James Gandolfini, il boss che nessuno dimenticherà

Il destino gli aveva offerto un ruolo di quelli che ogni attore sogna: Tony Soprano, il mafioso in analisi che combatte con ferocia i nemici e le crisi di panico. Al resto ci ha pensato lui, entrando a pieno titolo nell'Olimpo dei grandi

Serio per caso...

 Gandolfini, serissimo, allo stadio di East Rutherford nel 2009 – Credits: Al Bello /Getty Images

Alberto Rivaroli

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Succede solo quando muoiono i più grandi. Accendi il computer, e sai che tutto quello che si poteva scrivere è gia in Rete. Niente di strano: la scomparsa di James Gandolfini, stroncato da un infarto ad appena 51 anni, fa parte di quelle breaking news destinate a rimbalzare ai quattro angoli del pianeta alla velocità della luce.

Sarebbe insomma davvero inutile, oltre che stucchevole, ammannirvi l'ennesimo riassunto della sua carriera, del dolore dei colleghi e dei fan, soprattutto di quelli che sono impazziti per I Soprano, la serie culto che ha cambiato la storia della televisione del costume americano.

Preferisco allora salutare un grande attore dicendo solo un paio di cose. La prima è che quello che già stiamo rimpiangendo non era solo una gran signore, gentile e modesto, ma soprattutto un vero fuoriclasse del set. Anche se la sua fama è inevitabilmente legata al piccolo schermo e al ruolo di Tony Soprano, boss del New Jersey alle prese con crisi di panico, anche nella sua carriera cinematografica non mancano le perle. Una su tutte: L'uomo che non c'era, magnifico noir dei fratelli Joel ed Ethan Coen, in cui recitava accanto a Billy Bob Thornton e Frances McDormand. Il film nel quale è riuscito a fondere alla perfezione l'intensità sentimentale con la fisicità quasi animale che spesso caratterizzva i suoi personaggi.

 

La seconda osservazione è in realtà una confessione di cui non vado particolarmente fiero, ma che credo sia condivisa da molti fan. Quando ho saputo che Gandolfini era morto, mi è dispiaciuto per lui, ma anche per me. Ho pensato a tutte quello che avrebbe potuto ancora regalare, in termini di talento ed emozioni, e mi sono sentito un po' più povero. Egoismo? Forse, ma anche affetto e riconoascenza. E, soprattutto, la consapevolezza che con James se ne vanno anche le residue speranze di poter assistere un giorno o l'alro a un clamoroso ritorno dei Soprano. Evento già improbabile di per sé, ma da oggi assolutamente impossibile. Sarebbe come girare una nuova avventuraepisodio di Rambo senza Sylvester Stallone, o un Die Hard con un giovanotto palestrato al posto di Bruce Willis in canottiera.

Quando muore un personaggio di questo livello, ti sembra che niente sarà come prima. Poi, per fortuna, la vita ti fa cambiare idea. Almeno per oggi, però, lasciateci in pace. Ciao James, e grazie di tutto.

 
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