Il Sorpasso di Dino Risi: ottimismo e miserie italiane cinquant'anni dopo

Storia di un'estate nostrana. Nel 1962 il Paese era più povero ma grondava di cialtronesca speranza. Oggi è spremuto. La cialtroneria, quella, è rimasta

Il Sorpasso

Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant ne "Il Sorpasso" – Credits: Ansa

Simona Santoni

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A Ferragosto la Roma di Dino Risi si svuotava: un domino di saracinesche chiuse, strade deserte. Per trovare un telefono da cui chiamare il guascone Vittorio Gassman doveva disturbare il timido studente Jean-Louis Trintignant.
Nell'anno in cui Il sorpasso compie cinquant'anni, guardiamo quel ritratto brillante e dolente dell'estate italiana con tenerezza e amarezza insieme, scoprendo le analogie come le differenze tra ieri e oggi.

L'estate, nel 1962 come adesso, è il canto di sirene che chiama a disertare le città. Ma negli anni '60, seppur venissimo da un periodo di ristrettezze, si era in pieno boom economico, il Pil ubriacava.
Oggi è lo Spread a ubriacarci, di quelle ebbrezze più simili a quella del Marmeladov di Delitto e castigo che a festosi teatrini di giubilo da età del jazz.
Già dal primo sussurro di caldo Roma e Milano sembrano i poli negativi da cui scappano negativi cittadini. La fuga è l'imperativo. Anche se a guardar bene, negli ultimi tempi ci si sente meno reduci in città a Ferragosto. La crisi ci ha impauriti e ci ha riempito le tasche di piombo.
Tra i tanti sudamericani e nordafricani che non mollano i loro approdi tricolori, ecco pure volti nostrani al parco Lambro o all'Idroscalo di Milano, nei parchi di villa Borghese o villa Ada.

Le mete delle vacanze, per anni allontanatesi e diventate esotiche, tornano più vicine. E un road-movie tra tornanti laziali e toscani, dalla riviera di Fregene a Capalbio da Castiglioncello fino a Quercianella, come quello fatto da Bruno Cortona/Gassman e Roberto Mariani/Trintignant sembra meno un ricordo di un'epoca passata.
Con la differenza che la via Aurelia, allora mito collettivo e generazionale, strada verso la vacanza e simbolo di benessere, oggi è simbolo di traffico in tilt e Italia spremuta.
Invece del sapore di pini, di mare e di osterie alla buona, sa di discariche e ci mostra prostitute ai bordi della strada.
L'Italia di allora era più povera ma grondava di cialtronesca speranza. Oggi l'eurocrisi è lo spauracchio ricorrente che ci inchioda i piedi a terra.

La cialtroneria, così italiana, quella rimane.
Sul parabrezza della mitica Lancia Aurelia B24 Gassman aveva appiccicato con lo scotch un foglietto con su scritto "Camera Deputati", con cui provava a ottenere favori o ostentava autorevolezza.
Come ha colto Emiliano Morreale nella Domenica del Sole 24 ore , a Risi, Ettore Scola e Ruggero Maccari, coautori della sceneggiatura, dietro la maschera italiana di vincenti della crescita economica, già "apparivano una miseria morale, una corruzione intima, che li attraevano, li respingevano e li addoloravano sinceramente". Quell'Italia che assomiglia tanto a quella di oggi, che ha calato la maschera. Dove un bus viene riservato all'aeroporto di Bari solo per Cassano e famiglia, dove le vacanze private vengono messe sui rimborsi spese aziendali.  

"Ma che sei matto, te voi impiccia' con le testimonianze, voi passa' il ferragosto al commissariato", rimbrottava Cortona/Gassman a Mariani/Trintignant che voleva aiutare a ricostruire un avvenuto furto.
Alla metastasi della miseria tutta italiana Risi riesce a unire pennellate di euforia travolgente, in un abbraccio che le unisce come in un corpo unico.
"E nonno non è voluto venì, l'avete lasciato a casa? le belle famiglie italiane", così Gassman irrideva un attempato signore con cappello in moto, con dietro una giovine ragazza e in sidecar grassa signora con due creature in braccia e bagagli.
"E questi che viaggiano coi piedi de fori? un giorno voglio compra' un paio di tronchesi e zacchete, glieli taglio, difesa del paesaggio". Italici panorami.
E poi il villico (che oggi risuona nella pubblicità con Aldo, Giovanni e Giacomo), l'esuberanza di Cortona/Gassman che scopre in pochi sguardi i peccatucci di Occhiofino e degli zii di Grossetto di Mariani/Trintignant, la festa campagnola ovvero "il twist alla burina", il costume intero a righe di una giovanissima e stupenda Catherine Spaak. Affreschi indimenticabili, così divertenti, così stridenti. Un'eccitazione che come l'estate è destinata a finire. Nella curva di Calafuria. L'estate però è ciclica e puntualmente torna. Forse anche l'italica speranza ritonerà.

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