Oscar 2014, chi sono i rivali de La grande bellezza

Conosciamo meglio le quattro opere che il 2 marzo potrebbero soffiare a Paolo Sorrentino la statuetta al miglior film straniero

– Credits: http://oscar.go.com/

Simona Santoni

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Nella serata del 2 marzo tutta l'Italia sarà con Paolo Sorrentino a incrociar le dita. La grande bellezza  potrebbe riportare l'Oscar come miglior film straniero in italici lidi, dopo quindici anni di astinenza, dopo la giocosa cavalcata tra le sedie del Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles di quel saltimbanco di Roberto Benigni, che vinse nel 1999 con La vita è bella

Scopriamo meglio chi sono i quattro "rivali" del regista partenopeo, che potrebbero soffiargli la statuetta. 

1) Il sospetto  (The Hunt) di Thomas Vinterberg (Danimarca)

Piccola perla danese, molti probabilmente l'avranno già vista dato che in Italia è stata distribuita prima ancora che in patria, nel novembre 2012. Noi l'avevamo inserita tra i film più belli del 2012. Un'accusa infondata di pedofilia fa scattare una scioccante caccia al mostro. Con un superbo Mads Mikkelsen, che per questa sua interpretazione vinse il premio al Festival di Cannes. L'attore danese tra l'altro è noto negli States visto che è lui il poco rassicurante volto di Hannibal Lecter nella serie tv americana Hannibal. L'interiorità umana è protagonista e scandagliata con crudezza, in tutta la sua bassezza, in tutta la facilità con cui si scaglia feroce contro i sospetti senza sforzarsi in analisi più profonde. Film che inevitabilmente angoscia, era candidato anche ai Golden Globe 2014,  dove fu battuto proprio da La grande bellezza.
Vinterberg, 44 anni, è regista apprezzato, uno dei fondatori di Dogma 95. Celebre il suo lungometraggio Festen (1998), che vinse il Premio della Giuria al Festival di Cannes.

Per la Danimarca è la decima nomination. L'ultimo Oscar danese è molto recente, conquistato dal magnifico In un mondo migliore di Susanne Bier (2010). 

2) Alabama Monroe - Una storia d'amore (The Broken Circle Breakdown) di Felix Van Groeningen (Belgio)

Il film racconta la storia d'amore di Elise (Veerle Baetens) e Didier (Johan Heldenbergh) lungo sette anni, come si sono innamorati tramite la comune passione per la musica bluegrass fino alla figlia che cambierà per sempre le loro esistenze. La coppia sarà messa a dura prova dalla vita per non spezzare quel cerchio perfetto di felicità che aveva costruito attorno a sé. In Italia uscirà in primavera distribuito da Satine Film di Claudia Bedogni: "È un film che rimane nel cuore, non vediamo l'ora di farlo conoscere al pubblico italiano".
Ha già vinto agli Efa, gli Oscar Europei, il premio come miglior attrice protagonista con Baatens e si è guadagnato il premio Lux conferito a Strasburgo dal Parlamento Europeo. La grande bellezza agli Efa ha invece conquistato il riconoscimento come miglior film, regista, montaggio e attore protagonista con Toni Servillo. 
Classe 1977, fiammingo, Van Groeningen è al suo quarto lungometraggio. 

Per il Belgio è la settimana nomination ma mai ha vinto l'Oscar.

3) L'image manquante (The missing picture) di Rithy Panh (Cambogia)

Documentario sul genocidio perpetrato dai Khmer Rossi, gli aderenti al Partito Comunista  cambogiano di Kampuchea, è stato proiettato nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2013, dove ha trionfato. Poche immagini esistono delle brutalità scatenate dalla dittatura instaurata dal 1975 al 1979 in Cambogia. Tramite statuine lavorate e dipinte a mano, Rithy Panh, cambogiano classe 1964, ricostruisce la sua infanzia rubata, quando il 17 aprile del 1975 le truppe rosse di Pol Pot marciarono sulla capitale Phnom Penh spegnendone ogni ispirazione, evacuando i cittadini dalle città alle campagne in fattorie comuni e sterminando senza pietà ogni oppositore.
Il regista ha visto morire, uno dopo l'altro, il padre, la madre, le sorelle e i nipoti, di fame o di stanchezza, in un campo di lavoro nelle zone rurali della Cambogia.
I piccoli pupi di creta che danno corpo alle scene sostituiscono "l'immagine mancante" nella memoria e nella Storia. 

Per la Cambogia è la prima nomination all'Oscar. 

4) Omar di Hany Abu-Assad (Palestina)

Anche l'opera precedente di Hany Abu-Assad, palestinese residente in Olanda, era entrata nella cinquina per il miglior film straniero. Era il 2006 e il film era Paradise Now, racconto di due palestinesi che preparano un attentato suicida in Israele. Allora ebbe la meglio il sudafricano Il suo nome è Tsotsi di Gavin Hood.
Ora il contesto è sempre quello bollente mediorientale, in un thriller politico presentato nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2013 dove ha vinto il Premio della Giuria. La storia di due innamorati si intreccia a quella di contrasto tra due popoli e alla di fiducia e al tradimento tra amici. Quando un trio di giovani palestinesi decide di uccidere un soldato israeliano, uno di loro, un fornaio di nome Omar (Adam Bakri), viene arrestato e picchiato da agenti segreti israeliani. Tornato tra i suoi compagni, inizia un momento di sospetto e tensione. 

È la seconda nomination all'Oscar per la Palestina, ed è sempre Hany Abu-Assad l'alfiere. 

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