GEOSTORM
Cinema

Gerard Butler: "Lo ammetto, sono un tenerone" - FOTO

L'attore, famoso per le sue parti da duro, si svela in un'intervista esclusiva. E intanto esce Geostorm, disaster movie

È di nuovo un eroe, quasi una rivisitazione in chiave futurista del re spartano Leonida di 300, il film che nel 2007 lo consacrò divo e supermacho.

Stavolta Gerard Butler salva l’umanità minacciata da tempeste di ghiaccio, onde anomale, grattacieli che si sbriciolano, insomma da tutto il repertorio degno di un kolossal catastrofico quale è Geostorm, dal primo novembre al cinema. Uno di quei film che tanto piacciono ai ragazzini, molto agli uomini, meno alle donne. Forse per questo hanno chiamato lo scozzese quarantasettenne dagli occhi cerulei, fisico bestia, sorriso sornione.

E a dispetto del cliché che lo vuole "solo bello", davanti a un caffè in un hotel romano, dimostra di possedere pure cuore e cervello. Sarà per la vita densa passata: un’infanzia zoppa, con il padre sparito per 14 anni (dai suoi 2 anni), ritrovato e risparito poco dopo perché chiamato nel regno dei più; una laurea in Legge e il mestiere d’attore iniziato per caso; un atto eroico in curriculum (ha salvato un ragazzino che stava  annegando); una carriera cinematografica con alti e bassi e una da sciupafemmine invidiabile: Cameron Diaz, Jennifer Aniston, Madalina Ghenea, Naomi Campbell e Morgan Brown, l’ultima della lista, una sexy interior design.  

Geostorm è il suo 38esimo film: molti action movie, qualche commedia rosa.

 

In quale genere si trova meglio?
Ho girato di tutto, musical, thriller, film per famiglie e black comedy perché mi piace sperimentare personaggi. Il fatto
è che i titoli adrenalinici sono i più internazionali e così il pubblico mi conosce per quelli. Ma vuole la verità?

Certo.
Io adoro i film drammatici dove la lotta interiore del personaggio mi regala qualcosa. E mi rimane dentro.

Però in Geostorm rifà l’eroe. Ne ha bisogno il mondo?
Come non mai. Soprattutto negli Stati Uniti dove vivo: ci sono odio, frustrazioni, rabbia, paura. Ogni giorno arrivano notizie ferali riguardanti terrorismo e  stato di salute del pianeta.

Anche Papa Francesco ha più volte lanciato l’allarme ecologico. Le piace Bergoglio?
Lo adoro, non usa mezzi termini e non ha paura di dire cose sconcertanti. Sta traghettando la Chiesa da un’era più medievale alla modernità. È bello che parli di emergenza ecologica.

Nel film lei è uno scienziato allergico al potere mentre suo fratello ci sguazza. Ciò che ha vissuto nell’infanzia le è servito per raccontare al meglio il conflitto fra i due?
Conflitto che nel film nasce dal fatto che, in quanto fratello maggiore, avrei dovuto fare da padre a mio fratello (i due sono rimasti orfani, ndr). Nella realtà, sono cresciuto solo con mia madre e ho conosciuto poco mio padre. E questa esperienza mi ha segnato.

Il suo scienziato è anche molto macho.
Non mi vedo macho né mi ritengo un sex symbol come dicono. Mi sento più come un orsacchiotto, pronto a piangere, a commuoversi, a sentire le altrui sofferenze e gioie. Spesso desidero di essere, nella mia vita, io più macho.

Vuol dire che è un romanticone, che le piacciono le coccole?
Sono il più grande coccolatore del pianeta! Io non smetterei mai di fare coccole. Quando sono a letto con la mia compagna, la riempio di coccole, stiamo abbracciati. Coccolo anche i miei cani.

È vero che pensa di comprarsi un maiale?
Ho degli amici che lo hanno. E non è detto che non segua l’esempio.
Visto che si è autodefinito un «uomo sentimentale», c’è una commedia rosa  che avrebbe voluto interpretare: Ghost, Pretty woman...
Harry ti presento Sally. Premesso che Billy Crystal è inarrivabile,  mi piace la storia, l’amicizia che diventa amore, lo humor. È un film che dà speranza.

A proposito, in una relazione meglio ridere o fare del buon sesso?
Ridere mentre si fa sesso, no?!? Intendo mentre si è a letto. Comunque, saper ridere insieme è più importante.

Hanno fatto il suo nome come possibile futuro James Bond. Le piacerebbe?
Ho già girato Il domani non muore mai, nel 1997. Avevo una sola battuta: "Siamo 114 gradi a poppa". Essere Bond? Sì, mi piacerebbe, però sono soddisfatto della mia carriera.

Ultima domanda, d’obbligo: che ne pensa del «caso Weinstein» sulle presunte molestie sessuali da parte del produttore?
Mi ha molto turbato. Ad Hollywood, Harvey Weinstein era amato da alcuni, antipatico ad altri. Si sapeva che aveva una passione per le donne, ma che arrivasse a comportarsi in quel modo no.  È orrendo, triste. Continueranno le rivelazioni e qualcuno pagherà.

Nessuna ipocrisia da parte del mondo dello spettacolo americano?
Hollywood è  ipocrita in questa crociata esagerata... C’è chi fa rientrare le figlie da Los Angeles. Ma anche la stampa lo è, che sapeva e non ha mai scritto. Questo è un uomo orribile forse. Ma il suo modo di fare non è di tutti. Per favore, stiamo calmi.

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