Cinema

Inferno di Ron Howard e lo spot alle bellezze italiane: 5 cose da sapere

Thriller con pochi brividi tratto dal bestseller di Dan Brown, ha il merito di esaltare le meraviglie artistiche di Firenze e Venezia

Tom Hanks e Felicity Jones

Simona Santoni

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Da Firenze a Venezia a Istanbul, da una galleria d'arte all'altra, un Tom Hanks appesantito e malconcio e una Felicity Jones fiammante e luminosa corrono per risolvere intrighi - che poi così intricati non sono - nel film Inferno, con cui Ron Howard rinnova la sinergia con i bestseller di Dan Brown. Un altro thriller dal livello di intrattenimento minimo e con pochi brividi, che ha nelle bellezze artistiche e architettoniche italiane la parte migliore.

Dal 13 ottobre al cinema, ecco 5 cose da sapere su Inferno di Ron Howard:

 

1) Dal libro di Dan Brown

Dopo Il Codice Da Vinci (2006) e Angeli & Demoni (2009), Inferno è il terzo adattamento della serie di romanzi di successo di Dan Brown con protagonista lo studioso e risolutore di enigmi Robert Langdon. La sceneggiatura, come in Angeli & Demoni, è affidata a David Koepp. 
Anche se sembra un po' datato il marchio di fabbrica pop-culturale di Brown, che unisce alti temi della storia dell'arte e della letteratura a risvolti mistery accalappia-pubblico, Inferno è stato il libro per adulti più venduto del 2013.
"Dan Brown ha scoperto qualcosa: tutti amano un buon enigma, specialmente quelli dove ci sono mille indizi che alla fine portano alla sua soluzione", è l'analisi di Hanks, che ritorna nei panni di Langdon. "Questi film riescono a dare tutto ciò allo spettatore, è quasi un film interattivo, e lo è già dai tempi de Il Codice Da Vinci". 

2) Ron Howard e Tom Hanks tornano sulla Terra

Sulla scia de Il Codice Da Vinci e Angeli & Demoni, anche questa volta è difficile cogliere in Inferno l'impronta migliore di Howard, la sensibilità e la finezza tecnica che l'hanno reso uno dei registi contemporanei più apprezzati e che hanno caratterizzato altri suoi lavori, da A Beautiful Mind a Rush fino al documentario recente sui Beatles, Eight Days a Week
Simile discorso vale per Hanks, che smarrisce il carisma calmo e intelligente ammirato anche in opere recenti, da Captain Phillips - Attacco in mare apertoIl ponte delle spie. Attore impareggiabile, qui sembra invece un po' smarrito - come il suo personaggio a corto di memoria - e ormai poco a suo agio nelle scene d'azione. 
Negli adattamenti dei libri di Brown, la coppia Howard-Hanks sembra cadere dall'Olimpo del cinema per piombare sulla Terra, ora alle prese con un thriller ordinario che, soprattutto nella seconda parte, manca di mordente.
È lieta invece la presenza di Felicity Jones, che mette un po' di pepe qua e là, anche se non può non essere pure lei vittima di una trama abbastanza prevedibile e più complicata che complessa. 

3) Dante Alighieri in salsa pop

"Inferno sarà la fine", è la minaccia che ricorre sin dall'inizio del film, con Ben Foster nei panni del milionario Zobrist, invasato che vede nello sterminio di gran parte dell'umanità la salvezza... dell'umanità.
Il simbolista Robert Langdon (Hanks) questa volta è a Firenze e non sa perché. Ha perso la memoria e si ritrova su un letto d'ospedale, assistito dalla dottoressa Sienna Brooks (Jones). Lo tormentano immagini che gli ricorrono inspiegabilmente in mente e che richiamano l'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri. Eccoli, i peccatori danteschi, nelle sue visioni: ci sono i falsari ricoperti di scabbia, i ladri avvolti da serpenti, gli indovini con la testa ritorta... L'estetica scelta da Howard per raffigurarli non è particolarmente accattivante. 
L'Inferno poi ritorna nell'illustrazione realizzata da Botticelli, che si fa sede di un anagramma. E poi ecco la maschera della morte di Dante e citazioni dal 25° canto del Paradiso
Pillole facilmente digeribili di Dante diventano lo stratagemma narrativo per confezionare rompicapi pop abbastanza pretestuosi. Com'è pop, se non facilone, lo scambio di battute con cui Langdon saluta il suo amore irrisolto, Elizabeth (Sidse Babett Knudsen): "La vita non fa che separarci", dice lei, "Come Dante e Beatrice", ribatte lui.

4) Uno spot turistico per l'Italia

Un buon 70% del film è stato girato in esterni in città come Venezia, Firenze, Istanbul e Budapest (il Museo Etnografico ungherese rimpiazza lo spazio italiano che conserva la maschera di Dante e il Museo Kiscelli è stato usato per la scena dell'inseguimento nella cappella sotterranea della Basilica di San Marco a Venezia).
Per l'Italia ne esce un ottimo spot pubblicitario grazie alle sue bellezze esaltate da riprese via elicottero e drone. A Firenze insieme a Langdon e Sienna corriamo per i grandiosi giardini di Palazzo Pitti fino al Giardino di Boboli. Poi eccoci sul Corridoio Vasariano, che percorre Ponte Vecchio per la sua intera lunghezza fino ad arrivare alla Galleria degli Uffizi. Sulle le tracce lasciate da Zobrist arriviamo al Battistero di S. Giovanni, in piazza del Duomo. A Venezia ecco troneggiare piazza San Marco e il Palazzo dei Dogi.
L'arte italiana è traboccante (si ammira anche l'affresco del Vasari sulla Battaglia di Marciano), le nostre meraviglie architettoniche pulsano. Quale migliore promozione turistica per l'Italia?

5) Francesca Inaudi e l'ironia sugli italiani

In un film ambientato per lo più in Italia, c'è un cameo di un'attrice italiana, Francesca Inaudi, nei panni di una guida di Venezia. È reso però quasi surreale dai problemi di doppiaggio, con Tom Hanks che parla italiano e si fra "tradurre" dalla Jones, in italiano, quanto detto dalla Inaudi, in italiano. 
Non manca anche l'ironia sugli italiani, affidata a uno dei personaggi più divertenti del film, il Rettore del Consorzio interpretato dal brillante Irrfan Khan. Nel nascondere tracce da una scena del delitto chiosa sicuro di sé: "Non è il mio miglior lavoro, ma per gli italiani può andare". 

Voto: 2/5
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