Cinema

Gemma Bovery, deliziosi Arterton e Luchini: 5 motivi per vedere il film

Tra seduzione e lento vorticare verso un destino ineluttabile, "Madame Bovary" non è mai stata così divertente

Gemma Bovery

Simona Santoni

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Il mondo si spacca tra chi ama il cinema francese e chi lo odia. In questa suddivisione spiccia, io sono tra chi lo ama. Adoro il suo sguardo sottile e un po' compiaciuto, quasi sofisticato eppure fluido e fresco. Gemma Bovery ne è un valido esempio. Dal 29 gennaio al cinema, è una piccola... gemma. Di equilibri. Di ironia, profondità umana, seduzione. Merito dell'alchimia di due attori squisiti, il veterano fenomeno francese Fabrice Luchini e la sempre più brava Gemma Arterton, inglese che si è messa alla prova col francese. Merito anche e soprattutto di Anne Fontaine, che ha diretto e ha sceneggiato insieme a Pascal Bonitzer, adattando la graphic novel omonima della cartoonista britannica Posy Simmonds.
Dopo il biopic Coco avant Chanel - L'amore prima del mito e l'intrigante e discusso Two Mothers, la cineasta cesella una commedia che emana vapori di drammaticità e sensualità. A parte una lieve concessione alla stanchezza nella seconda parte, è da gustare tutta d'un fiato. 

Perché vedere Gemma Bovery? Ecco perché. In 5 punti. 

 

1) Madame Bovary si fa contemporanea

Nei licei francesi Madame Bovary oggi è soprattutto un "grattacapo per gli studenti che sono obbligati a leggerlo", parola di Luchini. Ma il romanzo di Gustave Flaubert in Gemma Bovery rivive con note assolutamente contemporanee che metteno a nudo la libido intrinseca del libro. È proprio il personaggio interpretato da Luchini per certi versi a orchestrarne la trama. L'attore, recentemente magnifico misantropo in Molière in bicicletta, è un intellettuale insoddisfatto che da Parigi si è rifugiato nella verde e tranquilla Normandia, "per trovare equilibrio e serenità" facendo il panettiere. Tentativo fallito. Il suo Martin Joubert è un inguaribile uggioso. L'arrivo della sua nuova vicina di casa lo desta però dal grigio torpore, ponendo fine a "dieci anni di tranquillità sessuale". La vicina si chiama Gemma Bovery (la interpreta Gemma Arterton), è inglese e sposata a Charlie (Jason Flemyng): la somiglianza dei loro nomi coi protagonisti del classico di Flaubert (Emma e Charles Bovary) turba Martin, lo ossessiona... Tanto da cominciar a mescolar la letteratura con la vita... e a manipolare quest'ultima. Madame Bovary rivive, più comica che mai, eppure sempre tragica, nell'ineluttabilità del destino.

2) Ironia sottile e spassosa

Gemma Bovery: tutto parte da un gioco di parole su un archetipo letterario femminile. Da qui prende il via una valanga inevitabile eppure invisibile fino a che non piomba fragorosa. Ma intanto l'ironia sferza sottile regalando sequenze di divertimento gioioso. Sono puro spasso gli sguardi rapiti e quasi alieni di Martin, la sua reazione quando Gemma dichiara di voler comprare dell'arsenico per uccidere i topi, il momento in cui le succhia via il pungiglione dalla schiena mentre sopraggiunge il bel Hervé de Bressigny (Niels Schneider)... Gemma, a sua insaputa, ripercorre i passi di Emma Bovary e questo tragitto, sotto lo sguardo goffo e vorace di Martin, è squisitamente umoristico.

3) Luchini, sempre lui, superbo

Il talento di Luchini è risaputo ma lui una volta di più ce lo ricorda. Gemma Bovery sembra quasi un logico tassello nella sua carriera dopo l'altra commedia letteraria Molière in bicicletta. Il personaggio di Martin, anche se è nato dalla penna britannica di Simmonds, pare scritto per lui. 
L'attore sessantatreenne riesce a far risultare la ossessione di Martin per Madame Bovary come qualcosa di totalmente naturale. È trascinante nella sua docile follia

4) La sensualità di Gemma Arterton. E non solo

Gemma Arterton aveva già recitato in un adattamento di una graphic novel di Simmonds, in Tamara Drewe - Tradimenti all'inglese (2010). Per questo è stata inizialmente titubante nell'accettare il ruolo. Per fortuna ha ceduto. Perché è Gemma Bovery, più che la meno saporita Tamara Drewe, il film che riverbera la sua bravura e la sua sensualità genuina. La sua energia silenziosa e così prepotente conquista inevitabilmente. Con Luchini si crea l'alchimia perfetta. Nella sua omonima Gemma mette tutta la leggerezza di una bellezza portata con disinvoltura come la pesantezza di una noia latente che, come un sassolino sulla superficie di un lago, la porta verso il fondo. 

5) Scelte giuste nella coralità e nelle musiche

Fontaine azzecca anche la somma degli attori che contornano il delizioso duo Luchini-Arterton. È misurato e quanto basta charmant il marito di Gemma interpretato da Jason Flemyng. È bello quanto fragile come un fuscello l'Hervé di Niels Schneider che la regista ha scoperto nei film di Xavier Dolan. È puntualmente detestabile la francese che ama esibire il suo inglese e il suo discutibile gusto, Wizzy, ovvero Elsa Zylberstein. Sa essere burbera, divertente, esasperata la moglie di Martin interpretata da Isabelle Candelier. Si vede in poche scene ma conferma quanto di buono ha già fatto vedere in Sister il giovane Kacey Mottet-Klein (esilarante il suo contributo sul finale!). Ed è a suo modo attore anche il pane, mezzo di comunicazione, oggetto di seduzione...
Armoniosa la colonna sonora realizzata da Bruno Coulais, che già aveva collaborato con Fontaine ne Il mio migliore incubo!. Il compositore francese ha pescato anche melodie inglesi: da ricordare e riascoltare la canzone Jimmy del gruppo Moriarty.

Voto: 3/5
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