Cinema

Much loved, al cinema le prostitute marocchine censurate - Video

Film di Nabil Ayouch, in Marocco è stato vietato e il regista è stato minacciato. Nelle sale italiane dall'8 ottobre

Much loved

Simona Santoni

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Dopo esser stato presentato al Festival di Cannes alla Quinzaine des Réalisateurs, dall'8 ottobre arriva nelle sale italiane Much loved del regista franco-marocchino Nabil Ayouch, distribuito da Cinema di Valerio De Paolis. In Marocco il film è stato vietato dalle autorità nazionali, ritenendo che offenda gravemente i valori morali e la donna marocchina oltre che l'immagine del Paese. Ayouch - come pure le attrici - ha subito minacce di morte e oggi vive sotto scorta. Il motivo di tanto assurdo rancore? Il tema trattato: la prostituzione a Marrakech.

Protagoniste sono quattro donne, Noha (Loubna Abidar), Randa (Asmaa Lazrak), Soukaina (Halima Karaouane) e Hlima (Sara El Mhamdi Elaaloui), che vivono di amori mercenari, fanno le meretrici, sono oggetti del desiderio. Allegre, vivaci e complici, piene di dignità ed emancipate nel loro regno al femminile, le quattro lavoratrici del sesso superano la violenza della società marocchina che, pur condannandole, le sfrutta. Si sostengono l'un l'altra, mentre lottano per sopravvivere nei mercati della carne corrotti e pericolosi della città. Ci conducono nel loro regno notturno fatto di violenza, umiliazioni ma anche risate e tenerezza. 

In questo video in esclusiva un estratto di Much loved:

Ayouch ha tratto la storia da testimonianze che ha raccolto da circa duecento lavoratrici del sesso, nel giro di un anno. Much loved è una sfida per l'emancipazione del cinema arabo dall'ipocrisia dominante e dal pregiudizio che avvolge il tema della prostituzione sfidando la censura e l'autocensura.

"Quando ho conosciuto tutte queste giovani donne, la cosa che mi ha colpito di più è stata la loro mancanza di amore", ha detto il regista. "Provvedono al sostentamento di intere famiglie eppure hanno sempre la sensazione di non fare mai abbastanza per poter meritare di essere amate. Poiché tutto quello che ricevono in cambio, è un giudizio, una condanna, se va bene disprezzo. 'Per loro, sono diventata una carta di credito', mi ha detto una di loro senza apparenti emozioni. Troppo amate da alcuni, non abbastanza amate da altri, in ogni caso mai amate come si deve".  

E ancora: "Come una maledizione, il denaro che guadagnano è per forza di cose 'haram', denaro del peccato, quello che le brucia, le divora dall'interno e dal quale devono separarsi al più presto.  Per non soccombere, scelgono la vita. Ridono, ballano, si prendono gioco degli uomini e di se stesse. Quello che sento io è tenerezza e simpatia nei loro confronti. Le trovo straordinarie nella loro libertà, nella loro capacità di mantenere i loro cari e soffrire in silenzio. Sono coraggiose e possiedono la rabbia nel cuore che hanno i combattenti".

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