È morto Luigi Magni, i suoi 5 film più belli

Regista che ha amato narrare la storia papalina e risorgimentale della sua Roma, lo ricordiamo in cinque titoli e video

Luigi Magni (Foto Ansa)

Simona Santoni

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Narratore appassionato e colto della sua Roma, attento a coglierne il suo spirito profondo e il suo grande passato, lo sceneggiatore e regista Luigi Magni è morto ieri all'età di 85 anni.

"Perdiamo un vero e proprio riferimento culturale. Un uomo che ha amato la sua città come pochi. Che conosceva ogni sasso di Roma e ti spiegava il suo significato" ha commentato la notizia un altro romano doc, Gigi Proietti.

Dopo aver lavorato negli anni '50 insieme ai più grandi registi dell'epoca, da Mario Monicelli a Luciano Salce, Magni aveva debuttato alla regia nel 1968 con la commedia Faustina. Ma è dalla sua seconda pellicola, Nell'anno del Signore (1969), che inizia il suo "studio" ricorrente sulla Roma papalina e risorgimentale e l'indissolubile collaborazione artistica con Nino Manfredi. Dopo la morte dell'attore, nel 2004, non ha più diretto film. Nel 2008 ricevette il David di Donatello alla carriera per celebrare i suoi 80 anni e i 40 di attività artistica. Nelle sue opere tanta ironia e tanta verità.

Nato a Roma il 21 marzo del 1928, i funerali si terranno martedì nella chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo.

Lo ricordiamo nei suoi cinque film più belli, secondo noi. 

1) Nell'anno del Signore (1969)

È il film del successo, il primo della trilogia poi completata con In nome del Papa Re (1977) e In nome del popolo sovrano (1990). Magni ne è sceneggiatore e regista. Si basa una storia vera, l'esecuzione capitale di due carbonari nella Roma papalina e risorgimentale del 1825, Leonida Montanari e Angelo Targhini. I toni sono della commedia che ogni tanto si tinge di drammaticità o farsa, supportati da dialoghi in verace romano. 
Nel cast ci sono Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Pippo Franco e Nino Manfredi, nel primo film con il maestro. 
Esemplare la scena in cui il "carzolaro anarfabeta" Cornacchia rivela la sua identità:

 

2) La Tosca (1973)

Ispirata all'omonimo dramma di Victorien Sardou, è una delle sue commedie storico-musicali più riuscite, con un finale però melodrammatico. Unisce sul set, nella Roma di inizio '800, Monica Vitti e Gigi Proietti, la prima cantante, l'altro pittore che dà rifugio a un patriota fuggito da Castel Sant'Angelo. Le musiche sono di Armando Trovajoli e i testi delle canzoni dello stesso regista. Nel cast anche Vittorio Gassman e uno splendido Aldo Fabrizi in sfarzosi abiti talari che invoca "Padre eterno, Padre eterno, '14 de giugno gira gli occhi da 'sta parte, fa' che oggi Bonaparte a Marengo sbatta er grugno". 

 

3) In nome del Papa Re (1977) 

Il film vince tre David di Donatello, uno per il miglior film, uno per il miglior produttore e uno per il miglior attore protagonista, uno straordinario Nino Manfredi, nella consolidata collaborazione con Magni. Secondo tassello della trilogia sulla Roma ottocentesca iniziata da Nell'anno del Signore, analizza il rapporto tra clero pontificio, aristocrazia e popolo. Una contessa (Carmen Scarpitta), madre segreta di un rivoluzionario accusato di una strage, chiede aiuto a un giudice della Sacra Consulta (Manfredi) che si rivelerà essere il padre del ragazzo. 

Ecco il discorso di monsignor Colombo da Priverno, alias Manfredi:

 

4) In nome del popolo sovrano (1991)

Terzo capitolo della trilogia iniziata con Nell'anno del Signore, risuona ancora in mente il solare ritornello "Se il Papa è andato via, buon viaggio e così sia. Non morirem d'affanno perché fuggì un tiranno, perché si ruppe il canapo che ci legava il piè". Lo cantava Elena Sofia Ricci, moglie del marchesino interpretato da Massimo Wertmuller, sostenitrice della repubblica e innamorata del garibaldino Luca Barbareschi. Ambientato a Roma e in Romagna tra il 1848 e il 1849, ispirato agli atti di eroismo dei patrioti italiani durante la Repubblica romana, ha anche un cinico ed esilarante Alberto Sordi, aristocratico arroccato nei suoi privilegi. Nino Manfredi? Ovviamente non manca ed è il patriota "Ciceruacchio". 

 

5) Nemici d'infanzia (1995)

Valse a Magni il David di Donatello per la migliore sceneggiatura. Ancora una volta Roma protagonista, ma quella più recente del 1944 occupata dai tedeschi: un ragazzino (Paolo Murano) miope e orfano di madre, con un padre disorientato, si innamora di una ragazzina figlia di un gerarca fascista. 

 
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