Mi chiamo Mark Wahlberg e spodesto le star del cinema

Ex rapper e galeotto da riformatorio, sarà protagonista di "Broken City"

Raffaele Panizza

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Mark Wahlberg si potrebbe liquidare come l’attore meno espressivo di Hollywood. Piallato in volto, bicipiti jumbo, al cinema fa un lavoro molto specifico: aggrottare la fronte e guardare in camera come un bisonte prima della carica. Esempio paradigmatico di caratterista-protagonista, alle spalle ha la tipica storia americana: ex ghetto boy ("Quante volte sono stato fermato dalla polizia? Una ventina"), ex rapper, galeotto da riformatorio, ora è padre di famiglia e signore delle buone azioni con la sua fondazione. Dal 4 febbraio sarà al cinema con Broken City, nei panni di un ex poliziotto assoldato dal sindaco di New York per indagare sulla moglie intrallazzatrice. Se il botteghino esplode, è nata una star.

Sul cartellone di Broken city la sua foto è più grande di quella di Russell Crowe. Non è che per l’invidia lui l’ha malmenata?
No. E anche se ci avesse provato, dubito che ci sarebbe riuscito.

A Hollywood questi sono particolari che contano...
In effetti il protagonista stavolta sono io. Catherine (Zeta-Jones, ndr) e Crowe si sono dovuti accontentare di parti ridotte.

La parte di Crowe è interessante. A lei la politica piace?
No, mi fa abbastanza vomitare.

E i politici?
Uomini come gli altri. O meno.

È il suo quarto film in un anno: non si sente in colpa a trascurare la famiglia?
Molto. È durissima. Ma vado a casa ogni weekend e quando ci sono punto la sveglia alle 4 e mezzo per sbrigare gran parte delle faccende prima che i miei quattro figli si sveglino, in modo da stare con loro a mente sgombra.

Che ne è stato invece di tutti i suoi tatuaggi? Già in The fighter non ce n’era più traccia.
Li ho fatti cancellare tutti, sottoponendomi a circa 30 sedute.

Una scelta che la aiuta a dimenticare il passato?
Non l’ho fatto per quello. Volevo che ai miei figli non venisse mai la voglia di farsene uno.

Cosa le garantisce che non decideranno di testa loro?
Li porto con me a tutte le sedute laser. Uno spettacolo piuttosto impressionante, per dei bambini piccoli. E, per me, il dolore fisico più forte che abbia mai provato.

Intorno al collo portava anche il disegno di un rosario, ha tolto anche quello. Ha perso la fede?
Al contrario. Ora ne ho uno vero, di legno, benedetto dal Papa e tagliato da un artigiano spagnolo.

Come manifesta la sua fede?
La prima cosa che faccio appena apro gli occhi è inginocchiarmi di fianco al letto e ringraziare Dio.

Cosa l’ha spinta a convertirsi?
Gesù. È venuto da me e io gli ho aperto le porta del mio cuore.

Di cos’altro si occupa?
Alimentazione sana.

Frutta e verdura?
No. Ho lanciato una linea d’integratori proteici per body builder. L’ho chiamata Marked.

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