Cinema

La donna elettrica, il film islandese che piace a Jodie Foster

Un'improbabile ecoterrorista è la protagonista di una commedia stramba e impegnata. Che intriga e diverte. E presto avrà un remake americano

La donna elettrica

Simona Santoni

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Nelle meravigliose e struggenti distese di verde d'Islanda, delimitate da distese di acqua e di ghiaccio, intraprende la sua battaglia "la donna elettrica", la bizzarra ecoterrorista che ha conquistato Jodie Foster. 

Donna di mezza età interpretata da Halldóra Geirharðsdóttir, volto affabile e coriaceo, è un'amabile insegnante di canto che, nel privato, si trasforma in una paladina della natura capace di incredibili sabotaggi. Con arco e frecce, eccola interrompere le linee elettriche attorno a Reykjavík o buttar giù un pilone della corrente. È lei la protagonista della commedia simpaticamente insolita e soavemente appassionante, che coniuga impegno e umorismo, La donna elettrica dell'islandese Benedikt Erlingsson, dal 13 dicembre al cinema con Officine Ubu. Candidata agli Oscar 2019 dall'Islanda come miglior film straniero, ha accalappiato anche la regina di Hollywood Jodie Foster. Ne farà un remake americano, di cui sarà produttrice, regista e attrice. 

Ecco le sue motivazioni: "Questo film mi ha elettrizzata lasciandomi senza parole. Sono così entusiasta all'idea di realizzare una nuova versione di questa storia rilevante, meravigliosa e ispiratrice. Il personaggio di Halla è una guerriera per il pianeta, una donna forte che rischia tutto pur di fare la cosa giusta, ma non senza commettere alcuni errori lungo il suo percorso. Non vedo l'ora di interpretarla. Sono sempre attratta da un mix, coraggioso e strano, di umorismo ed emozioni. Questo film parla della nostra epoca".

 

I diritti della natura

La donna elettrica (titolo internazionale Woman at war) ha fatto mostra di sé alla Settimana della critica del Festival di Cannes e ha vinto il prmio Lux del Parlamento europeo. Benedikt Erlingsson, regista e sceneggiatore già fattosi notare con Storie di cavalli e di uomini, mette al centro del suo film i diritti della natura, equiparabili ai diritti umani: "Tutti noi dobbiamo capire che la natura incontaminata ha un diritto intrinseco a esistere, una necessità che va al di là dei bisogni dell'uomo e del nostro sistema econonico".

E chi più della terra d'Islanda può urlare questo diritto? Terra del nord di ghiaccio e fuoco, di primitiva bellezza, di vulcani, geyser e ghiacciai, ora presa d'assalto dai turisti, è un ecosistema da preservare gelosamente. Con fervore.

Halla, la protagonista del film, si batte contro il piano di sviluppo industriale che mette a rischio la sua terra. Da sola. Anche se non le è difficile trovare un alleato nel "cugino" allevatore (Jóhann Sigurðarson), che come lei conosce il valore inestimabile della natura islandese. Halla vive secondo gli ideali dei suoi eroi, di cui tiene i ritratti appesi al muro, Gandhi e Mandela. Nelle sue missioni spericolate trova nella simbiosi con la natura la protezione: una carcassa di montone la nasconde dal drone sulle sue tracce, pecore ammassate la celano dallo sguardo della polizia, terme calde le tolgono il freddo glaciale di dosso. E quando è in difficoltà, carezza la terra come fosse una sfera di cristallo pronta a indicarle la rotta.

Ma la natura è anche sconvolgimento, ed Erlingsson non se lo dimentica. L'alluvione in cui si imbatte Halla sul finale, quando è in Ucraina, è lì a ricordarlo. 

Halla è un nome molto comune in Islanda ma è anche un riferimento storico preciso: Halla e il marito Eyvindur sono stati fuorilegge islandesi del XVII secolo, ladri di pecore e ribelli in fuga per oltre vent'anni.

La colonna sonora in scena

La donna elettrica è un film strambo, dove ogni stranezza strappa un sorriso e diventa elemento di stile che si chiude compiutamente a cerchio. Con cura. 

La colonna sonora è una chicca, che prende fisicamente corpo nella narrazione. I musicisti islandesi e il coro di tre donne ucraine entrano in scena, fino quasi ad interagire con Halla. Ma non calcano troppo la mano nello strizzare l'occhio allo spettatore. C'è un equilibrio che diverte e intriga.

Quando vediamo Halla nella sua prima fuga, accompagnata da folgoranti note, coglie un certo stupore appena si intravvede la mini orchestra, piazzata su una radura sperduta, intenta a suonare la musica che ascoltiamo. Halla ci passa davanti e corre via. Lo stupore diventa presto entusiasmo. 

Voto: 3/5
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