Simona Santoni

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È morto stamattina a Roma all'età di 92 anni il regista Francesco Rosi. Era nato a Napoli il 15 novembre del 1922. Grande autore del cinema di impegno civile, ha portato sul grande schermo indagini scomode. Combattivo, vitale, rabbioso e generoso come i suoi film, appena pochi mesi fa era al Cinema America di Roma, occupato da un pugno di ragazzi appassionati di cinema, per parlare con loro di film, di vita, di politica.  

Al discepolo Giuseppe Tornatore che nel libro del 2012 a quattro mani Io lo chiamo Cinematografo (Mondadori 2012) lo incitava a tornare sul set non rispondeva "sono stanco" ma "il mestiere del regista richiede grande energia fisica e non so se l'avrei più. So invece che in quest'Italia è difficile fare cinema e che la realtà si degrada così in fretta che il suo passo è troppo più frettoloso di quello del cinema. Rischierei di raccontare un paese che già non c'è più. E riguardandosi indietro aggiungeva: "Il cinema, allora, era una grande famiglia, è vero. C'era un rapporto di comprensione, anche di affetto. Poi ci sentivamo tutti parte di una grande avventura, far rivivere sullo schermo la vita". In quello stesso 2012 Francesco Rosi era sul palcoscenico della Mostra di Venezia per ricevere il Leone d'oro alla carriera. 

"In quest'Italia è difficile fare cinema... la realtà si degrada così in fretta che il suo passo è troppo più frettoloso di quello del cinema".

Un premio in più tra i tanti già ricevuti. Nel 1963 sempre Venezia gli ha consegnato il Leone d'oro per il film Le mani sulla città, in cui indaga le collusioni fra organi dello Stato e lo sfruttamento edilizio napoletano. Nel 1972 ha vinto la Palma d'oro al Festival di Cannes per Il caso Mattei, thriller politico sulla misterioa morte dell'imprenditore Enrico Mattei interpretato da Gian Maria Volontè.

Ha anche ricevuto la Legion d'onore e tributi alla carriera a Locarno e Berlino, per non parlare di Grolle, David di Donatello, Nastri d'argento.

Sul filo di un'aspirazione etica che si è sposata a una maestria d'altri tempi, Rosi ha firmato anche Salvatore Giuliano (1962), film inchiesta sulla morte del bandito siciliano (Orso d'argento per il miglior regista), Uomini contro (1970) sull'assurdità della guerra, Lucky Luciano (1973), sulla figura di Salvatore Lucania, boss della criminalità italoamericana di New York rispedito in Italia come "indesiderabile" nel 1946, il profetico Cadaveri eccellenti (1976), capolavoro di denuncia e tensione. Tra le prove più recenti Dimenticare Palermo (1990), con James Belushi, Vittorio Mezzogiorno, Philippe Noiret e Giancarlo Giannini e La tregua (1997), tratto dal romanzo omonimo di Primo Levi.

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