Cinema

Oscar 2018, i 5 discorsi più belli

Ecco le parole che ci hanno colpito di più: dall'appello femminista di Frances McDormand al ringraziamento da "immigrato come tanti altri" di Guillermo del Toro

Frances McDormand

Simona Santoni

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Dalla 90^ edizione degli Oscar, che ha incoronato La forma dell'acqua - The shape of water di Guillermo del Toro come miglior film, ecco le parole che ci sono rimaste in testa.

Discorsi di ringraziamento politici, accorati, commossi o semplicemente teneri. 

1) Frances McDormand, la femminista

Anche quella scontrosa anti-diva di Frances McDormand può commovuersi. Come quando ha ritirato il suo secondo Oscar come migliore attrice, dopo quello vinto nel 1997 per Fargo, e si è rivolta al marito Joel Coen e al figlio di origini paraguaini in platea.

In una serata non troppo scoppiettante, il suo discorso da pasionaria, come il suo personaggio di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, è stato un guizzo frizzante e un vero e proprio appello a tutte le donne. Sulla scia della ribellione delle lady di Hollywood alle molestie sessuali aperto dallo scandalo Wenstein, l'attrice ha chiesto a tutte le donne del cinema, candidate e non, di alzarsi e ricevere il premio con lei in una particolarissima standing ovation tutta al femminile. Meryl Streep la prima ad tirarsi in piedi, e poi anche la regista Greta Gerwing, Sally Hawkins, Saoirse Ronan... 

2) Guillermo del Toro, l'immigrato

Guillermo del Toro, regista messicano gentile e sognatore, che sa dar corpo ai suoi sogni, sul palco del Dolby Theatre ha ricordato al mondo di essere solo un immigrato come tanti altri, ringraziando il Paese che lo ha ospitato e gli ha permesso di vincere l'Oscar più importante e di riuscire a lavorare in un universo che sognava da bambino. Il suo fantasy La forma dell'acqua - The shape of water, che esplora i temi della diversità, dell'amore inaspettato e della disobbedienza civile, ha vinto quattro Oscar, tra cui milgior film e migliore regia.

"Sono cresciuto in Messico e ammiravo i film stranieri come E.T. o quelli di Frank Capra. E solo pochi giorni fa mi sono detto: se ti trovi sul podio non dimenticare che fai parte di un lignaggio di cineasti e così voglio dedicare questo premio ai giovani registi che ci fanno vedere tante cose nuove", ha detto. "Ero un bambino, abitavo in Messico e non pensavo che mai mi sarebbe successo tutto questo, ma ci sono persone che sognano e con questi sogni si può parlare anche di cose reali se si ha immaginazione. Quest'ultima è una porta: apritela ed entrate".

E il messaggio per tutti: "Viviamo in un'epoca in cui ti viene detto che devi avere paura dell'altro, che l'altro è il tuo nemico, che è la causa dei tuoi problemi. Al contrario, l'altro è la soluzione ai tuoi problemi, l'altro è quello che rimane, che mostra la via".

3) Jordan Peele, l'afroamericano tenace

L'attore afroamericano diventato regista e sceneggiatore Jordan Peele ha vinto l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale per Scappa - Get out, in quello che ha definito il "miglior anno della mia vita". Il suo film è una satira quasi horror sull'esperienza afroamericana e sulle colpe dei bianchi. "Ho smesso di scrivere questo film circa 20 volte perché pensavo fosse impossibile, pensavo che non avrebbe funzionato, pensavo che nessuno avrebbe mai realizzato questo film", ha raccontato al pubblico il 38enne newyorkese. "Continuavo a tornarci su perché sapevo che, se qualcuno mi avesse fatto fare questo film, la gente lo avrebbe sentito e la gente lo avrebbe visto".

E ancora: "Il fatto di non aver mai visto un film che affronta le paure della moderna esperienza afroamericana è stato il segnale che la conversazione sulla razza è stata interrotta", ha riflettuto. "Sentivamo che le nostre paure, le nostre esperienze, le nostre urla per la giustizia non venivano ancora ascoltate... Abbiamo molto lavoro da fare per uscire da ciò ma penso che questo grido di giustizia sia stato sentito o per lo meno un passo nella giusta direzione".

4) James Ivory, il signore col bastone

A 89 anni James Ivory vince il suo primo Oscar, diventando il più anziano a conquistare un Academy Award. Merito della sceneggiatura non originale scritta per Chiamami col tuo nome dell'italiano Luca Guadagnino, film su un amore tra un adolescente e un neolaureato aitante e più maturo. 

Più che da oltre ottuagenario, Ivory ha le mente aperta di un ragazzino, nel riconoscere il valore universale di quell'amore gay: "Tutti noi abbiamo vissuto una storia d'amore importante, o almeno spero, che è finita male e alla quale comunque siamo sopravvissuti. È una situazione universale", ha detto ritirando l'Oscar, col bastone in mano, dopo aver appoggiato la statuetta sul palco. "È la storia del primo amore e di come ti fa sentire e di come ti lascia. Tutti possiamo identificarci in essa". Ironicamente, sulla sua camicia aveva stampato il volto del protagonista del film Timothée Chalamet, che all'opposto dello sceneggiatore, a 22 anni, era il più giovane candidato degli ultimi 80 anni come miglior attore.

Ivory ha anche dichiarato che scrivere una storia di un giovane amore a una età così avanzata - a giugno compirà 90 anni - "è stata un'esperienza che mi ha fatto ringiovanire".

5) Gary Oldman, il mammone

L'attore inglese Gary Oldman, ha vinto il suo primo Oscar per la sua interpretazione di Winston Churchill ne L'ora più buia. Visibilmente emozionato ha ringraziato per il premio "glorioso" e quell'America che lo ha adottato: "Ho vissuto in America per più tempo che Inghilterra e le sono grato per l'amicizia che mi ha concesso e i regali che mi ha fatto. La mia casa, la mia famiglia e ora questo Oscar".

Ha concluso ringraziando la madre, "più anziana degli Oscar": ha 99 anni, contro i 90 degli Academy Awards. Per definire la sua età ha adottato la bella espressione "99 years young" anziché la giusta e consueta "99 years old", sostituendo "old", cioè vecchia, con "young", giovane.

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