Cinema

Oscar 2017, i documentari candidati "rivali" di Fuocoammare

Il film di Gianfranco Rosi su Lampedusa dovrà vedersela con altre storie di diversità. Tutte profondamente americane

Fuocoammare

Simona Santoni

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Nella notte di domenica 26 febbraio sapremo se l'Italia, dopo l'Oscar al miglior film straniero del 2014 con La grande bellezza di Paolo Sorrentino, potrà di nuovo gioire, questa volta grazie a Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Il doc su Lampedusa, incoronato al Festival di Berlino e amatissimo da Meryl Streep che l'ha preso sotto la sua ala, se la vedrà con "rivali" molto validi, tutti rigorosamente americani. E tutti, non meno di Fuocoammare, racconti di diversità. 

"Alcuni di questi lavori hanno alle spalle grandi major americane o piattaforme multimediali di peso mondiale come Espn della Walt Disney e Netflix, che solo per la campagna Oscar hanno investito molti milioni di dollari", aveva detto l'amministratore delegato di Rai Cinema, Paolo Del Brocco. "La piccola Lampedusa contro i giganti americani, un film italiano con sentimenti europei contro i grandi problemi razziali profondi e irrisolti che scuotono gli Stati Uniti: comunque vada la nostra scommessa è già vinta".

Nella storia degli Oscar, nessun regista italiano è mai riuscito nell'impresa di vincere la statuetta come miglior documentario. La candidatura di Fuocoammare arriva dopo oltre mezzo secolo dall'ultimo documentario italiano nominato all'Oscar, che fu La grande Olimpiade di Romolo Marcellini nel 1962.

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Conosciamo meglio gli altri 4 documentari candidati all'Oscar, con cui dovrà vedersela Fuocoammare.

 

1) 13th di Ava DuVernay

Ava DuVernay, regista afroamericana, è l'autrice di Selma - La strada per la libertà, che fu candidato all'Oscar e ai Golden Globe come miglior film nel 2015. 13th, sostenuto dal distributore Netflix, denuncia l'applicazione discriminatoria del 13° emendamento della Costituzione americana, ai danni della popolazione nera, usando il carcere come strumento di controllo e repressione.

2) I am Not Your Negro di Raoul Peck

Premio del Pubblico alla Berlinale nella sezione Panorama, ha come distributore gli Amazon Studios. Raccontato con le parole dello scrittore James Baldwin, dal testo del suo ultimo progetto letterario rimasto incompiuto e con rare immagini di repertorio, I am Not Your Negro esplora il tema complesso e difficile delle relazioni razziali negli Stati Uniti attraverso i ricordi di Baldwin e dei leader che hanno combattuto per i diritti civili: Medgar Evers, Malcolm X e Martin Luther King, Jr. Guidato dalla voce narrante di Samuel L. Jackson, il regista haitiano Raoul Peck svela un volto inedito di un'America che deve cominciare a fare i conti con la giustizia e la democrazia davvero uguale per tutti.

3) Life, Animated di Roger Ross Williams

Life, Animated è un doc commovente che parla di autismo, di affetti famigliari e del potere sorprendente del cinema. Dal 2 febbraio nelle sale italiane distribuito da I Wonder Pictures, Unipol Biografilm Collection e Fil Rouge Media, racconta la storia di un ragazzo autistico, Owen Suskind, e il suo viaggio interiore alla ricerca di un modo di comunicare con il mondo circostante. La chiave di volta per uscire dal suo isolamento? I cartoni animati della Disney. Alla regia c'è lo statunitense di origini afroamericane Roger Ross Williams, che nel 2010 ha vinto l'Oscar al miglior cortometraggio documentario con Music by Prudence

4) OJ: Made in America di Ezra Edelman

Ezra Edelman, altro regista di origini afroamericane, esplora due delle più grandi fissazioni americane - razza e celebrità - attraverso la vita di O.J. Simpson, stella del football americano che si dedicò anche al cinema prima di venir accusato dell'omicidio della sua ex moglie e di un suo amico. Il doc, prodotto da Espn, racconta perché l'America si innamorò di lui, come fu incolpato dell'assissinio, la sua successiva assoluzione, e come fu poi condannato e imprigionato per un altro reato 13 anni più tardi.

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