Simona Santoni

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Dal 1948, anno in cui è stato istuito l'Oscar al miglior film in lingua straniera, sette registi italiani hanno vinto la prestigiosa statuetta. Uno di questi è Giuseppe Tornatore, che il 27 maggio compie 60 anni. Nel 1990, quando riceveva quell'Academy Award dai tanti significati, aveva 33 anni e con Nuovo cinema Paradiso aveva conquistato tutti, il pubblico, il Festival di Cannes (Grand Prix Speciale della Giuria) e Hollywood.

Per Giuseppe Tornatore da Bagheria era il secondo film di una carriera inrterpretata con rigore, metodo e passione intellettuale.

Gli esordi sotto l'egida di Rosi

Il suo film d'esordio è del 1986, Il camorrista. È il debutto di un uomo di cinema ormai adulto: figlio di un sindacalista della Cgil, studente modello, proiezionista da bambino, regista teatrale da adolescente e poi dietro la macchina da presa per una serie di documentari, attivista politico nel Pci, trovò anche i soldi per sostenere la produzione di Cento giorni a Palermo (1984) di Giuseppe Ferrara, guadagnandosi così i gradi per firmare la seconda unità del film come regista.
A fargli da mentore è stato un maestro come Francesco Rosi che ha filmato in una conversazione senza tabù nel doc Incontro con Francesco Rosi (1981), e a cui poi dedicherà un bellissimo libro-intervista nel solco dei grandi dialoghi scritti tra registi. Il buon successo de Il camorrista, in cui teneva a bada un attore navigato come Ben Gazzara costringendolo in una misurata e intensa interpretazione che riecheggia i veri tratti del boss Raffaele Cutolo, aprì a Tornatore la porta principale della produzione.

Il successo con Nuovo cinema Paradiso 

Fu Franco Cristaldi a scommettere su di lui per il progetto (intensamente autobiografico) di Nuovo cinema Paradiso che ha saputo difendere e pilotare attraverso una rocambolesca storia commerciale fino al successo assoluto. Film che è un'autentica dichiarazione d'amore alla settima arte, è la storia di amicizia tra un bimbetto e un proiezionista, che farà respirare al piccolo tutto il fascino del cinema.
Da allora, i suoi film sono tutti attesi come eventi: dalla collaborazione con Marcello Mastroianni in Stanno tutti bene (1990) al surreale Una pura formalità (1994) con Gérard Depardieu e Roman Polanski, dal premiato L'uomo delle stelle (1995) - che fu anche nominato agli Oscar - con Sergio Castellitto all'acclamato La leggenda del pianista sull'oceano (1998) con Tim Roth, tratto dal romanzo di Alessandro Baricco.  

Da allora la sua carriera sembra divisa in due: da un lato la nostalgia per la Sicilia con opere quasi pittoriche come Malèna (2000) con Monica Bellucci e Baarìa o il memorabile documentario Il cappello a tre punte (1995), tutto consacrato al cinema della sua terra; dall'altro storie taglienti o teoremi intellettuali di grande suggestione come La sconosciuta (2006) o i recenti La migliore offerta (2013) e La corrispondenza.

Il doc su Ennio Morricone

Personalità schiva, sempre protetto dietro una montatura da occhiali da professore di liceo, gentile nei modi e sommesso nella parola, Giuseppe "Peppuccio" Tornatore ha sempre fatto un cinema molto lontano da quello di Francesco Rosi ma per nessun altro autore ha professato altrettanta venerazione.
Da premio Oscar a premio Oscar, il prossimo lavoro di Tornatore sarà Lo sguardo della musica, un documentario dedicato a Ennio Morricone, che proprio quest'anno è stato omaggiato dall'Academy e che il regista siciliano ha spesso chiamato a collaborare ai suoi film. Il sublime incontro di due eccellenze italiane. 

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