Cinema

Oscar 2015, ecco perché Il capitale umano di Virzì è il giusto candidato italiano

Dramma elegante e intelligente, è una critica sociale sussurrata ma pungente, dal respiro internazionale. Che già ha convinto anche all'estero

Un'immagine de "Il capitale umano"

Simona Santoni

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Spetta a Il capitale umano di Paolo Virzì raccogliere il testimone lasciato da La grande bellezza: sarà il noir del regista toscano a rappresentare l'Italia nella corsa all'Oscar come miglior film in lingua straniera. Di certo non sarà facile ripetere l'esploit di Paolo Sorrentino, che riportò felicemente in patria, dopo quindici anni, l'ambita statuetta.

Il capitale umano è stato selezionato da una commissione di esperti riunitasi presso la sede dell'Anica. È stato preferito a Allacciate le cinture di Ferzan Ozpetek, Anime nere di Francesco Munzi, In grazia di Dio di Edoardo Winspeare, Le meraviglie di Alice Rohrwacher, Song'e Napule dei Manetti Bros., Sotto una buona stella di Carlo Verdone.

Una scelta giusta? Sì. Virzì ha la giusta maturità artistica per portare questo gioioso peso e il film ha più frecce nel suo arco di quante ne avesse La prima cosa bella, altro suo lavoro scelto nel 2011 come candidato italiano (ma non arrivò nella cinquina finale).

L'unico contendente che poteva impensierirlo è Le meraviglie di Alice Rohrwacher, opera seconda della regista trentatreenne che finora non ha sbagliato un colpo. Gran Premio della Giuria a Cannes, il suo ritratto di adolescenza è molto intimo, gronda di sensibilità e fascino naturalistici, ma pecca un po' nella compiutezza della seconda parte. 

Il capitale umano sembra avere più chance e meriti. Non solo per i sette David di Donatello accumulati, visto che tali riconoscimenti non sempre riflettono i reali valori dei premiati. Pur essendo ambientato in un estratto di Nord Italia (si ricordi la celebre polemica dei brianzoli risentiti), ha un respiro internazionale. Non a caso è tratto dal thriller ambientato in Connecticut di Stephen Amidon, scrittore americano. Chissà che ciò non smuova gli interessi dei giurati a stelle e strisce...
La tematica che affronta è di attualità e ampia portata, ispirata appunto da un contesto statunitense: la crisi, la ricchezza miraggio di tanti, la finanza che si ingrassa con le altrui sfortune, piccoli borghesi ingenui e arrivisti che vogliono fare soldi in fretta imitando i ricchi... Inoltre si concentra sul decadimento culturale e sulla trascuratezza della politica verso il patrimonio artistico. Virzì delinea tutto con un racconto intrigante a puzzle e con estrema eleganza.

Quello che spesso si dimentica de Il capitale umano è che, al di là di un latente cinismo e di giochi sporchi non urlati ma sussurati, contiene anche altre sfumature interessanti, amori, insoddisfazioni personali e professionali, intrighi...

"Dramma elegante e scaltro, Il capitale umano inizia come una critica di classe avvolta attorno a un giallo e, anche se gli elementi di mistero superano la valutazione sociale nella terza parte finale, l'opera rimane uno sguardo avvincente e pungente sugli aspiranti arrampicatori sociali e sui super ricchi che emulano": questo è il giudizio dell'autorevole rivista americana Variety. Non male!

Dalla parte de Il capitale umano c'è anche l'esser stato venduto in 35 Paesi e aver raccolto consensi in Festival come il Tribeca, dove è stata premiata come migliore attrice Valeria Bruni Tedeschi. 
Del resto non sarà un caso che Virzì ultimamente stia ricevendo diversi copioni dagli Usa, richiesto addirittuta dagli studios per film d'azione ad alto budget!

"È una grande responsabilità quella di rappresentare il nostro paese in un momento così complicato e vivo del nostro cinema", ha commentato il regista, che apprende la notizia della sua nomina in un brutto giorno, quello dei funerali della mamma.  

Il capitale umano avrà tra i vari contendenti Due giorni, una notte di Luc e Jean-Pierre Dardenne (per il Belgio); il patinato Saint Laurent di Bertrand Bonello (per la Francia); Gett: The Trial of Vivian Amsalem di Ronit e Shlomi Elkabetz dedicato alle donne israeliane alle quali non viene concesso il divorzio dai mariti (per per Israele); l'applaudito Ida di Pawel Pawlikowski; Turist di Ruben Oestlund, Premio della Giuria in Un Certain Regard al Festival di Cannes 2014 (per la Svezia); Il regno d'inverno - Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan, Palma d'Oro a Cannes 2014 (per la Turchia).

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