Claudio Trionfera

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Le stelle brillano nel cielo notturno. Galassie in ebollizione. La Nebulosa del Granchio col suo ventre azzurrino e il suo margine orlato e rugginoso si apre con voluttà all’occhio del telescopio. Espansione progressiva dalla supernova che l’ha generata nell’esplosione senza fine, come lo spazio. E i suoi misteri. Gli universi paralleli, l’iperuranio, l’evoluzione spettrale delle galassie. L’infinito esteso alla mente e ai sentimenti umani. La sincronia collettiva, la metempsicosi. Tutto inafferrabile, inesplorato. Come l’amore, grande enigma.

È l’amore, di quelli abissali e rari, che lega Ed Phoerum (Jeremy Irons) a Amy Ryan (Olga Kurylenko) in "La Corrispondenza" di Giuseppe Tornatore. Lui professore celebre di astrofisica, lei sua studentessa. Ed viaggia per lezioni e congressi, ha moglie e figli in un’altra città inglese lontana dalla sede universitaria. Amy si mantiene gli studi facendo la stuntgirl sui set del cinema e delle televisione, rischiando la vita ogni volta, morendo nella finzione e riaprendo gli occhi nella realtà; in verità sfidando la vita dal profondo di un senso di colpa che si trascina dall’epoca di sua una tragedia famigliare.

La scomparsa del professore

Si vedono poco Ed e Amy, si sfiorano e si possiedono nelle molecole temporali che gli vengono  concesse, attraversano la loro storia uniti dalla visione siderale e dalla scienza che li unisce in una intensa congiunzione intellettuale. È una stella bianca, forse d’avorio, l’ultimo dono che lui le fa ritrovare dopo aver lasciato l’albergo dove si sono dati convegno. Perché, dopo, Ed scompare. Una partenza come tante, messaggi, email, frasi d’amore. Ma stavolta è diverso. Perché la comunità scientifica, nel mezzo di un congresso cui partecipa anche Amy, ne annunzia la morte, commemorandone la fama e troncando il respiro alla sua giovane allieva. 

Un misterioso flusso di messaggi

Ma l’amore, appunto, è un enigma. L’amore che non muore e sopravvive a se stesso. Amy dai grandi occhi verdeazzurro che forse riflettono la Nebulosa del Granchio, è davanti a questo mistero con email e videomessaggi di lui che continuano oscuramente ad arrivarle, come da qualche remoto angolo dell’universo, datati dopo il giorno della sua “morte”. Dov’è in verità Ed Phoerum? Nell’aria, tra le galassie o nel mondo fisico? Da dove giungono quei messaggi? Amy, che tra le lacrime continua a “parlare” con lui nel suo stesso linguaggio etereo, dovrà sciogliere l’interrogativo. Per trovare il senso della vita.

Nell’ultimo videomessaggio che le invia, Ed parla delle stelle morte milioni di anni fa; e di come riusciamo ancora a vederle brillare a distanza di anni luce, quando non ci è ancora arrivata l’immagine della loro estinzione. E, ancora, racconta che le stelle custodiscono il segreto dell’eternità, quella stessa immortalità che sarebbe anche degli esseri umani se nel Sistema non ci fosse un “errore”. “Il mio errore lo conosco -  aggiunge - è quello di non averti incontrata prima”.

La dimensione insondabile dei sentimenti

Scienza e anima, materia e spirito. E rarefazione della materia. Giuseppe Tornatore, in una totale simulazione della realtà e del tempo, accordando  in modo perfetto la sua duplice vocazione ad operare sulla memoria e sul mistero trasformistico, escogita un grande film d’amore. Romantico, struggente, antiretorico, ardente, astrale, fatto di pura energia. Film d’amore e sull’amore: chiedendosi quali sono, se ci sono, i suoi confini e la sua natura più riconoscibile, afferrabile, penetrabile. Un’opera dove ogni parola, nella ricchezza dei dialoghi e nella profondità dei pensieri, è una traccia, un richiamo a parametri diversi nella dimensione insondabile dei sentimenti.

Emozioni, dubbi e suggestioni

Nel continuo rincorrersi dei due personaggi alberga il confronto, direi la dialettica, tra le due sfere. Che l’autore, inseguendo ancora una volta la misura del dettaglio e la sua precisione, tende a risolvere in maniera razionale, rigorosa, in linea, se si vuole, con la natura stessa della disciplina che unisce Ed e Amy. Schivando però, nel medesimo momento, gli steccati del dogma e aprendo un varco nelle terre dell’arcano, trasformando in dubbio ciò che potrebbe sembrare certezza. Come quando un foglia trascinata dal vento si stampa tremante sul vetro della finestra dietro la quale la ragazza guarda lontano, lanciandole un segnale inequivocabile di “presenza”; o un cane, incontrato per caso in un parco, le si pone dinanzi con uno sguardo “umano” e un tentativo disperato di contatto. Trasmigrazione. Forse.

Racconto cinematografico e filosofico, La corrispondenza è un flusso di emozioni che si consuma con accenti forti, senza, con questo, abbandonarsi al sentimentalismo, alla ridondanza, all’enfasi. Tracciando anzi una linea di distanza marcata pure nella generosa progressione narrativa che Tornatore governa con l’abituale eccellenza.

Pioviggini inglesi, sonorità elettriche

Vitale il contributo della fotografia, affidata a Fabio Zamarion (lo stesso de La sconosciuta e La migliore offerta), che nei paesaggi inglesi lividi, piovigginosi e perlacei, sugli asfalti lustri di pioggia, negli interni ora bruni ora bluastri consegna al film una cornice armonica e densa di suggestioni. Così come essenziale, per certi versi - e stilisticamente - addirittura rivoluzionaria rispetto al passato, è la creatività musicale di Ennio Morricone, lontana dalla fascia sinfonica e sinottica, proiettata verso inedite ardite sonorità elettriche, cariche di atmosfera, perfino pinkfloydiane nell’assistenza ai percorsi visivi dello scenario stellare.

La recitazione di Jeremy Irons e Olga Kurylenko è a tratti abbacinante, avvolta nel silenzio cosmico della loro corrispondenza rivelatrice. Irons ad un tempo reale e fantasmatico, presente/assente, egoista e devoto nel suo amore sconfinato e speciale; Kurylenko liquida e dolente nella sua dubbiosa sofferenza e negli slanci a momenti disperati nel tentativo di afferrare il vento.

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