Gli ultimi saranno ultimi
Cinema

Gli ultimi saranno ultimi, Paola Cortellesi eroina tragica: 5 cose da sapere

Massimiliano Bruno racconta l'Italia dei vinti, umiliata ma ostinata a mantenere la sua dignità

L'Italia dei vinti, a cui non è garantita alcuna dignità. I precari affossati dalle dinamiche spregiudicate del lavoro, gente comune che vive di poco e a cui anche quel poco viene tolto. Massimiliano Bruno dopo tanta commedia si concentra su uno spaccato di contemporaneità doloroso e tagliente. Gli ultimi saranno ultimi nel titolo dice già molto di quello che il film contiene. Paola Cortellesi è la sua eroina tragica, popolana che ha una vita ordinaria di sacrifici e ambizioni minute: "era la vita che c'era capitata e ci piaceva così", dice la sua Luciana. 
L'intento è di mettere nero su bianco le ingiustizie sociali e la fatica dei tanti ultimi, ma alla buona volontà non corrisponde il risultato. A cavallo tra tentativi di leggerezza e toni drammatici, in un balletto poco organico nei cambi di registro, quello che più latita è la verità. 

Ecco 5 cose da sapere su Gli ultimi saranno ultimi.

 

1) Dalla spettacolo teatrale Bruno-Cortellesi

Gli ultimi saranno ultimi è la trasposizione cinematografica dell'omonimo spettacolo teatrale firmato da Massimiliano Bruno. Era stata la stessa Paola Cortellesi a portarlo sul palco (per due anni nel 2006 e 2007), dando voce a tutti i personaggi. Ora è solo Luciana Colacci, donna mite e responsabile che vive ad Anguillara, provincia di Roma, dove le antenne di Radio Vaticana scatenano la loro potenza anche sugli oggetti di casa diventando involontari diffusori di messe e rosari. Luciana è sposata con Stefano (Alessandro Gassman), marito giocherellone e negligente che non vuole star sotto padrone e si arrabatta in affari che sono una rimessa. I due son soliti far le vacanze a ottobre, in Calabria, per risparmiare, ma nonostante tutto hanno il loro sereno equilibrio. Lei lavora in una fabbrica di parrucche, è precaria, ma il rinnovo del contratto sembra dietro l'angolo. Quando finalmente rimane incinta, tutto precipita. L'azienda la lascia a casa, i soldi scarseggiano. Il baratro economico apre anche la crisi coniugale. Luciana, disperata, si ritrova con una pistola in mano.

2) Più dramma che commedia

Autore, regista e attore teatrale, Bruno aveva esordito alla regia cinematografica nel 2011 con l'esplosivo e divertente Nessuno mi può giudicare, in cui aveva diretto proprio una meravigliosa Paola Cortellesi.
"In questo film ho deciso di cambiar pelle e ricordarmi delle mie radici. È per questo che ho voluto fare tante prove con gli attori sul palco di un piccolo teatro di Testaccio. Un impegno costante, battuta per battuta, che mi ha ricordato tutto l'amore che ho per questo mestiere", ha detto Bruno che ha anche curato la sceneggiatura insieme a Cortellesi, Furio Andreotti e Gianni Corsi. "Nella parte di commedia ho cercato di non andare mai sopra le righe. Ho scelto di girare tutto in maniera ruvida, sempre con la macchina a mano, per rendere viva la rabbia e l'amore che trasudava dalla nostra storia".
Gli ultimi saranno ultimi pende più dalla parte del dramma che da quella della commedia. La leggerezza spesso è affidata a episodi tra amici con voci troppe alte ed esasperazioni. La tragedia è sempre dietro l'angolo, anche se si fatica a entrare in empatia con le ansie e le paure di Luciana: di Paola Cortellesi non si discute la bravura, anche se è più a suo agio con sfumature solari o tragicomiche piuttosto che col nero più profondo dell'anima.
Di questi tempi forse avremmo più bisogno di speranza che di buio sconfortante e senza soluzioni. Bruno però sostiene che il suo messaggio di fondo è: "Cercare di resistere, nonostante tutto". 

3) Tanta buona volontà, poca verità

Bruno asserisce: "Ho voluto seguire la verità, parlando di dignità, quella per cui uomini e donne devono avere le stesse opportunità, quella per cui avere un lavoro è un diritto. E anche quella per cui, come dice il personaggio di Paola nel film, bisogna avere uno stipendio, basso, che possa però garantire una vita dignitosa". Ma è proprio la verità a mancare ne Gli ultimi saranno ultimi. Non troviamo momenti che sembrano rubati a vita vissuta, veraci e semplicemente autentici. Il senso del vero è un ingrediente essenziale ma pure non facile da catturare, cosa in cui eccelle invece il cinema francese. Bruno non gioca sul togliere e sul lasciare intuire, costringendo in binari troppo segnati la narrazione, dando sin troppi elementi in mano allo spetttore: si sofferma marcatamente sullo sguardo colpevole della collega di lavoro di Luciana oppure sul volto di Luciana che durante il catering sogna una vita diversa...  

4) Bentivoglio alla ricerca della scelta giusta

Tra l'implosione interiore pronta a deflagare della Cortellesi e l'esuberanza un po' cialtrona di Gassman, più esagitata del solito, si colloca la pacata e grigia solitudine di Fabrizio Bentivoglio, che muove con disinvoltura il personaggio meglio delineato e più credibile. È lui Antonio, poliziotto che oggi come ieri è chiamato a fare le scelte giuste. Ha la cadenza veneta e una certa buffa e delicata goffaggine. Pesa su di lui un'onta da cui non si nasconde e accetta sommessamente il suo peso. A una sua battuta in una triste notte di Capodanno si deve la più rinfrancante risata del film. 
Uomo d'altri tempi, si invaghisce della parrucchiera (Irma Carolina Di Monte) del paese: Bruno decide di consegnarci così anche una lezione sull'accettazione del diverso. Forse troppi buoni propositi messi insieme con poco amalgama. 

5) Colonna sonora

Le musiche originali de Gli ultimi saranno ultimi sono di Maurizio Filardo. Passando attraverso Infinito di Raf cantato a squarciagola da Cortellesi & Co. e Quello che non c'è degli Afterhours, la chiusura è affidata a Gli ultimi di Paola Turci, che ha scritto la canzone apposta per il film insieme ai compositori Kaballà e Filardo.

Voto: 2/5
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