Cinema

Hybris, thriller soprannaturale italiano di giovanissimi - Video

Opera prima del ventunenne Giuseppe Francesco Maione, al cinema dal 28 maggio

Hybris

Simona Santoni

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Opera prima del ventunenne Giuseppe Francesco MaioneHybris è un thriller soprannaturale che si ispira a La casa (Evil dead) di Sam Raimi, horror del 1981 che racchiude gli ingredienti tipici poi ripresi da tanti film dell'orrore: una casa, un fitto bosco, quattro ragazzi e la capacità di non prendere mai la decisione giusta.

Al cinema dal 28 giugno distribuito da Flavia Entertainment, è realizzato da una troupe e da un cast di attori under 30, tra cui il venticinquenne Lorenzo Richelmy, il Marco Polo dell'omonima serie tv americana della Netflix. Accanto a lui Guglielmo Scilla, conosciuto sul web come Willwoosh (dal nome del suo canale YouTube), la youtuber Claudia Genolini e Tommaso Arnaldi, attore televisivo che è anche sceneggiatore del film e fondatore della casa produttrice Mirelatives Pictures.

Richelmy è Fabio. La morte di suo cugino Valerio lo porta in una baita abbandonata insieme ad Alessio, Marco e sua sorella Penelope. Il gruppo, riunito per volontà di Valerio, attraverso i ricordi del passato rivive rancori sepolti. Strane cose iniziano ad accadere all'interno della casa e la conflittualità tra gli amici emerge in modo irreparabile. Una forza superiore sembra spingere i ragazzi a confessare i loro segreti più profondi, mentre allucinazioni visive alimentano le loro paranoie. Con il passare del tempo l'equilibrio mentale dei protagonisti si altera rendendoli vittime dei deliri più violenti. La verità emerge in modo inquietante: Valerio nascondeva un terribile segreto...

In questo video in esclusiva un estratto di Hybris:

Così Maione spiega l'origine di Hybris: "L'idea nasce da due esigenze: da una parte, la necessità di girare un film di genere, prendendo in prestito ingredienti tipici del cinema horror d'oltreoceano e unendoli a quelle che sono alcune delle peculiarità del cinema italiano, ovvero l'analisi del dramma e le relazioni tra i personaggi, il dialogo e non il sangue, perché è vero che la penna è più potente di una motosega. Dall'altra, la voglia di girare un film fruibile da tutti".

Il lungometraggio è stato interamente girato in teatro di posa. "Ho affrontato questo film tra i diciannove e i ventuno anni ed ero il più giovane sul set e voglio essere onesto (anche se il cinema non lo è mai con gli occhi dello spettatore):", racconta ancora il regista, "ho voluto osare, chiedendomi continuamente se stessi facendo un passo più lungo della gamba, o se per l'appunto stessi peccando di hybris (dal greco: 'tracotanza', ndr), ma poi hai lì una squadra di persone pronte a seguirti ed è questa risposta alle tue domande".

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