Nymphomaniac e altri 3 film sulla dipendenza da sesso

Lars Von Trier non è il primo a esplorare l'ossessione, al cinema 

Charlotte Gainsbourg e Jamie Bell in Nymphomaniac – Credits: Photo by Christian-Geisnaes

Simona Santoni

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"Mi chiamo Joe e sono ninfomane", così la Charlotte Gainsbourg di Nymphomaniac  fa il suo esordio nel gruppo di ascolto di dipendenti dal sesso. Gli altri la spingono a definirsi "sex addict", più politicamente corretto. 

Il film di Lars Von Trier che il 3 aprile arriverà nelle sale italiane non è di certo il primo a trattare la dipendenza da sesso, ossessione della nostra contemporaneità. Ma pare essere quello che lo fa in maniera più folle, clinica, artistica. Un'ennesima metafora del regista danese contro le regole della società: "Il sesso in Nymphomaniac non è particolarmente caldo. È comico, è meccanico, a volte volgare", scrive Elisabeth Donnelly in Flavorwire.  
Colosso di cinque ore e mezza, in Italia arriverà nella sua forma "breve" e "soft" di circa quattro ore, diviso in Volume 1 e Volume 2 (che uscirà il 24 aprile). Protagonista è Gainsbourg, attrice francese che già altre volte si è lasciata plasmare dalle lucide perversioni e luminose visioni di Von Trier (Antichrist, Melancholia): la sua Joe, trovata malmenata in un vicolo, racconta la sua storia, ripercorrendo 50 anni di intensa attività sessuale.

Prima ancora di Von Trier, la filmografia recente ha già trovato altre declinazioni sulla dipendenza dal sesso. Ripercorriamole.

1) Shame di Steve McQueen (2011)

Il regista recente premio Oscar con 12 anni schiavo si era fatto notare in Italia nel 2011, proprio con Shame, dove un Michael Fassbender così spesso nudo e così tanto bello viveva la sua fissazione con inquietudine e tormento, come una schiavitù che gli impediva di amare veramente. "Noi non siamo cattive persone, è solo che veniamo da un brutto posto", gli dice la sorella interpretata da Carey Mulligan. Più esteticamente ammaliante che profondamente riuscito, Shame ha regalato sensazioni più che riflessioni. 

 

2) Don Jon di Joseph Gordon-Levitt (2013)

"Ci sono solo poche cose nella vita che mi interessano: il mio corpo, la mia tana, il mio bolide, la mia famiglia, la mia chiesa, i miei amici, le mie amiche... il porno", ripete ritualmente il protagonista italo-americano di Don Jon, lo stesso Gordon-Levitt, attore bravo e caro che ha scelto la dipendenza dal porno come suo esordio alla regia. Il suo Don Jon non riesce a non vedere filmini porno, masturbandosi, perché il sesso virtuale è più eccitante di quello reale, dove le ragazze vere magari non vogliono far alcune cosette o vorrebbero addirittura che il proprio partner facesse loro qualcosina. Nel film ci sono diversi ritagli espliciti di sesso dai video visti al computer, come alcune scene erotiche in cui Gordon-Levitt è all'opera, tagliate però sempre al momento giusto. Quando entra in gioco Scarlett Johansson, sinuosa e col chewing-gum in bocca, il tasso erotico sale. Ma bisognerà attendere Julianne Moore perché venga trovata la solita e scontata "cura". 

 

3) Tentazioni (ir)resistibili di Stuart Blumberg

Negli Stati Uniti il film è uscito nel 2012 (titolo originale Thanks for Sharing), in Italia dovrebbe arrivare probabilmente entro l'estate. Il regista è lo stesso de I ragazzi stanno bene (2010). Nel cast ci sono Gwyneth Paltrow, che ci concede uno striptease, Mark Ruffalo, Tim Robbins e la cantante Pink. Sotto forma di commedia romantica, diversi personaggi si sforzano di imparare ad affrontare un mondo difficile e spesso confuso, lottando insieme contro un demone comune: la dipendenza dal sesso. Il sesso non è bello o erotico, è parte del problema e strumento della storia. 

 
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