Cinema

Kubo e la spada magica: intervista allo sceneggiatore Marc Haimes

Il protagonista del nuovo film in stop motion della Laika è un cantastorie molto particolare: "Essere narratori è uno poteri dei più straordinari"

Marc Haimes

Simona Santoni

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Kubo e la spada magica è la quarta e nuova avventura in stop motion firmata Laika Entertainment, gli studi d'animazione già autori del poetico e dark Coraline e la porta magica (2009), di ParaNorman (2012) e Boxtrolls - Le scatole magiche (2014). Dal 3 novembre al cinema, alla regia di Travis Knight, presidente e amministratore delegato della Laika, vede per protagonista Kubo, un ragazzino che con il suo shamisen, un magico strumento musicale, racconta storie facendole saltar fuori da origami animati. Cieco di un occhio, rubatogli dal suo nonno malvagio, Kubo vive in una grotta con la madre, che gli ricorda di non farsi mai trovare lontano da quel luogo protetto nella notte. Per cercar di evocare il padre defunto, però, Kubo una sera non rispetta quella regola e diventa protagonista di un'odissea pericolosa alla ricerca dell'armatura impenetrabile, della spada indistruttibile e dell'elmo invulnerabile, per potersi difendere da parenti oscuri che vogliono rubargli anche l'altro occhio...

Oltre 400 persone, nei momenti di massimo lavoro, hanno portato lentamente in vita la sceneggiatura di Kubo e la spada magica. E poi ecco qualche altro numero sorprendente: una sequenza sulla barca di Kubo ha richiesto 19 mesi per essere girata, con quasi 250.000 fogli di carta Canson Colorline tagliati con il laser per coprire la barca o meglio le barche, visto che c'erano due barche intere e una semi-distrutta. La produzione ha realizzato il più piccolo pupazzo in stop-motion mai creato (fatto di origami) e il più grande, uno scheletro alto 4,8768 metri. 

 

Ospite di View Conference, la Conferenza Internazionale di VFX & Computer Grafica appena tenutasi a Torino, abbiamo avuto modo di fare qualche domanda a Marc Haimes, lo sceneggiatore di Kubo e la spada magica.

Kubo è un cantastorie molto particolare, come sua madre che nei rari momenti di lucidità rievoca e racconta. Che potere ha narrare storie e che funzione ha nel film?
"Riuscire a narrare, essere narratori, è uno dei più straordinari poteri che si possa avere. Kubo incanta tutti con questa sua grande capacità ed è proprio grazie a questo potere che molto spesso si tira fuori dai guai. Narrare storie crea un legame particolare nel film tra madre e figlio ma non voglio svelare troppo".  

Kubo e la spada magica è ambientato in un Giappone antico. Come si è preparato per immergere la storia nella cultura e nella tradizione giapponese?
"Da grande appassionato di fumetti il Giappone mi ha sempre affascinato, poi sono un tipo curioso, mi piace cercare e documentarmi e ho trovato nel Giappone antico un mondo assolutamente incredibile e ho cercato di riprodurlo nel film. Se ci sono riuscito o meno lo devo giudicare lo spettatore. In generale trovo il mondo orientale di una calma e di un'armonia uniche, soprattutto se confrontato con il frenetico e caotico Occidente. Questa contrapposizione si vede nettamente in Kubo e la spada magica". 

Il suo è un lavoro di composizione della storia a monte, a cui segue tutto il complesso e incredibile lavoro di animazione in stop motion. Che sensazioni ha avuto nel vedere i suoi personaggi e la sua storia prendere vita prima sotto le mani degli animatori Laika poi sul grande schermo?
"Incredibile! Vedere dei professionisti che lavorano sulla tua storia e vederla pian piano prendere vita è incredibile. Quando poi vedi il prodotto finito… be', io sono rimasto a bocca aperta come un bambino. Ogni volta mi emoziono e ogni volta è una sorpresa. Di Kubo sono particolarmente fiero perché mai avrei pensato nella mia vita che la mia passione per gli horror movies mi sarebbe stata utile per creare un film d'animazione per tutta la famiglia!".

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