Gabrielle, al cinema l'amore tra disabili: intervista ad Alexandre Landry

Giovane attore canadese, offre un'interpretazione sensibile e sincera nel film di Louise Archambault, in un ritaglio di felicità tra persone con ritardo mentale

Alexandre Landry – Credits: Pier Marco Tacca/Getty Images

Simona Santoni

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Gabrielle è una giovane donna affetta dalla sindrome di Williams. Ha il sorriso radioso sempre incollato in viso, un po' come il suo zainetto che quando cammina per strada non si toglie mai di dosso. Fa parte di un coro per persone affette da ritardo mentale e lì ha conosciuto Martin, con cui si è creata una magia fatta di gioia e condivisione. 

Louise Archambault ci racconta la loro storia di sguardi e desiderio, con sensibilità e qualche intrigante tocco tecnico (bello l'uso dei rumori e dei silenzi) in Gabrielle - Un amore fuori dal coro, dal 12 giugno al cinema. Presentato allo scorso Festival di Locarno, ha vinto il premio del pubblico. I due ragazzi sono elettrizzati quando sono una accanto all'altro, ma la madre (Marie Gignac) di lui è spaventata e li separa: "Ma non l'avete sterilizzata?", chiede di Gabrielle a sua sorella Sophie (Mélissa Désormeaux-Poulin). Quest'ultima è consapevole dei limiti di Gabrielle, ma vorrebbe che si vivesse quell'amore, con tutte le sue sfumature...

Al suo secondo film, la regista canadese vuole raccontare la felicità degli individui considerati ai margini della società e la forza che la musica può infondere in loro. Gabrielle è interpretata da Gabrielle Marion-Rivard, che ha veramente la sindrome di Williams, che come lieto contraltare dà una predisposizione al talento musicale e all'orecchio assoluto. Archambault l'ha conosciuta frequentando Les Muses, un centro di arti dello spettacolo che offre una formazione professionale in canto, danza e teatro a portatori di handicap. È rimasta subito colpita dalla luminosità di Gabrielle e l'ha scelta, rimaneggiando la sceneggiatura su di lei. Diversi sono i ragazzi de Les Muses che compaiono nel film come membri della corale. Tra i vari brani cantano Ordinaire di Robert Charlebois, celebre cantante canadese che prende anche parte a Gabrielle - Un amore fuori dal coro interpretando se stesso. Il testo della canzone dice: "Je suis rien qu'un gars ben ordinaire" (Non sono altro che un ragazzo ben normale): parole che raddoppiano il loro significato in bocca a Gabrielle, Martin e compagni.

È sorprendente invece scoprire che il giovane che interpreta Martin non è un componente de Les Muses, ma è un attore professionista, Alexandre Landry, che riesce a simulare l'handicap in maniera magistrale. Inizialmente la regista aveva fatto audizioni ad attori disabili ma l'alchimia amorosa latitava. Invece con Alexandre, Gabrielle ha trovato un complice, qualcuno a cui appoggiarsi.

Ventottenne di Montréal, con diverse esperienze teatrali alle spalle e la partecipazione a una fiction tv canadese, Alexandre ha vinto diversi premi cinematografici per la sua interpretazione in Gabrielle, film distribuito in una ventina di Paesi. L'abbiamo incontrato.

Che cosa l'ha attratta di questo ruolo e come ha convinto Louise Archambault a sceglierla?
"Tutto. Già alla lettura della sceneggiatura, trovavo che la scrittura del personaggio di Martin fosse veramente magnifica e di grande sensibilità. Per quel che è stato convincere Louise e Gabrielle (perché la connessione con Gabrielle era particolarmente importante), credo che ho dovuto essere semplicemente il più autentico e sincero possibile. Ho passato un'audizione davanti a Louise e in seguito ho incontrato Gabrielle per vedere se ero di suo gusto. Sembra di sì".

Com'è stato lavorare con Gabrielle Marion-Rivard? Che rapporto si è creato tra di voi? 
"Ho imparato molto al fianco di Gabrielle. Ci siamo aiutati molto l'un l'altra, lei è diventata una vera e propria compagna di lavoro e un'amica".
 
Le scene d'amore e di sesso sono state difficili?  
"Diciamo che prima di girarle mi causavano tanto stress. Desideravo che Gabrielle le vivesse bene e che si sentisse fiduciosa così che tutto fosse il più credibile possibile, senza fretta...  Ma alla fine, al momento delle riprese, sono state le scene più semplici da girare".

Lei ha interagito con i ragazzi del gruppo Les Muses: com'è stato? 
"Normalmente sono quelli che sono considerati diversi, che sono giudicati dalla società, eppure quando ho dovuto unirmi al loro gruppo, non mi sono mai sentito giudicato da parte loro. Mi hanno accettato e accolto a braccia aperte. Mi sono sentito privilegiato".  

Louise Archambault ha detto che partecipare a Gabrielle - Un amore fuori dal coro è stato per tutti (attori professionisti, non professionisti, tecnici) un'esperienza umana più che semplici riprese. Si sente diverso dopo questo film? 
"Sì. Questo film è stato una grande lezione d'umiltà e certamente l'esperienza lavorativa più arricchente che abbia fatto. Ho riso come non mai, mi sono sentito parte di un progetto unificante e non avrò mai più lo stesso sguardo sulle persone che vivono con un handicap".
 
Aveva già cantato in una corale? Ha dovuto fare dei corsi di canto?  
"Ho imparato a cantare durante la mia formazione d'attore all'École nationale de théâtre du Canada, ma devo ammettere che mi ha sempre spaventato. Gabrielle mi ha rassicurato e mi ha dato fiducia".

Gabrielle - Un amore fuori dal coro le ha permesso di farsi conoscere all'estero: che cosa si attende dal futuro?
"Non mi aspetto niente dal futuro, il futuro si aspetta qualcosa da me. Ho dei bei progetti e procedo un passo alla volta. Mi considero fortunato, non so dove tutto questo mi porterà, ma amo pensare che ci sia una buona stella che brilla per me".

Lei ha recitato nell'opera teatrale Tom à la ferme, dalla quale Xavier Dolan ha tratto un film presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 2013. Dolan, anche lui canadese, oggi è uno dei migliori giovani registi, vincitore poche settimane fa del Premio della Giuria a Cannes con Mommy. Le piacciono i suoi lavori? 
"Xavier è un amico. Non solo adoro quello che fa, ma credo che sia uno degli artisti più stimolanti della nostra generazione. Non cerca il conforto e mi piace vederlo rischiare tutto per le sue idee".

 
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