Oscar 2013, i 5 discorsi più belli

Simpaticissimo l'intervento dell'elegante Daniel Day-Lewis nel ricevere la statuetta, imbarazzato ma dolce quello di Jennifer Lawrence. Riviviamoli

Daniel Day-Lewis e Meryl Streep sul palco del Dolby Theatre (Robyn Beck/AFP/Getty Images)

Simona Santoni

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La storia degli Academy Awards è lastricata di discorsi di neo-premi Oscar indimenticabili, nel bene o nel male. Noi non possiamo di certo toglierci dalla mente quello del nostro folletto Roberto Benigni , così gioioso e con quel suo accento così famigliare. Ma come non ricordare anche la voce rotta e i respiri per riprendere fiato di Halle Berry , prima donna di colore a ricevere una statuetta, o la commozione irrefrenabile di Gwyneth Paltrow , o la dichiarazione d'amore al fratello di Angelina Jolie o l'ardore di Cuba Gooding Jr. .

Dai recenti discorsi di accettazione degli Oscar 2013 , ecco quelli che porterò nel cuore.

1) Daniel Day-Lewis

Sarà che ormai ci ha fatto l'abitudine a ricevere Oscar come migliore attore protagonista (per lui è il terzo, con tanto di record), ma la sua eleganza, congiunta a degli occhi luminosissimi ed emozionati, è stata irresistibile. Daniel Day-Lewis ha saputo poi condire le sue parole con tanta simpatia e, visto che a consegnargli il premio è stata l'altra roccia degli Academy Awards Meryl Streep, ha scherzato dicendo che in verità all'origine era previsto uno scambio di ruoli: lui, britannico, doveva fare Margaret Thatcher (in The Iron Lady ), e Meryl, statunitense, doveva interpretare Abraham Lincoln. Poi però, prendendo lui il ruolo di Lincoln , ha pregato Spielberg di non pensare di realizzare un musical. Molto divertente. E poi bello il ringraziamento "all'amato capitano Spielberg" e "al corpo, allo spirito e alla mente meravigliosamente belli di Lincoln".

2) Jennifer Lawrence

L'incredibile caduta nel salire le scale per ricevere il suo primo Oscar l'ha resa ancor più simpatica e spontanea. Ha solo 22 anni, accidenti, ed è la seconda attrice più giovane di sempre a ricevere una statuetta come migliore interprete protagonista. Nell'aprire il discorso era ovviamente imbarazzata per la precedente gaffe, ma la gioia e la dolcezza che emanava erano più evidenti. "Mi state facendo una standing ovation perché state male per me perché sono caduta e questo è davvero imbarazzante". Adorabile. E poi ha fatto un ringraziamento corale allo staff de Il lato positivo e ha snocciolato qualche nome (non ha citato il regista David O. Russell, ma dopo la caduta una perdita di dati ci può stare). Dolce invece l'augurio di buon compleanno a Emmanuelle Riva, collega di candidatura, che quel giorno compiva 86 anni. 

3) Christoph Waltz

L'attore austriaco è stato premiato come migliore attore non protagonista per Django Unchained (per lui doppietta, e sempre grazie a un film di Quentin Tarantino: nel 2010 aveva vinto con Bastardi senza gloria). Elegante, lui sembra sempre avere la stessa classe dei suoi personaggi, anche sul palco del Dolby Theatre. È stato abbastanza essenziale ma ha profuso anche la sua "gratitudine illimitata verso il Dr. King Schultz", il personaggio che gli è valso il riconoscimento, e quindi verso Quentin, "creatore del suo maestoso mondo". E ha aggiunto poi: "Abbiamo partecipato al viaggio di un eroe, e l'eroe qui è Quentin". Per finire con delle frasi evocative, prese in prestito proprio dal Dr. Schultz. Grande Waltz! 

4) Ang Lee

"Grazie. Grazie mille. Grazie, dio del cinema", è la singolare apertura del discorso del taiwanese, miglior regista per il suo Vita di Pi. E poi ha ringraziato tutto il suo staff per "aver creduto in questa storia e condiviso questo incredibile viaggio con me". Effettivamente aver trasposto il libro di Yann Martel in film è stata una scommessa pazzesca, vinta grazie agli stupendi effetti speciali in CGI . E Ang Lee non si è dimenticato neanche di ringraziare Martel e il suo cast, "la statua d'oro nel mio cuore". Ma anche l'attore Suraj Sharma, "sei un miracolo per me", e Taiwan. Tanta riconoscenza, rispetto e un vago senso di spiritualità. Con la chiusa con il saluto indiano "Namasté".  

5) Ben Affleck

A ritirare l'Oscar come miglior film per Argo si sono presentati sul palco i tre produttori, Grant Heslov, Ben Affleck e George Clooney. Ha aperto Heslov con una battuta: "So cosa state pensando: i tre produttori più sexy". Ha poi lodato Affeck, che di Argo è anche regista, e poi gli ha passato la palla. Questi ha tessuto una bella lode di colui è apparso come il principale sconfitto, Steven Spielberg, "che mi sembra un genio e un talento torreggiante in mezzo a noi". E ha riconosciuto il valore di tutti gli otto film non vincitori, come di altri non ammessi nelle nomination finali. Ha ringraziato in maniera un po' confusionaria pure sua moglie Jennifer Garner, descrivendo così il loro matrimonio: "È un lavoro, ma è il miglior tipo di lavoro". La vita di coppia non è solo luci, neanche quella delle star. E poi, parlando al ritmo della luce, ha ricordato il suo successo di 15 anni prima (con Will Hunting) e la sua caduta agli inferi, per risalire infine su quel palco, inaspettatamente, con gioia. Può sembrare un discorso poco adatto a una serata di festa, ma a mio avviso ricordare che Hollywood non è solo felicità, e può anche far male, non guasta. "Non avrei mai pensato che sarei tornato qui. È grazie a tanti di voi che sono qui stasera, è grazie all'Academy, è grazie a tante persone meravigliose". "Non riuscivo a trovare lavoro". "Voglio ringraziare loro e quello che mi hanno insegnato, che si deve lavorare più duramente di quanto si pensa possibile". "Non si può portare rancore". Non importa come sei caduto, l'importante è rialzarsi. Emozionante.

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