Hungry Hearts di Saverio Costanzo: a Venezia una vibrante storia di ossessioni e amore

Secondo film italiano in concorso al Lido, raccoglie lunghi applausi. Convincenti Alba Rohrwacher e Adam Driver - Venezia 2014

Saverio Costanzo, Adam Driver e Alba Rohrwacher a Venezia – Credits: Pascal Le Segretain/Getty Images

Simona Santoni

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Saverio Costanzo con Hungry Hearts porta alla Mostra del cinema di Venezia un tema tanto attuale quanto finora poco trattato sul grande schermo: l'ossessione per la purezza e la non contaminazione. Lo fa con personalità, raccogliendo lunghi applausi da parte della stampa. Unendo scene quasi strappate da una successione temporale, costruisce una cronaca di coppia dai suoi esordi fino alla sua deriva. È adorabile l'inizio che disegna il primo incontro, tutt'altro che romantico: l'italiana Mina (Alba Rohrwacher) e lo statunitense Jude (Adam Driver) si conoscono casualmente nel bagno di un ristorante cinese di New York, tra tanfi di evacuazioni corporee, porte bloccate e comicità. È celere l'evoluzione: l'amore sboccia e si consacra sulle note di Flashdance... What a Feeling, mentre Jude prova a intonare per la sua Mina, in italiano, Tu si na cosa grande (il film è girato in inglese).

In fondo non del tutto cercato, nasce il primo figlio e Mina, già durante la gestazione, è preda di un vorace cambiamento. Mangia poco, uno strano sogno la tormenta... E poi arriva la predizione di un'indovina: suo figlio sarà un bambino indaco. Ciò non fa che rafforzare il germe delle sue fissazioni. Vegana convinta, dopo quattro mesi d'allettamento Mina comincia a propinare al suo piccolo come unici alimenti semi oleosi, purea di vegetali e avocado. Inoltre mette in piede una serie inquietante di protezioni per il neonato: lavorazioni in lana per riparare gli angoli dei mobili, reti a percorrere la balaustra delle scale, il divieto di portare il cellulare acceso in casa, l'obbligo di camminare scalzi e di lavarsi le mani prima di toccare il bebè... Ha realizzato anche un orto domestico per poter avere ortaggi di fidata provenienza ed evita accuratamente i medici preferendo metodi e cure naturali. La sua vita ruota tutta attorno al bambino, che ha con sé ventiquattro ore su ventiquattro; questi però, a sette mesi, è fortemente malnutrito e rischia di morire. Jude ama Mina, ma non riesce a farla ragionare. Con tutto l'amore che può animarli, lo scontro è inevitabile. E la mamma di Jude (Roberta Maxwell) avrà un ruolo determinante. 

Secondo degli italiani in concorso al Lido dopo Anime nere,  Hungry Hearts fa centro e si chiude con un finale forte, che forse avrebbe potuto interrompersi qualche secondo prima. L'amore estremista può trasformarsi in male. Costanzo si ispira al libro Il bambino indaco di Marco Franzoso. "Quando lo lessi all'inizio mi respinse, ebbi un impatto violento. Continuava però a stare lì", racconta il regista già autore di Private, In memoria di me, La solitudine dei numeri primi. "Ho iniziato a scrivere il film un anno e mezzo dopo, senza rileggerlo".

"Non è pazza è solo.... insolita", dice Jude di Mina. E lo stesso pensa Rohrwacher, finora interprete del personaggio femminile più centrale e tormentato tra i lungometraggi in corsa per il Leone d'oro: che l'attrice italiana possa aspirare alla Coppa Volpi? "Non è matta", spiega. "L'amore che prova è un'arma a doppio taglio; il bene che la anima la porta ad agire nel male". Buona anche la prova di Adam Driver, dilaniato e intenso, recentemente visto nei panni del fotoreporter di Tracks - Attraverso il deserto.

Costanzo, che per il titolo riprende una canzone di Bruce Springsteen, è stato anche l'operatore del film. "Non ho avuto nessun genere cinematografico in mente per Hungry Hearts, ho pensato solo a un approccio alla Cassavetes. Volevo un approccio sentimentale alla materia. Siamo andati d'istinto. Avevamo un piccolo set e lì la macchina da presa l'abbiamo messa ovunque". 

Con il crescere dell'afflato drammatico le immagini si fanno anche un po' deformate all'interno del piccolo appartamento di Jude e Mina, dove si svolge gran parte delle scene generando un lieve senso claustrofobico. 

Vegetariani, vegani & co. si sentiranno offesi da Hungry Hearts? Se hanno buon senso credo proprio di no. Del resto l'intento di Costanzo non è giudicante: "Non abbiamo voluto giudicare nessuno. Non sono mai stato dalla parte di Mina o di Jude. Ho cercato di guardare a questi personaggi con enorme tenerezza, in una sorta di catarsi per guardare anche a me con maggiore dolcezza". 

 
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