"Molti dei film di Orson Welles danno l'impressione di essere stati girati da un esibizionista e montati da un censore". Parola di François Truffaut.

Tutt'altro che profeta in patria, Hollywood considerava Orson Welles un "enfant terrible", un regista eccessivo e turbolento che poco più che ventenne aveva messo la grammatica dei film classici alle corde. Una voce assurda e presto smentita sosteneva anche che il cineasta tuttofare - attore, sceneggiatore, produttore, romanziere, pittore, musicista, teatrante, autore e speaker radiofonico - non avesse mai visto un film prima di girare il suo capolavoro nonché opera d'esordio, Quarto potere: sintomo dell'ambiente invidioso attorno a lui, come pure dello stupore verso il suo talento innato. 

Nato a Kenosha, nel Wisconsin, il 6 maggio 1915, al pubblico si è sempre imposto con la genialità delle sue invenzioni. Tra queste la più famosa fu la versione radiofonica della Guerra dei mondi che nell'ottobre del 1938, proprio quando in Europa dilagava la psicosi della guerra, scatenò il panico nella costa orientale degli Stati Uniti che pensò davvero di essere invasa dagli alieni.

Spirito decisamente anti-hollywoodiano, con i suoi film rinnovò totalmente il cinema, come d'altronde fece per teatro, tv e scrittura di romanzi.

Quarto potere, titolo originale Citizen Kane, nel 1941 fu un debutto alla regia straordinario e irripetibile. Tre mesi di riprese e nove di montaggio per un ribaltamento dei tempi di lavorazione che gli consentiva una frantumazione del linguaggio cinematografico convenzionale attraverso l'uso sistematico del flash-back.

Nel 1942, di nuovo grazie all'uso innovativo del Panfocus (tecnica di ripresa cinematografica che riesce a mantenere a fuoco più parti di un'inquadratura), gira L'orgoglio degli Ambersons, una singolare storia di famiglia ambientata nel sud degli Stati Uniti. L'anno successivo con Terrore sul mar nero riesce a rendere ironico un film sostanzialmente di propaganda bellica. A guerra finita, si misura poi con Lo straniero, in cui veste i panni di un criminale nazista rifugiato negli States, e, subito dopo, dà alla moglie Rita Hayworth un ruolo inedito in La signora di Shangai, ovvero in quello di una dark lady senza alcuna anima e romanticismo e per giunta bionda.  

Nel 1948, in tre settimane, dirige un Macbeth demoniaco e low cost (girato in 21 giorni), e nel 1952 torna a Shakespeare con un Otello cinematografico tra Italia e Nord Africa. Welles ormai deve fare i conti sempre di più con il suo gigantismo visionario che fa sì che la produzione americana come quella europea cominci a tenerlo a distanza.    

Per l'artista, sempre più sovrappeso, arrivano i tempi duri di vagabondaggio alla ricerca di soldi. Ma continua, nonostante questo, con la regia cinematografica: ecco Rapporto confidenzialeL'infernale Quinlan e un'interpretazione attualissima del Processo di Kafka. Seguono una serie di film incompleti o di fiaschi commerciali, fino all'ultima regia cinematografica, Filming Othello (1978).  

In realtà manca all'appello The Other Side of the Wind, film rimasto incompiuto nel 1985 alla morte del suo autore e considerato da molti cinefili la pellicola più importante che non è mai uscita nelle sale. Si tratta di un film nel film che racconta il tentativo di un vecchio regista indipendente interpretato da John Huston di resuscitare la sua carriera battagliando contro l'establishment di Hollywood per finire un'opera iconoclastica. 

Welles ha accettato ogni tipo di incarico indegno, soprattutto come attore, per raccogliere soldi per film che probabilmente non avrebbe mai realizzato. Si emozionava fino alle lacrime quando aveva la possibilità di girare.
Altezzoso in pubblico, per i suoi amici era un uomo caldo, delicato e stranamente timido.

Nel libro This is Orson Welles dice a Peter Bogdanovich: "Credo di aver fatto essenzialmente un errore a continuare a fare film, ma è un errore che non posso rimpiangere perché è come dire che non avrei dovuto restare sposato con quella donna, però l'ho fatto perché la amo. Avrei avuto più successo se non fossi stato sposato con lei, lo sai. Avrei avuto più successo se avessi lasciato immediatamente il cinema, se fossi rimasto in teatro, andato in politica, scritto, qualsiasi cosa".

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Girato nel 1938, Too Much Johnson doveva essere il preludio di una commedia teatrale. La sua ultima copia si credeva bruciata nell'incendio della villa di Madrid del regista. Sarà proiettato il 9 ottobre alle Giornate del Cinema Muto della città friulana

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