Gravity, dagli abissi digitali alle vette degli incassi: 5 motivi del successo

Osannato dalla critica, negli Stati Uniti è ancora campione imbattibile del box office. Cerchiamo di capire perché, in cinque punti

Gravity (Warner Bros)

Simona Santoni

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Se in Italia l'arrivo dei Minion di Cattivissimo me 2 e della commedia italiana Aspirante vedovo ha tolto la vetta del box office a Gravity, l'avventura nello spazio di George Clooney e Sandra Bullock continua a essere imbattibile in Usa e Canada (nella percentuale di incassi statunitensi provenienti dal 3D ha superato anche Avatar). E le recensioni di entusiasmo grondante non hanno fine.

Eppure la trama del film di Alfonso Cuarón è davvero esigua. Eppure la recitazione di Clooney e Bullock è difficilmente afferrabile dentro le loro tutone da astronauti. Allora?

Cerchiamo di capire le ragioni di un grandioso successo in cinque punti. Condizione però aprioristica di visione, senza la quale quanto sta per seguire ha meno senso: Gravity va visto in 3D e possibilmente su schermo IMAX (qui la motivazione).

1) Il modo più vicino all'essere davvero nello spazio

In fondo siamo tutti aspiranti esploratori di mondi ignoti e vuoti da conquistare. Per la maggior parte di noi, però, Gravity è l'unico modo e il più vicino all'essere realmente nello spazio. A fiato sospeso, seduti su una poltroncina, senza neanche spostarsi dalla propria città, si può indovinare cosa si sperimenta nel librarsi nella mancanza di gravità spaziale.

2) Effetti visivi senza pari

Gravity, secondo The New York Review of Book, è il primo film dopo Hugo Cabret di Martin Scorsese a suggerire che il regista abbia ponderato la natura del cinema stereoscopico piuttosto che i suoi risultati commerciali. I suoi effetti visivi sono ritenuti all'unanimità senza pari, capaci di far percepire estremamente plausibile lo spazio in cui Clooney e Bullock galleggiano. "Non è solo il film più bello dell'anno, è una delle conquiste più suggestive della storia degli effetti speciali nel cinema", ha scritto Tom Huddleston su Time Out.

3) Disorientamento sensoriale

Grazie all'immersione nello splendore visivo, Gravity porta con sé un vero e proprio disorientamento sensoriale. "Il 3D non ha mai espresso un senso più fisico del vuoto", scrive The New York Review of Book. I personaggi sembrano volteggiare sull'orlo dell'eternità e, nel momento in cui sono spinti lontano dalla portata della videocamera, sembrano persi, risucchiati, spariti per sempre. "Non è un film di idee, come 2001 - Odissea nello spazio di Kubrick", sostiene il New Yorker, "ma è un'esperienza fisica travolgente, una sfida per i sensi che coinvolge ogni tipo di paura". Sotteso soffia un terrore metafisico. La precarietà dell'esistenza è persistente mentre il corpo di Sandra Bullock è sottoposto a ogni tipo di minaccia: soffocamento, urto mortale, implosione, follia... (Per Bullock Gravity è stato davvero una prova fisica e mentale: è stata filmata in movimenti subacquei, sospesa a un sistema di dodici fili e mossa come una marionetta, ha trascorso gran parte delle riprese isolata, rinchiusa in una sorta di scatola di sei metri con 4096 lampadine led).

4) Un blockbuster di brillante resa estetica

Gravity è riuscito in un'impresa rara, combinare una produzione hollywoodiana ad alto budget con un risultato di forte spessore estetico. Blockbuster e qualità sono vocaboli che quasi mai vanno d'accordo. Cuarón ha creato un'eccezione. 

5) Passione di Cuarón in ogni fotogramma

Il regista messicano finora ha realizzato per lo più adattamenti cinematografici di romanzi. Gravity invece è una storia tutta di Cuarón (suo padre tra l'altro è fisico nucleare), scritta con suo figlio Jonás, a cui ha lavorato per quattro anni (incluso un anno di post-produzione). Il suo progetto ha richiesto la creazione di videocamere robot appositamente studiate, di piattaforme flessibili in cui oscillassero gli attori, di ambienti generati dal computer per simulare l'assenza di gravità, di tanta tantissima cura nei dettagli. La passione messa da Cuarón in questo film ambizioso si percepisce in ogni fotogramma. Cuarón ha saputo creare l'illusione di sentirsi in uno spazio illimitato.

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