Simona Santoni

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Regista appassionato, fiero operaio di un cinema civilmente impegnato ma anche spettacolarmente avvincente, Gillo Pontecorvo moriva 10 anni fa, il 12 ottobre 2006. Pur non essendo stato molto prolifico, ci ha lasciato in eredità autentici capolavori, da Kapò (1959), con Emmanuelle Riva giovane ebrea che diviene crudele sorvegliante delle compagne in un campo di concentramento, alla sua punta di diamante, La battaglia di Algeri (1966), Leone d'oro alla Mostra del cinema di Venezia. 

Pronto ad affrontare tematiche difficili e storicamente importanti, anche non prettamente italiane, dal nazismo al colonialismo, dalle lotte di liberazione al terrorismo basco, Pontecorvo è stato un perfezionista, molto attento a curare i dettagli dei suoi progetti: ha lavorato sei anni prima di realizzare La battaglia di Algeri, magistrale ricostruzione con taglio documentaristico della sanguinosa guerra d'indipendenza algerina contro la Francia. Proprio in Francia la proiezione del film fu proibita fino al 1971. Di grande potenza emotiva, fu interpretato da attori non professionisti in una coralità che ne esalta la tensione. Ricevette due nomination all'Oscar, come miglior regista e per la miglior sceneggiatura insieme a Franco Solinas.

Proprio con Solinas, Pontecorvo instaurò una preziosa collaborazione. E proprio della Mostra del cinema di Venezia, invece, fu prima curatore quindi direttore dal 1992 al 1996. 

Nella sua bacheca, tra gli altri premi, due David di Donatello per la miglior regia per Queimada (1969), con uno stupendo Marlon Brando, e per Ogro (1979) con Gian Maria Volonté. 

La Mostra del cinema di Venezia l'ha ricordato quest'estate proiettando la copia restaurata de La battaglia di Algeri, a cinquant'anni dal Leone d’oro che rivelò Pontecorvo alla ribalta mondiale. 
La Festa del Cinema di Roma, a dieci anni dalla sua scomparsa, omaggia il regista alla Casa del Cinema con la proiezione di Queimada, in cui il regista, tramite la ricostruzione storico-geografica dei tempi del colonialismo portoghese del XIX secolo, fa una lunga e sofferta meditazione sulla vita, sulla storia, sulla schiavitù e sulle leggi del profitto.

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