Claudio Trionfera

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Due tragedie. Una nella rappresentazione classica, una sul palcoscenico. Tragedia nella tragedia in Interruption (in sala dal 24 aprile, durata 111’), opera prima di Yorgos Zois, ateniese, 36 anni, apprezzato e premiato autore di corti che in un’opera tagliente, coraggiosa e “difficile” mescola senza soluzione di continuità teatro e cinema, realtà e finzione. Offrendo su una scena essenziale, tutta neon e cristalli, uno spettacolo fuori steccato: ghiaccio, funereo e claustrofobico, sovraccarico di tensioni, giocato sulla gestualità degli attori e l’invalicabilità degli spazi.

Agamennone, Clitennestra, Egisto e le Erinni

Dei fuochi si accendono nella notte. Agamennone torna dalla guerra di Troia dopo dieci anni accompagnato dalla sua amante Cassandra. Sua moglie Clitemnestra e il suo amante Egisto uccidono Agamennone. Suo figlio Oreste torna dall’esilio per vendicarlo. E uccide sua madre Clitemnestra. Dopo l’assassinio Oreste è inseguito dalle Erinni. Dio Apollo addormenta le Erinni e Oreste si rifugia ad Atene. Il processo di Oreste incomincia. Per la prima volta nella storia il popolo di Atene farà da giudice.

La rappresentazione si ferma e ne incomincia un’altra

È l’Orestea di Eschilo, così come una lunga didascalia la introduce al film, accompagnando la macchina da presa nel teatro di Atene dove viene data nel suo scarno allestimento postmoderno. Ma l’obiettivo pedina anche un uomo armato in para-fantascientifica tuta nera, personaggio senza nome col volto impenetrabile di Alexandros Vardaxoglou che per conto del Coro interrompe la rappresentazione e ne avvia un’altra, assumendone la regìa e chiamando alcuni spettatori sul palcoscenico per farla proseguire.

Il crescendo di impeti, furori e sofferenze

I veri attori sono esclusi, temporaneamente sfrattati dalle loro postazioni, col Coro che diventa la guida della serata in un clamoroso rovesciamento di ruoli. Sicché la recita procede estemporanea nel parziale rispetto del canovaccio, il testo si adegua alla nuova situazione mentre si discute sui concetti del mito e della vita e la nuova “regia” diviene sempre più autoritaria, confondendo attori e spettatori in un crescendo di impeti, furori e sofferenze che sfocia nel sangue e nell’invocazione catartica sotto una pioggia battente che inonda il palco flagellando i corpi ormai nudi degl’interpreti.

Nell’interazione drammatica si confondono tragedia e realtà, cinema e teatro, thriller: l’evidenza della riflessione artistica di Zois conduce, nell’immediato, all’interpretazione dei classici nelle diverse fasi della Storia. Come dire: oggi l’Orestea è questa. E si sposta su un nuovo terreno di violenza e di imposizione cui la società-spettatrice è costretta a soggiacere in un agghiacciante trapasso.

I fatti realmente accaduti nella notte moscovita

Elaborazione cerebrale, se si vuole, ma efficace e coinvolgente. Non così lontana da vicende realmente accadute, del resto, nell’evidente ispirazione  alla carneficina del teatro Dubrovka di Mosca il 23 ottobre del 2002 quando, durante il secondo atto dello spettacolo Nord-Ost un commendo ceceno, una quarantina di militanti prevalentemente donne, fece irruzione tenendo in ostaggio 850 persone. Il sequestro, dopo due giorni di trattative, si concluse disastrosamente: 129 morti tra il pubblico, 39 tra i terroristi e oltre 700 feriti (altre informazioni, tra molte polemiche, parlarono di un numero maggiore di vittime) nell’assalto delle truppe speciali che irrorarono un micidiale agente chimico nell’impianto di ventilazione.

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Voto: 3/5
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