Cinema

Il "No" a Pinochet fa discutere e unisce il Cile

Dopo Cannes e il successo al festival di Locarno, ha esordito in Cile l'ultimo film di Pablo Larraín

Gael Garcia Bernal sulla locandina di "No"

Dopo il festival di Cannes e quello recentissimo di Locarno la vera prova del fuoco per No l’ultimo film di Pablo Larraín, già conosciuto per “Post Mortem” e “Tony Manero”, era proprio quel Cile di cui il film, tratto dalla pièce teatrale El Plebiscito di Antonio Skarmeta, racconta una delle pagine più dure e controverse. Ovvero le ultime battute del potere del dittatore Augusto Pinochet e della campagna televisiva del 1988 per il referendum volto a convincere le persone a votare "no" ad altri 8 anni del generale.

Il protagonista, Rene Saavedra, un arrogante creativo interpretato da Gael Garcia Bernal, già noto come il giovane Ernesto Che Guervara ne I diari della motocicletta, dà vita ad una saga dolce amara non solo di un capitolo importantissimo della storia del Cile ma dell’idea stessa di libertà. A trionfare infatti non sarà il semplice desiderio di essa ma l'efficacia degli spot televisivi nel venderla come “prodotto”.

In Cile l’attesa è stata altissima alimentata anche da un ottimo battage. Alla prima a Santiago hanno partecipato ben 3 ex presidenti della Repubblica, di opposti orientamenti politici: Patricio Aylwin, Eduardo Frei e Ricardo Lagos.

“Abbiamo voluto raccontare al mondo tutto ciò che c’è stato con Pinochet e le sue innumerevoli atrocità” ha spiegato il regista Pablo Larraín ma anche il fatto che questa campagna “mostrava qualcosa di positivo su come sarebbe potuto essere dopo, diceva alle persone: la felicità sta arrivando”. E il pubblico sembra aver recepito in pieno il messaggio . Stavolta fuori dai cinema, non ci sono state polemiche, né manifestazioni di nostalgici come spesso accade quando in Cile si parla di Pinochet durante il cui regime vennero uccise e/o fatte scomparire oltre 3 mila persone.

“Questo film mi ha fatto vedere da vicino le ipocrisie di quell’epoca - spiega adesso José che ha solo 15 anni e che Pinochet al potere l’ha visto solo nelle foto nei libri di scuola”. Sua madre Rina invece quell’epoca l’ha vissuta “ma riviverla al cinema permette in qualche modo di lasciarla andare via per sempre”. Tutto è filato liscio, insomma, come se davvero, almeno in Cile, paese che si prepara l’anno prossimo a rieleggere un nuovo presidente, la lunga strada verso la democrazia non sia più in salita.

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