Le confessioni
Cinema

Le confessioni, il giallo etico di Roberto Andò: 5 cose da sapere

Un monaco in tonaca bianca col volto di Toni Servillo, un raduno di ministri del G8, un terremoto di coscienze

In un albergo di lusso dominato da bianchi severi, si muove un monaco serio e silenzioso in tonaca bianca come la semplicità. La sua è una strana presenza, fortemente voluta dal direttore del Fondo Monetario Internazionale in seno a un raduno del G8. Questo monaco particolare, messo a disagio dai "peccati degli altri", è il fulcro del nuovo film di Roberto Andò, Le confessioni.

Il regista di Viva la libertà (2013) si affida ancora a Toni Servillo per esplorare il legame tra politica ed etica, guardando ai confusi e insicuri tempi odierni. Questa volta però pecca in incisività. Le immagini di elegante freddezza evocano il sapore del potere. Ma man mano che il film prende la piega del giallo metafisico, spiazza, perdendo fluidità e compiutezza.

Dal 21 aprile al cinema, ecco 5 cose da sapere su Le confessioni di Roberto Andò:

 

1) Tra giallo (che non decolla) e riflessione etica

I ministri dell'economia del G8 sono riuniti in Germania. Andò si affida a un cast internazionale dove, accanto al suo amico e pupillo Servillo, spiccano la colonna francese Daniel Auteuil, Connie Nielsen, il nostro Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu, Lambert Wilson.
In questo concilio di alti poteri e ancor più alte decisioni, che graveranno sulle vite di molti, sono stati chiamati tre ospiti: una celebre scrittrice di libri per bambini (Nielsen), una rock star (Johan Heldenbergh) e il monaco italiano Roberto Salus, pensatore sui generis. Il direttore del Fondo Monetario Internazionale Daniel Roché (Auteuil) chiede a Salus (Servillo) di confessarsi, ma ha tanti troppi pesi addosso, troppi segreti da mantenere, pochissimo tempo. "Perdere tempo non ha mai fatto male a qualcuno", osserva Salus. "Il denaro crea il tempo", pensa Roché.
Accade però un fatto tragico, che tinge tutto di giallo. Andò "confessa" di aver guardato a Polanski e a Hitchcok e infatti nel film viene citato il noir del maestro del brivido Io confesso (1953) che - guarda caso - all'uscita non ottenne i favori del pubblico. 
Le confessioni diventa una sorta di thriller metafisico, che parallelamente prosegue una riflessione sul potere, sul ruolo cinico di banche e banchieri, sulle coscienze che tirano o che non guardano in faccia a nessuno. L'attualità è assai stringente ma il giallo non decolla. Il gioco di incastri è poco tagliente e la suspense latita. 

2) Il monaco (poco) certosino di Servillo

Andò non ha voluto ordire un film ideologico: "Si muove in punta di piedi in una zona dove ogni certezza si sfuma e la parola, più che rivelare un pensiero, vuole nasconderlo", ha detto. "Ci sono molte domande e nessuna risposta".
Il monaco certosino di Servillo, però, sembra allontanarsi dagli intenti del regista, che è anche sceneggiatore del film insieme ad Angelo Pasquini. I certosini sposano una vita affidata all'intensità, inseguendola attraverso la preghiera, il silenzio, la solitudine e la povertà. Più che assorto e carico di un'energia silenziosa, Salus pare ora quasi beffardo, ora giudice. Non rimane osservatore discreto ma orchestra anche lui, seppur puntando la nave verso la speranza.
"Guai a voi che pagate con scrupolo le tasse e lasciate da parte la speranza e la pietà", così apostrofa i ministri percorsi da dubbi e paure.
Viva la libertà, tramite l'esuberanza del gemello folle, era deliziosamente illuminante. Le confessioni osa ma manca di quella forza rivelatrice.

3) Il segreto del potere e il segreto della fede

Nel film il segreto prende una doppia forma. C'è il segreto insondabile e arbitrario del potere economico, convinto che "fame e miseria fanno parte dello sviluppo". E c'è il segreto inafferrabile della propria coscienza, spazio inalienabile in cui chiunque può essere libero. "In questo senso la confessione è un istituto della Chiesa molto prezioso, perché protegge la dignità della persona, la sua inviolabilità", dichiara Andò. "Nonostante questo, il cristianesimo è una delle religioni che non fanno perno sul segreto. 'Io ho parlato chiaramente al mondo – dice Gesù – non ho mai parlato di nascosto, ma sempre in pubblico, in mezzo alla gente'. Un grande insegnamento".

4) I veri luoghi del G8

Andò ha scelto come location un albergo di extra lusso di Heilingendamm, in Germania, laddove si svolse davvero un vertice G8 nel 2007. Le immagini dei ministri de Le confessioni, in posa sul prato, ricorda il meeting tra i vari Blair, Prodi, Putin e Sarkozy, in cui troneggiava - ieri come oggi - Angela Merkel. Nel gruppo de Le confessioni la presenza femminile è invece affidata al Canada, nell'eterea Marie-Josée Croze del film Le invasioni barbariche. Andò sceglie le donne come rappresentanti della parte migliore del potere. 
"Ho cercato un realismo che potesse dar conto dell’aspetto intimo e sfuggente del potere", ha detto il regista. "Ho cercato un luogo dove esterno e interno si confondessero. Un luogo che, suo malgrado, fosse di suspense, dove potesse accadere qualcosa di moralmente rilevante. Il segreto e la sua custodia sono gli elementi cardine del potere. Un potere che si isola, che non comunica, è necessariamente metafisico, lo è suo malgrado". 

5) Colonna sonora firmata Piovani

La colonna sonora intreccia la tradizione classica con la contemporanea e il pop. La Winterreise di Schubert si fonde alle musiche delicate composte da Nicola Piovani e al pop di Walk on the wild side di Lou Reed. Il ventiquattresimo lieder della Winterreise è "una sorta di reperto che allude alla deriva di un’anima e, al contempo, al naufragio di una certa idea d’Europa", dice Andò. "Un’idea che nel suo capolavoro Schubert aveva ampiamente profetizzato". 

Voto: 2/5
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