Claudio Trionfera

-

Che fare?

Che cosa fare quando l’amour è scappato via, apparentemente imprendibile e il fragore dei cocci risuona ovunque, carico di presagi nefasti? E che fare del matrimonio, dei figli, della casa e tutto il resto, criceto compreso?

Domanda intrigante, risposta complicata, neppure scritta nel vento. Ne trovano però una, tutta speciale, i coniugi Valeria (Paola Cortellesi) e Nicola (Antonio Albanese) in Mamma o papà?, uscita in sala il 14 febbraio a firma di Riccardo Milani - nel cinema giusto da vent’anni anni dopo l’esordio nel 1997 con Auguri professore, poi anche molta televisione – su una sceneggiatura scritta a sei mani da lui, dalla stessa Cortellesi (sua moglie) e da Giulia Calenda come adattamento per il remake di quel Papa ou maman? di Martin Bourboulon che ha avuto tale successo in Francia da meritarsi già un numero 2.

Una decisione tra indecisi

La risposta, che è anche una trovata cinematografica, sta nel rapporto che Antonio e Valeria, sposati da una quindicina d’anni ma oramai stanchi di un ménage senza più storia, intraprendono con i loro tre scatenatissimi figli al momento di separarsi. Decisione, per così dire, tra indecisi: un po’ su tutto, dalla formula da usare per l’annuncio ai ragazzi alla progettazione di un futuro incerto. Ad affondare il colpo sull’evento, che altrimenti avrebbe la connotazione d’epilogo affettuosamente civile, interviene però il tradimento di lui, che fa il medico, con Melania, infermiera giovine, intraprendente e florida (Matilde Gioli).

Ecco la soluzione-choc

Una maschiata squallida e tipica che umilia, offende e fa infuriare Valeria, aprendo la strada ad una battaglia senza esclusione di colpi:  che diventa addirittura feroce quando i due contendenti, entrambi destinatari di formidabili proposte di lavoro all’estero (lui in campo medico, lei manageriale), devono stabilire chi di loro dovrà rinunciarvi per prendere la custodia dei figli. Incapaci di accordarsi e adesso più che mai in guerra fra loro, i separandi coniugi sono costretti ad accettare una soluzione-choc: saranno i figli a scegliere con chi stare. E a questo punto incomincia un’altra storia, che diventa presto una gara: fra chi dei due, Antonio e Valeria, sarà più odioso e feroce con i ragazzi per fare in modo che la scelta cada sull’altro.

Quella bordata di crudeltà

Rigoroso silenzio, come d’obbligo, sull’epilogo di un film che, come si vede, replica ad un antefatto classico con una soluzione poco ortodossa: in una cifra di complessivo ribaltamento di rapporti tradizionali sulla scia di un ragionamento sopra le righe attorno agli affari di famiglia e alle loro differenti derivazioni. Va detto che quella “gara” fra i due genitori che fanno di tutto per farsi rifiutare dai figli occupa buona parte del racconto; e che si sviluppa attraverso una bordata di crudeltà quasi diaboliche certo lontane dagli stimoli protettivi in voga nelle famiglie italiane. Spietati, insomma, mamma e papà, duellanti ma in qualche modo alleati contro una prole un tempo aggressiva e adesso tanto disorientata e confusa da fare addirittura tenerezza in un percorso che conduce alla resa dopo un’accanita resistenza al divorzio che insidia stabilità, privilegi e spensieratezze.

Gioco di contrasti e chiaroscuri

Commedia acida, divertente,  ispida e vicentina nella cornice di una provincia veneta non proprio usuale nel cinema italiano. Non che lo slang sia dominante, tutt’altro; piuttosto ambienti, sfondi e panorami di sonnacchiosa quietezza lasciano risaltare ed emergere, come facendone da detonatore, quel gioco di contrasti e chiaroscuri sui quali si sviluppa la storia trovandovi le sue più significative ragioni narrative. In uno stile, scelto dalla regia, che i grumi di ferocia sparsi qua e là nei comportamenti dei due antagonisti spingono verso certi toni surreali, grotteschi e un po’ grifagni: restando però sempre entro i limiti di una rappresentazione fresca e leggera, capace di orientare allo svago, all’ilarità e al riso senza invocare contributi di grana grossa o, peggio, di facili approdi allo sciattume del dozzinale o del popolaresco.

L’importanza degli attori

Va da sé che, in questo quadro, l’impegno e l’attività degli attori siano spinti ad una misura di elevata espressività, nella misura di una vicenda che, certo, non tende a reprimerli. E in evidenza, com’è ovvio, ci sono i due coniugi indemoniati, Valeria e Nicola, cui danno volto e azione Cortellesi e Albanese con recitazioni molto appropriate. Segnatamente Cortellesi, che oramai si sta affermando con doti di graziosa esuberanza e di presenza decisiva come prima interprete femminile della nuova commedia. Accanto a loro, in parti secondarie ma di rilevanza, il cast si completa con nomi di riferimento come quelli di Carlo Buccirosso, Anna Bonaiuto, Stefania Rocca, Claudio Gioè, Roberto De Francesco oltre  i tre ragazzi “vittime” della contesa di coppia, i bravi Luca Marino, Marianna Cogo e Alvise Marascalchi.

© Riproduzione Riservata

Commenti