Oscar 2013: ecco chi ha perso

Neanche il tempo di celebrare i trionfatori del Dolby Theatre, che già si comincia a parlare dei delusi. Ecco chi è uscito a pezzi dalla notte più attesa di Hollywood

Alberto Rivaroli

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È la prima legge di Hollywood: alla notte degli Oscar bisogna sempre sorridere. Anche se i giurati hanno sbriciolato i tuoi sogni di gloria, fingi di divertirti un mondo, applaudi chi t'ha fregato la statuetta e pensa che (forse) sarà per la prossima volta. Se poi vuoi tornare nella tua villa di Beverly Hills e sfasciare con una mazza da baseball il televisore al plasma da 99 canali, non c'è problema: l'importante è non sbracare in pubblico. Né durante la cerimonia né subito dopo, quando sui media si scatena la caccia allo sconfitto.

Sì, il dopo Oscar segue sempre gli stessi rituali: prima onore ai trionfatori, e poi guai ai vinti, che vengono additati al pubblico ludibrio con un'evidenza direttamente proporzionale al loro blasone. Un esercizio che quest'anno non richiede particolare acume, perché i tonfi sono stati piuttosto sonori: ecco chi è uscito dal Dolby Thatre con le ossa rotte.

1. STEVEN SPIELBERG

Una leggenda americana, Abramo Lincoln, raccontata da un mito di Hollywood. Con queste premesse, per uno dei più grandi registi di sempre la tripletta come best director sembrava cosa fatta. I giurati, però, gli hanno rovinato la festa, incoronando Ang Lee, autore dell'incantevole Vita di Pi . Fatti salvi i (grandi) meriti del vincitore, non me la sento di considerare Lincoln allo stesso livello di Schindler's List e Salvate il soldato Ryan (i due film che sono valsi l'Oscar a Steven); a parte questo, ho l'impressione che a Spielberg abbia nuociuto il fatto di essere Spielberg. Ormai, se un suo film non è un capolavoro assoluto, l'Academy preferisce guardare altrove, evitando così le accuse di sudditanza psicologica verso una leggenda degli studios.

2. LINCOLN

Al film è andata ancora peggio che al regista: 12 nomination, solo 2 vittorie, per il miglior attore protagonista (Daniel Day-Lewis ) e la miglior scenografia. Se non è una bocciatura questa... Come si spiega? Con l'incapacità di questo kolossal, formalmente impeccabile e recitato benissimo, di “scaldare” davvero pubblico e giurati. Per quanto nobile nell'assunto, la biografia del presidente repubblicano che abolì la schiavitù non ha rivelato quel senso di universalità che il dramma dell'Olocausto (Schindler's List) e della Seconda guerra mondiale (Salvate il soldato Ryan) avevano invece nel loro Dna.

3. KATHRYN BIGELOW

Reduce dal trionfo di The Hurt Locker (vincitore di sei statuette, tra cui quelle ambitissime per la miglior regia e il miglior film), la cineasta californiana ha mirato altissimo, cercando di raccontare la vera storia del raid americano che, il 2 maggio 2011, portò all'uccisione di Osama Bin Laden, stanato nel suo rifugio in Pakistan. Stavolta, però, le è andata male: non solo (e questo ovviamente si sapeva da mesi) non è stata neppure candidata come miglior regista, ma ha visto naufragare in un mare di indifferenza un film, Zero Dark Thirty , che sentiva profondamente suo. Quando vinci solo una statuetta per il miglior montaggio sonoro, puoi essere contento solo se hai presentato una baracconata da Playstation, altrimenti è notte fonda. Il film si meritava un simile trattamento? Assolutamente no. E allora? A costo di apparire maligni, non si può non collegare la scelta dei giurati alle polemiche provocate da alcune scene del film, che avvallano in pieno la teoria secondo cui la Cia ha sistematicamente praticato la tortura pur di estorcere informazioni utili a scovare i capi di Al Qaeda. Un segreto di Pulcinella, certo, ma chi osa renderlo pubblico prima o poi la paga.

4. QUENTIN TARANTINO

No, non sono impazzito: lo so che ha vinto l'Oscar (il suo secondo, tra l'altro) per la sceneggiatura di Django Unchained , eppure secondo me non gli è andata poi così bene. Perché? Semplice, Tarantino è un regista, e premiarlo solo come autore di copioni (successe anche 18 anni fa per Pulp Fiction) significa di fatto ridimensionarlo, come se fosse un genialoide con delle belle idee, che mostra però la corda quando deve realizzarle. Già gridava vendetta la mancata nomination di Quentin come miglior regista, ma la sconfitta di Django nella categoria film completa l'opera: nonostante le apparenze, tra l'Academy e il filmmaker di Knoxville l'amore non è mai sbocciato. Meno male che è stato riconosciuto almeno lo straordinario talento di Christoph Waltz, incoronato miglior attore non protagonista.

5. JESSICA CHASTAIN

Bella, brava, richiestissima da registi e produttori, è stata premiata con il Golden Globe 2013 per l'intensa interpretazione di Maya, l'agente della Cia che guida la caccia a Bin Laden in Zero Dark Thirty. Candidata anche all'Oscar, si è ritrovata però con un pugno di mosche in mano, sorpassata a destra da Jennifer Lawrence. Per carità, Jessica è senza ombra di dubbio uno dei volti nuovi più interessanti di Hollywood, e ha tutte le carte in regola per dominare la scena nei prossimi dieci anni. Anche, anzi soprattutto per questo, per lei stavolta l'importante non era partecipare, ma vincere. Pazienza, sarà per la prossima volta.

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