Jessica Chastain: "Mi ispiro al bambino di E.T."

Pronta a essere premiata all’Ischia Global Film Festival, l’attrice racconta il suo amore italiano 

Jessica Chastain – Credits: Getty Images

Claudia Catalli

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Se la bellezza non è altro che un atteggiamento, per dirla con Isabelle Allende, allora Jessica Chastain si appresta a diventare un’icona di fascino universale. Non tanto perché seduce anche struccata, quanto per l’eleganza dei gesti, la freschezza dell’intelletto, l’attenzione e l’incanto con cui risponde alle domande. Pacifista dichiarata, vegetariana, la diva californiana due volte nominata agli Oscar ammette di essere dipendente dal lavoro nell’elencare i suoi nuovi progetti: da Interstellar, di Christopher Nolan, a Crimson Peak di Guillermo del Toro, passando per Miss Julie e A most violent year.

E poi c’è il film che le sta più a cuore, il cui titolo rimanda a quello di una canzone dei Beatles. In The Disappearance of Eleanor Rigby, scritto e diretto dal suo amico d’infanzia Ned Benson, Jessica è protagonista e produttrice. La pellicola, che narra vita ed emozioni di una coppia che perde il figlio e va in frantumi, è stata proiettata in anteprima all’Ischia global film festival e Chastain è stata premiata come migliore attrice dell’anno.
"È un bel momento, sono felice" dice, riferendosi anche alla love story con l’italiano Gian Luca Passi, manager di Moncler.

Com’è la vita di Jessica Chastain?
Semplice. Ero e resto una timida, quando non lavoro vivo in disparte. Amo cucinare dolci, portare a spasso Chaplin, il mio cagnolino, e leggere.

Come ci si prepara a interpretare una madre che, di colpo, perde il figlio?
Mi era capitato già in The tree of life. Qui Eleanor è una donna diversa, ugualmente vulnerabile, ma capace di reinventarsi. Ho fatto ricerche su donne che avevano perso bambini e scoperto le reazioni più varie. Tante provano a ricominciare e cercano di disegnare una nuova esistenza, mentre pare che i loro mariti tendano a fuggire il dolore.

Uomini e donne vivono quel dolore in modo diverso.
È una differenza che in momenti cruciali di sofferenza marca un confine e rende impossibile comunicare. L’ho capito alla fine della prima proiezione di The Disappearance of Eleanor Rigby quando venne a parlarci una coppia che aveva appena perso il figlio.

Lei sembra "abbonata" ai personaggi complicati: le piace?
Mi permettono di approfondire e conoscere la donna che sto diventando.

Calarsi nel ruolo di una persona che sparisce, cerca di non vedersi, indossa una maschera sociale, arriva a cambiare addirittura il colore degli occhi, ti costringe a porti tante domande. Come riesce a non perdersi?
Stavolta grazie a James McAvoy, il mio partner di scena. Sapevamo di avere tra le mani materiale umano "buio". Sul set, per contrasto, ridevamo come pazzi: lui è un burlone, scherza appena può ed è bravissimo a improvvisare. Una benedizione, visto che ero concentrata a fare bella figura con la mitica Isabelle Huppert, che nel film interpreta mia madre. È sempre stata il mio modello, per questo la compiacevo in tutto: siamo diventate buone amiche.

A cosa pensa quando deve affrontare una scena drammatica?
Al più grande maestro di recitazione che un attore possa avere: un bambino. Quello che hai dentro di te e che devi mantenere vivo. Come il piccolo Henry Thomas di E.T. Su Youtube c’è il video del suo primo provino. Una lezione per tutti: nel giro di pochi secondi scoppia in lacrime, perché è sincero.

A proposito di commozione: continua a ritirare premi come miglior attrice.
Devo ringraziare mia nonna, che mi ha iniziato alla magia del teatro. I premi fanno sempre piacere, se vengono dall’Italia, meglio: è un Paese che adoro e conosco, lo visito da una decina d’anni. Una parte di me si sente profondamente italiana (il suo fidanzato Passi è di origini bergamasche, ndr). A volte mi perdo a fissare la mimica dei vostri gesti, l’espressività: purtroppo non è la mia, ma è quella che vorrei.

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