Cinema

Johnny Depp a Venezia, aspettando i barbari: "Non sono solo un cattivo"

Nel film di Ciro Ferrara è un colonnello sadico. Al Lido parla del suo ruolo ma anche di sua figlia Lily-Rose, che l'ha preceduto sul red carpet: "Sono orgoglioso di lei"

Johnny Depp

Simona Santoni

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Occhiali scuri dalle lenti tonde contro i riverberi del sole, Johnny Depp è il colonnello Joll, di ferocia imperturbabile, in Waiting for the Barbarians (Aspettando i barbari), penultimo film in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Lui, giacca blu, voce bassa, torna al Lido quattro anni dopo Black Mass - L'ultimo gangster. È anche e soprattutto merito suo se questa edizione numero 76 ha tenuto alte le attese di pubblico e giornalisti fino alla fine. Al Lido, nonostante la pioggia e le onde grosse, zampettano persone come se non fosse il giorno precedente alla cerimonia di chiusura. Zona red carpet, ragazzine stoiche campeggiano da ieri notte. La sala stampa non è svuotata come i precedenti venerdì finali.
Lodi vanno anche a un cartellone che più degli anni passati conserva registi e titoli di peso fino all'ultima proiezione: oltre al film del colombiano Ciro Guerra con Depp, si svelano oggi l'ultimo dei tre italiani in concorso, La mafia non è più la stessa di Franco Maresco con un'indomita Letizia Battaglia, e il documentario Roger Waters Us + Them diretto dallo stesso Waters (anche lui a Venezia!) insieme a Sean Evans, aspettando The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi che domani porta al Lido Mick Jagger.

Ma torniamo ai barbari evocati da Guerra. In un deserto vicino alla frontiera, al confine di un imprecisato impero, c'è una fortezza d'avamposto e lì un magistrato (interpretato da Mark Rylance) che amministra con pacatezza, tra distese brulle e disabitate, atmosfere che richiamano Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. A rompere il clima di placido torpore è l'arrivo del colonnello Joll, Depp in persona, stretto nella sua uniforme blu scuro. Ostinato a vedere il pericolo anche laddove probabilmente non c'è, inizia la sua personale Guantanamo, instaurando spietati interrogatori con annesse torture. I "barbari", nomadi che vivono senza grandi rumori, spostandosi sulla linea di confine, così torturati e seviziati probabilmente diverranno veramente barbari e nemici. La visione pacifica e saggia del magistrato è destinata ad essere calpestata. 

 

Waiting for the Barbarians è tratto dall'omonimo libro di J.M. Coetzee, che ha scritto anche la sceneggiatura.

"Gli argomenti affrontati sembrano attinti dal mondo di oggi", dice Johnny Depp. "Sono temi attuali: chi decide che il potere diventa potere? Chi decide chi è usa e getta, non necessario?". Come in Animali fantastici - I crimini di Grindelwald, l'attore americano torna a mettersi addosso un volto da cattivo. Ma il divo precisa: "La cosa più interessante dei cattivi è che sono persone che la mattina, mentre si radono, non credo si dicano 'oggi sarò la persona più crudele del mondo'. Dietro a quell'uomo magari si nasconde un bambino spezzato. Il mio personaggio non è solo un cattivo, è lui stesso una vittima: il Joll esteriore è il sadico, poi c'è anche l'altro che è il masochista, che ha sempre il controllo". 

Waiting for the Barbarians è una produzione italiana firmata Iervolino Entertainment. E così Johnny non può che tessere le lodi dell'Italia: "Lavorare in Italia è sempre un'esperienza incredibile. C'è il cibo buono, ogni tanto bevo un goccio e mi piace", sorride, autoironico (recentemente aveva ammesso che dopo il divorzio da Amber Heard era diventato alcolizzato). "E poi è sempre bello essere a Venezia con un film, è un onore". 

Depp è stato preceduto qui a Venezia da sua figlia Lily-Rose Depp, che ha incarnato la principessa Caterina di Valois nel film fuori concorso The King. Quando parla di lei, Johnny si illumina: "È fantastico che anche lei sia qui. Quando era più piccola veniva spesso a Venezia con me. Vedere ora questa giovane donna che si presenta con grande dignità, facendo le scelte che ha fatto, mi rende orgoglioso. Avrebbe potuto fare film in cui avrebbe guadagnato tanto, ma ha preferito altro. Ha fatto il film con Natalie Portaman (Planetarium, ndr) e altri due francesi. I miei figli sono i miei dei". 

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