Cinema

Due capolavori di Francesco Rosi al cinema restaurati - Foto

"Salvatore Giuliano" e "Le mani sulla città" dal 9 febbraio tornano in sala in omaggio al regista scomparso il mese scorso

Salvatore Giuliano

Simona Santoni

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Il 10 gennaio scorso moriva Francesco Rosi, regista di forte impegno civile che ha mostrato sul grande schermo indagini scomode. A distanza di circa un mese da quella scomparsa, dal 9 febbraio, il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale e la Cineteca di Bologna omaggiano il cineasta riportando al cinema due suoi capolavori restaurati, Salvatore Giuliano e Le mani sulla città. L'iniziativa rientra nell'ambito del progetto di distribuzione dei classici restaurati "Il Cinema Ritrovato. Al cinema".  

Salvatore Giuliano, datato 1962, è un film inchiesta sui fatti che hanno condotto alla morte del bandito siciliano, rinvenuto cadavere a Castelvetrano la mattina del 5 luglio 1950. Rosi disegna l'Italia tra guerra e dopoguerra, gli incroci tra poteri legali e illegali, la truce e melmosa nascita d'una nazione. Il restauro è stato effettuato dalla Cineteca di Bologna.

 
"I suoi film, stretti come pugni, tesi come molle, gettano di colpo in faccia allo spettatore il segreto che racchiudono". Michel Ciment

"Per Salvatore Giuliano mi si attribuisce un lato documentaristico. Ma se ho tentato di esprimere le cose nel modo più vero, più semplice, più diretto possibile, ciò a mio avviso non ha nulla in comune con il documentario", diceva Rosi. "In tutti i miei film si può riconoscere la volontà di esprimersi in un modo talmente diretto che può sembrare documentaristico, ma che è solo la ricerca di uno stile con un intento funzionale: la forma non deve intromettersi in modo pesante, massiccio, tra l’interesse mio e una verità che esiste esternamente... Comunque, non vi è dubbio che in tutto ciò è riscontrabile una costruzione, una ricerca formale".

Il restauro de Le mani sulla città è invece opera del CSC – Cineteca Nazionale. Datato 1963, il lungometraggio è una tagliente denuncia della corruzione e della speculazione edilizia dell'Italia degli anni '60. La Napoli del periodo della ricostruzione è inquadrata come scacchiera del potere corrotto.

Così parlava Rosi: "Con Le mani sulla città volevo continuare il discorso sul potere iniziato con Salvatore Giuliano. Mettere in evidenza quelle che erano le collusioni tra i vari poteri, tra potere economico e potere politico, rendere chiaro come una città fosse regolata da questo rapporto, da questo intrico di interessi che mescolavano in maniera molto oscura, e anche molto chiara, la politica con l'economia". E ancora: "Il film non è nato da una storia, è nato da un desiderio razionale di raccontare un conflitto drammatico tra forze politiche diverse, che cercavano la strada per collaborare e per contrastarsi, è nato da un'indignazione tutta razionale e tutta civile contro la distruzione delle coscienze oltre che del volto di una città".

Intanto dal 4 febbraio la Cineteca di Bologna inaugura al cinema Lumière una retrospettiva che ripercorrerà la filmografia di Francesco Rosi, dall'esordio nel 1958 con La sfida, passando per Il caso Mattei e Lucky Luciano (pellicole già restaurate). 

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