Simona Santoni

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Si sentiva l'ultimo superstite dei bei vecchi tempi del cinema muto. All'eta di 106 anni se n'è andato anche lui. Manoel de Oliveira, regista portoghese longevo, è morto questa mattina nella sua abitazione a Porto.

La sua aspirazione, come aveva detto al quotidiano portoghese Público nel 2010, era "morire facendo film". Ed è un sogno coronato se si pensa che ha consegnato il cortometraggio O Velho do Restelo (Il vecchio di Restelo) all'ultima Mostra di Venezia, quando aveva 105 anni. Nato a l'11 dicembre 1908, è considerato il più grande regista portoghese e uno dei maggiori maestri del cinema europeo. 

Durante i suoi 83 anni di carriera ha firmato circa 60 film. Tra i suoi titoli si ricordano Il passato e il presente (1972), I cannibali (1988), La divina commedia (1991), La valle del peccato (1993), Viaggio all'inizio del mondo (1997), Singolarità di una ragazza bionda (2009).  

Amante delle auto da corsa, pilota in gioventù, Manoel de Oliveira debuttò dietro la macchina da presa a 23 anni con il documentario Douro, lavoro fluviale del 1931, opera silenziosa che riprende i lavori sul fiume Douro. Sposato con Maria Carvalhais, da lei ha avuto figli. Il suo primo film di fiction è del 1942, Aniki Bóbó, sempre girato nella sua Porto disegnando in stile semi-documentaristico la storia di alcuni ragazzini di strada: in questa pellicola molti videro un'anticipazione del Neorealismo italiano. Da questo lungometraggio seguirono 14 anni senza film a causa delle difficoltà a trovare finanziamenti e della censura del dittatore portoghese António de Oliveira Salazar. Da metà degli anni Cinquanta riprese la sua attività vertiginosa, adattando varie opere letterarie. 

Nel 1981 ci ha consegnato il suo capolavoro, Francisca, film che chiude la "tetralogia degli amori frustrati".
Con lui hanno lavorato tra gli altri Marcello Mastroianni (in Atto di primavera nel 1963), la figlia Chiara Mastroianni (in La lettera nel 2000), Michel Piccoli, Catherine Deneuve, John Malkovich (tutti e tre insieme in Ritorno a casa), Stefania Sandrelli in Un film parlato del 2003.

Caratterizzato da campi lunghi, il suo cinema è una riflessione sulla condizione umana, sulla settima arte, sull'armonia tra parola e immagine. 
Anche in occasione dello storico compleanno del centenario, nel 2008, Manoel de Oliveira disse che il miglior regalo sarebbe stato "continuare a fare film".

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