Leonardo DiCaprio, non dirai mica sul serio?

Dopo aver girato tre film in due anni, il divo si dice esausto e annuncia una lunga pausa per dedicarsi alla difesa dell'ambiente. Un bel gesto, purché l'assenza dal set non sia troppo lunga...

Leonardo DiCaprio in "Django Unchained" (Warner Bros)

Alberto Rivaroli

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Leo, non lo fare, per l'amor di Dio (e del cinema). Ma come? Il suo ultimo film, Django Unchained , raccoglie ovunque incassi e consensi, e invece di compiacersi Leonardo DiCaprio ci lascia secchi con una dichiarazione da incubo: "Ho girato tre film in due anni, non ne posso più", ha spiegato al settimanale tedesco Bild. "Voglio prendermi una lunga sosta e viaggiare per il mondo per dedicarmi alla tutela del nostro pianeta". A sfinire il divo, oltre al western di Quentin Tarantino, sono state per la cronaca altre due attesissime (e ancora inedite) pellicole d'autore: The Wolf of Woll Street, di Martin Scorsese, e Il grande Gatsby di Baz Luhrmann, che uscirà in Italia il 16 maggio e che potrebbe essere presentato al prossimo Festival di Cannes.

Ora, passi la sosta, ma se poi Leonardo ci prende gusto? Anche la sola ipotesi di un DiCaprio che molla definitivamente il set per l'ecologia è insopportabile. E i suoi ruoli a chi finiscono, a quella mammoletta di Shia LaBeouf? Al monolite inespressivo noto come Nicolas Cage? Al bisteccone Matthew McConaughey , tutto chiappe e denti bianchissimi? No, pietà. Sarebbe come se Roger Federer lasciasse il tennis per dirigere l'Ufficio del turismo svizzero, o Leo Messi tornasse in Argentina per difendere la Pampa dagli speculatori.

Prima che qualcuno ci accusi di cinismo, diciamolo forte e chiaro: stiamo scherzando. La crociata ambientalista del divo americano non fa che aumentare la stima nei suoi confronti, e il fatto che intenda combatterla in prima persona girando il mondo non può che suscitare (oltre a un inevitabile attacco di invidia) un moto di ammirazione. D'altronde non è da oggi che l'ex ragazzo prodigio di Titanic si esprime su questa lunghezza d'onda: nel 2010 ha finanziato con un milione di dollari la campagna del WWF per proteggere le tigri dagli agguati sempre più frequenti e letali dei bracconieri, per non parlare dell'appoggio convinto che l'attore ha fornito nel 2004 alla sfortunata campagna elettorale di John Kerry, candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, che sulla difesa dell'ambiente si era speso moltissimo.

Oggi però arriva un cambio di passo: a Leo (vegetariano convinto) non basta più dotare le sue case di pannelli solari e usare solo auto elettriche. Vuole fare l'ambasciatore della linea "verde”, e pazienza se la carriera rallenta per un po'. E qui, per ogni cinefilo che si rispetti, l'ansia cresce, perché a un talento del genere si rinuncia malvolentieri. A proposito: siamo sicuri che a logorare DiCaprio, oltre al superlavoro, non sia stata anche l'ennesima delusione inflittagli dall'Academy Award ? Anche quest'anno infatti l'appuntamento con l'Oscar è sfumato, anzi non è arrivata neppure una nomination. E così, nonostante possa vantare un curriculum impressionante per un attore della sua età (ha solo 38 anni), deve accontentarsi di tre misere candidature mai andate a buon fine. Un vero smacco per chi ha lavorato con il meglio del cinema mondiale: James Cameron, Steven Spielberg, Clint Eastwood e, last but not least, Quentin Tarantino. Per non parlare del suo sodalizio con Martin Scorsese , con cui ha girato ben cinque film: evidentemente, oltre a una certa idea di cinema, il settantenne maestro italoamericano e il giovane leone di Hollywood hanno in comune anche l'antipatia dei giurati: anche Martin, infatti, è stato snobbato per una vita prima di vincere il suo primo e unico Oscar nel 2006 (con The Departed). Chi ne era il protagonista? Leonardo, andato però regolarmente in bianco.

Intendiamoci, la storia dell'Oscar è piena di fuoriclasse snobbati, così come di mezze cartucce miracolate chissà a quale titolo. DiCaprio è un grandissimo attore, e non è certo un ragazzino viziato che scappa perché Hollywood gli ha fatto la bua. A lungo andare, però, la sindrome da Oscar potrebbe averlo convinto a dare più spazio ad altre passioni, che lo arricchiscono (quasi) quanto la recitazione. Tutto giusto, allora? Sì, ma non esageriamo. A noi chi ci pensa? Facciamo così, Leo: prenditi una bella vacanza, poi stacca un altro assegno al WWF, e torna sul set. Per favore.

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