Cinema

Margaret Thatcher, The Iron Lady al cinema

Meryl Streep ci ha mostrato l'ex primo ministro britannico nella sua risolutezza e nelle fragilità. Come mai l'avevamo vista...

Meryl Streep in "The Iron Lady" (Ansa/EPA/THE WEINSTEIN COMPANY)

"Sono stata colpevole anch'io di averla considerata solo come oggetto di disprezzo: è un'amica di Reagan, indossa strani vestiti, è conservatrice. Non mi interessa". Poco dopo aver girato The Iron Lady , Meryl Streep aveva ammesso la sua antipatia giovanile per Margaret Thatcher , ma ciò non le ha impedito di entrare nel mondo interiore di questa donna inflessibile comunque sfumata di fragilità.

Oggi che la Signora di Ferro britannica si è spenta, all'età di 87 anni, più ancora che le immagini sbiadite dei tiggì anni '80 con le sue dichiarazioni dure che hanno accompagnato lo sciopero dei minatori, quello dei prigionieri IRA, la guerra delle Falkland, riscorrono vivide nella memoria le sequenze con una stupenda Meryl che modula la voce con l'inflessione della Thatcher.

Nel film di Phyllida Lloyd del 2011 l'attrice americana ci ha regalato un ritratto di donna provato dalla demenza senile, esaltando un'umanità raramente vista negli undici anni da primo ministro britannico della Thatcher. E poi, tra allucinazioni da anziana e debolezze, sono emersi i flashback della sua cavalcata trionfale da semplice "figlia del droghiere" a leader di Stato, in un'epoca in cui "donna" e "politica" costituivano quasi un ossimoro.

Anche se la Lloyd ha cercato di sospendere il giudizio politico sulla prima e unica donna premier del Regno Unito, pian piano nel corso del suo lungometraggio si evidenzia come la determinazione della giovane Margaret Roberts prenda sempre più le pieghe di una rigidità a volte cieca e ossessiva che non lascia spazio al compromesso, anche quando ciò significa guerra e morte.

"Margaret Thatcher ha la bocca di Marilyn Monroe e gli occhi di Caligola", sosteneva il presidente francese François Mitterrand, che verso la Thatcher nutriva una certa soggezione.

Molti registi hanno colto il potenziale cinematografico e drammatico di questa donna controversa che ha fatto la Storia, tanto da generare un vero e proprio filone "thatcheriano", da cui non emerge un ritratto del primo ministro ma una forte critica alla sua politica. In testa a questo gruppo c'è di certo Ken Loach, il cineasta degli operai, che ha fatto uno spaccato del proletariato depresso dalla ristrutturazione economica dell'era Thatcher in Riff Raff (1991) e un quadro di disoccupazione e povertà in Piovono pietre (1993).

Seppur sia ricordato soprattutto per lo spogliarello maschile e per i toni da commedia, Full Monty - Squattrinati organizzati (1997) di Peter Cattaneo è un altro affresco di disoccupazione in una Sheffield deindustrializzata, come pure Grazie, signora Thatcher (1996) di Mark Herman disegna lo Yorkshire dei primi anni '90 e la situazione dei minatori locali a causa della politica thatcheriana. Billy Elliot (2000) di Stephen Daldry, uno dei film inglesi più riusciti di sempre, dietro la storia del ragazzino che sogna di fare danza ha come ambientazione lo sciopero dei minatori inglesi del 1984.

Meryl Streep, che ha vinto l'Oscar per la potente interpretazione di The Iron Lady, mescolando fermezza a stille di tenerezza, ha detto ancora della Thatcher: "Un tempo c'era una considerazione molto limitata della donna, che è cambiata radicalmente, e non si può far a meno di pensare che qualche passo avanti è stato fatto proprio perché lei era lì".

Oggi che una pagina di storia si chiude, mi ripassano per la mente le parole di mia nonna, per nulla avvezza all'inglese, quando a metà anni '80 Margaret Thatcher era spesso protagonista della cronaca televisiva: "Povera donna, chissà perché la chiamano Margarettaccia".

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