Claudio Trionfera

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Figure sperdute nella vigilia del Natale d’America. I coniugi Cooper, Charlotte (Diane Keaton) e Sam (John Goodman), hanno deciso di separarsi dopo quarant’anni ma non hanno il coraggio di dirlo ai loro figli e vogliono anzi riunirli a cena per una festa indimenticabile.

La loro figlia Eleanor (Olivia Wilde), tradita dal fidanzato e rimasta senza lavoro, vaga in aeroporto indecisa se tornare o meno a casa e dare un dispiacere in famiglia. Qua incontra il soldato Joe (Jack Lacy), anche lui in aeroporto, che invece a casa non può tornare perché il suo volo è bloccato dalla neve. L’altro figlio Hank (Ed Helms) non sa che pesci prendere, diviso tra la ex moglie rompiscatole Angie (Alex Borstein), i tre figli da governare (uno di loro, il sedicenne CharlieThimotée Chalamet - scopre fragorosamente l’amore per una coetanea) e un lavoro che non c’è.

Emma (Marisa Tomei), sorella-rivale di Charlotte con vocazione da psicologa, è disturbata al punto di compiere un furto in un centro commerciale: pescata in flagrante si ritrova in una macchina della polizia con l’agente Williams (Anthony Mackie), immancabilmente depresso e solitario. Bucky (Alan Arkin), padre di Emma e Charlotte, quasi ignora le figlie ma staziona in un coffee shop preda di un innamoramento senile per la giovane cameriera Ruby (Amanda Seyfried). A questa folla si aggiungono la stralunata zia Fishy (June Squibb) e il cane di famiglia Rags, che non manca di riservare una sorpresa finale.

Una collezione di solitudini

Personaggi sparsi nel racconto che procede, pedinando ciascuno di loro, su diversi piani paralleli prima di svelarne la comune appartenenza famigliare. Tutti con problemi, tutti sull’orlo di un personale precipizio dalle profondità imprecisate. Ma il Natale d’America è magico, colorato e luccicante e il presagio dell’happy ending è assai concreto in un film dalla struttura complessa per via delle molte figure e situazioni che lo attraversano, quasi tutte a sfondo sentimentale, ma dai contenuti semplicissimi se non addirittura elementari.

I personaggi, quelli di primo piano, sono oltre una decina, tutti alla ricerca del loro perfect Christmas. Che, in effetti, nella cornice c’è già come in una cartolina di tradizione: canti, campanelle, torte allo zenzero, babbi natale, fiocchi di neve a disegnare un festa da manuale croccante come quelle d’una volta. Insomma una cascata di zucchero, miele e biscotti su un incredibile ensemble di stati d’animo differenti tra loro ma convergenti verso la ricerca della felicità.

La mano femminile

C’è una mano femminile – e si vede -  a dirigere tutto questo: quella di Jessie Nelson, cineasta di scuola newyorkese e buona notorietà (Una moglie per papà, 1994; Mi chiamo Sam, 2001), capace qui di edificare un’opera dolcemente fantasiosa e davvero romantica ma non sdolcinata. Per un risultato godibilissimo e un effetto morbido e raffinato.

La storia è trapunta di sketch e dialoghi intelligenti, spiritosi e ricchi di humour che trovano una sponda perfetta negli attori di un cast quasi all stars, rotondi ed efficaci  nella copertura delle rispettive parti. Addirittura squisita Diane Keaton, simbolicamente al centro di ogni passaggio diretto o indiretto; monumentale Alan Arkin, perso nella sua tardiva caccia all’amore impossibile.

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