Venezia 2014, Loin des hommes: statuario Viggo Mortensen in un film da ricordare

Tra gli sterminati e brulli altopiani dell'Atlante algerino, una storia di compassione che va oltre il conflitto civile e le diversità morali

Viggo Mortensen – Credits: Ansa/Claudio Onorati

Simona Santoni

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Asciutto ed emozionante come gli sterminati e brulli altopiani dell'Atlante algerino in cui è ambientato. Loin des hommes (Lontano dagli uomini), opera seconda del francese David Oelhoffen, è finora uno dei più convincenti tra i titoli in concorso alla Mostra del cinema di Venezia.  Difficile trovargli un difetto. Merito anche di un Viggo Mortesen statuario che sa essere forza e giustizia, virilità e pacifismo. 

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L'ambientazione affascinante e polverosa, la violenza senza controllo, il confronto tra due diversi sistemi morali, richiamano scenari da western. Ma Loin des hommes è più che altro e soprattutto l'incontro di due uomini dai valori differenti che sfocia in amicizia, mentre la guerra d'Algeria rischia di travolgerli. 

Nel 1954, durante un freddo inverno, in un remoto villaggio algerino scoppia il conflitto civile. Gli indipendentisti algerini cacciano i coloni, l'esercito francese rastrella e stermina i ribelli. Daru (Mortensen) è un uomo solitario che cerca di essere giusto. Deve però sperimentare come fare il bene non sia sempre facile e "legittimo". Insegna a leggere e a scrivere i bambini delle montagne dell'Atlas, in una scuola persa in mezzo al nulla. Quando, contro la sua volontà, gli viene consegnato Mohamed (Reda Kateb), arabo accusato di omicidio, la prima reazione è tenersi alla larga dai guai. Ma alla fine si ritroverà a scortarlo sulle creste della catena montuosa, fuggendo dai nemici di Mohamed, dagli indipendentisti, dai soldati francesi... Tra i due matura intanto un legame profondo, che inneggia alla libertà e alla vita.  

Loin des hommes è ispirato al racconto L'hôte di Albert Camus, francese nato in Algeria. Viggo, noto anche per come sappia parlare tante lingue (e infatti al Lido non ha avuto necessità di traduttore per l'italiano e il francese), nel film recita sia in francese che in arabo e brevemente in spagnolo. Affabile e disponibile fino all'ultimo autografo, per la parte si è preparato recandosi in Algeria, respirando i luoghi e parlando con la gente, e leggendo tutte le opere di Camus. Una frase dello scrittore francese l'ha colpito più di ogni altra: "Non sono fatto per la politica perché sono incapace di desiderare o accettare la morte di un mio avversario o di qualsiasi altro". Questo è lo spirito eroico che anima il suo Daru. 

"Tra i film sulla guerra d'indipendenza algerina credo che il nostro film sia tra i più sovversivi dopo La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo", dice l'attore statunitense di origini danesi. "Perché non c'è niente di più sovversivo dell'amore e della compassione". 

 
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