tre età diverse". 

3) Cast internazionale, ciak italiani

Tre racconti, altrettante donne protagoniste per un cast dai nomi altisonanti. Salma Hayek è una regina tormentata che vuole diventar madre a tutti costi. Poco importa se ciò significhi rischiare la vita del re (John C. Reilly). Vincent Cassel è un re cupido di piacere, che si invaghisce di una voce che cela invece il corpo di una vecchia (Shirley Henderson). Toby Jones è un re che alleva con devozione... una pulce. Preso dalla sua stravagante ed egoistica passione è disposto anche a sacrificare il bene della sua unica figlia Viola (Bebe Cave)...
"La scelta del cast è partita come sempre dalla fiscità degli attori, oltre che dalla loro indiscussa bravura", spiega Garrone. "Salma mi pareva perfetta nei panni di una regina del Seicento spagnolo. Cassel mi sembrava potesse avere il doppio registro comico e drammatico, mi ricorda un po' Gassman. Bebe Cave è stata una sorpresa, è stata l'unica attrice che ho visto per quel ruolo. Ho visto un suo provino e mi ha subito colpito, ma non pensavo potesse raggiungere il livello che poi ha toccato".
Usando l'inglese anche per non localizzare in maniera immediata i paesaggi da sfondo al film, Garrone ha voluto però portare il cast internazionale (britannico, americano, francese, messicano) in Italia, per girare nel nostro Paese e realizzare un fantasy che mantenesse una personalità italiana. "Volevo così mantenere ben solide le radici con le origini del mio Paese e il racconto di Basile", spiega il regista. 
In ruoli minori ci sono anche diversi attori italiani: Alba Rohrwacher e Massimo Ceccherini interpretano dei circensi che fanno da collante tra i tre racconti. E poi ci sono Franco Pistoni, Renato Scarpa, Laura Pizzirani...

4) Location reali e scenografie da pittore

Matteo Garrone ha alle spalle una formazione pittorica. Durante la produzione del film, per lasciarsi ispirare a livello visivo, si è circondato dei Capricci, la serie di incisioni di Francisco Goya, da cui ha attinto l'elemento grottesco e un po' macabro. Le suggestioni che l'hanno influenzato a livello cinematografico sono invece La maschera del demonio di Mario Bava, il Pinocchio di Comencini, il Casanova di Fellini, L'Armata Brancaleone di Monicelli.
La fotografia è firmata dall'inglese Peter Suschitzky, già direttore della fotografia di Guerre stellari - L'Impero colpisce ancora e di tanti lavori di Cronenberg. 
Le location sono tutte magnificamente italiane, individuate nell'arco di otto mesi con l'intento di restituire luoghi reali ma che sembrino ricostruiti in studio. Garrone centra il suo obiettivo. Una delle scene iniziali, in cui il re interpretato da Reilly si avventura alla ricerca del drago, è ambientata nelle Gole dell'Alcantara, ma il dubbio di essere invece in un mondo fittizio è forte.
Tra le location utilizzate ci sono anche le Vie Cave e il Bosco del Sassetto. La fortezza in cui regna Cassel è il Castello di Roccascalegna in Abruzzo, quella in cui si muove Hayek è il Castello di Donnafugata in Sicilia, con il labirinto di pietra; la rocca di Jones è lo stupendo edificio di Castel del Monte in Puglia.
Sulla stessa linea guida, lo scenografo Dimitri Capuano ha invece cercato nelle sue ricostruzioni una sorta di iperrealismo. "Il film si muove sempre tra questi due piani, realismo e dimensione fantastica:", dice Garrone, "si sente l'artificio ma le immagini hanno una loro verità".

5) Effetti speciali made in Italy

Gli effetti speciali, assolutamente convincenti, sono completamente opera italiana, realizzati dalla società Makinarium con sede a Roma, che attualmente si sta occupando anche di Zoolander 2, del remake di Ben Hur e del nuovo progetto di Daniele Luchetti.
Anche su questo fronte le direttive di Garrone sono state rispettate: la componente artigianale si fonde con l'attenzione alla credibilità dell'immagine.

Voto: 3/5
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