Cinema

Oscar 2018: perché La forma dell'acqua di Guillermo del Toro ha vinto

Una fiaba politica di magnetismo visivo. Che inneggia all'amore contro la paura del diverso e conferma "la legge di Venezia"

Guillermo del Toro

Simona Santoni

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Guillermo del Toro non lo si può non amare. Per quel suo fare cinema in maniera viscerale, totalmente aderente alle sue fantasie più estreme, senza compromessi, assumendosi rischi. Per quel suo sorriso buono e genuino. Per quei suoi 300 chili di amore puro per la settima arte.

Per questo è una gioia vedere Guillermo del Toro sul palco del Dolby Theatre, a ritirare i suoi primi Oscar. Però, bisogna essere sinceri: La forma dell'acqua - The shape of water - già Leone d'oro a Venezia 2017 - è un buon film, seducente e sottilmente politico, ma a nostro avviso non meritava di vincere sia l'Academy Award per il miglior film che quello per la migliore regia, binomio prestigioso che negli ultimi anni cinque volte su quattro non era andato a uno stesso lungometraggio (avremmo preferito una distribuzione dei due premi, a favore di Tre manifesti a Ebbing, Missouri o Il filo nascosto). 

 

Guardando ai tanti pregi del fantasy acquatico del regista messicano e interrogandoci su cosa abbia ammaliato l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, ecco 5 motivi per cui La forma dell'acqua - The shape of water è uscito come vincitore degli Oscar 2018.

1) L'amore vince sulla paura del diverso

Usando la cifra stilistica del fantasy e rivisitando il tema de La bella e la bestia, del Toro costruisce una fiaba dal messaggio potente per questa epoca arrabbiata: l'amore vince sulla paura della diversità.
Sally Hawkins è l'addetta alle pulizie Elisa, un'Amélie Poulain (il personaggio de Il favoloso mondo di Amélie) muta ed esile, che si innamora di una creatura anfibia torturata in un laboratorio governativo degli Stati Uniti anni Sessanta, in ambienti foschi da Guerra fredda. 

"Ora che viviamo tempi tesi, ogni mattina dobbiamo dirci di credere nell'amore", aveva detto quel tenerone di del Toro alla Mostra del cinema di Venezia.

2) La fantasia che fa politica

Del Toro ha definito La forma dell'acqua - The shape of water il suo "primo film per adulti". Il fantasy diventa film politico. "Credo che la fantasia sia estremamente politica come genere", ha detto il regista messicano, già autore di Hellboy e Il labirinto del fauno

Mentre la sua fiaba inneggia all'amore e all'amore per il cinema, intanto fa politica. È un'ode alla diversità: anche se i protagonisti sono bianchi, ci sono personaggi neri (la protettiva e ciarliera amica di Elisa, interpretata dalla sempre energica Octavia Spencer) e omosessuali discriminati (il vicino di casa incarnato da Richard Jenkins), c'è una protagonista donna, c'è il suo handicap vocale, c'è la diversità assoluta rappresentata dalla creatura strappata dall'Amazzonia, dove gli indigeni la veneravano come un dio. L'uomo non smette mai di colonizzare civiltà e violare la natura, ma Elisa, prima dei reietti, si ribella.

Anche alla sceneggiatura c'è la quota rosa: del Toro l'ha scritta insieme a Vanessa Taylor.

3) Magnetismo visivo verde acqua

La forma dell'acqua - The shape of water è di magnetismo visivo con le sue atmosfere subacque e algose, con un immaginario di fascinoso impatto alla vista, poetico e metaforico. La figura del bel tritone, coi suoi verdi marci e gli occhi acquatici, cattura.

Il film di del Toro ha vinto anche l'Oscar per la migliore scenografia, oltre a quello per la colonna sonora.

4) Viva il Messico! Abbasso Trump

Dagli Oscar 2018, il Messico porta a casa sei Oscar. Non solo i quattro a La forma dell'acqua - The shape of water, ma pure - in maniera indiretta - i due assegnati al cartoon Coco, ambientato nel Messico dei mariachi durante il Día de Muertos.

In un'edizione degli Academy Award sempre più politicamente corretta e attenta a premiare tutte le diversità ancor più che il cinema migliore, incoronare un regista messicano che inneggia proprio alla diversità sembra una decisione anche politica, contro i muri fisici e mentali che Trump vuole erigere, uno proprio al confine con il Messico. 

5) La legge di Venezia

La Mostra del cinema di Venezia ci prende ancora: quello che passa per il suo red carpet e spesso per il suo podio, pochi mesi dopo diventa mattatore alla cerimonia degli Oscar. Nel 2013 Gravity aveva aperto la Mostra e quindi vinto sette Oscar (tra cui miglior regia); nel 2014 Birdman ha aperto la festa del Lido e quindi festeggiato quattro Oscar (tra cui miglior film e miglior regia); nel 2015 Il caso Spotlight era stato tra i film più graditi in Laguna, fuori concorso, e quindi ha conquistato due Oscar (tra cui miglior film); nel 2016 La La Land ha fatto ballare Venezia e poi si è portato a casa sei statuette (tra cui miglior regia e, per un attimo, anche l'illusione del miglior film). 

Ora la coincidenza è anche più di peso: La forma dell'acqua - The shape of water è stato addirittura Leone d'oro a Venezia 2017Cosa è capitato al Dolby Theatre poche ora fa è noto. L'Academy gradisce il palato veneziano. Complimenti ai selezionatori lagunari, al direttore artistico Alberto Barbera & Co.


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