La festa di San Nicolò, vescovo di Mira, il 5 dicembre. Un tradizione natalizia dell’arco alpino e della sua estensione orientale, anche oltre il confine italiano in Austria e in Germania. Una sfilata quasi allegorica, aperta da San Nicolò che distribuisce dolciumi ai paesani e a seguire, dai Krampus, diavoli inferociti armati di catene e fruste. Insomma un evento tradizionale e religioso che dura da mezzo secolo e festeggia la vittoria del vescovo sui dèmoni. I quali, durante la festa, impazzano per tutta la notte inseguendo i “bambini cattivi” e, in genere, chiunque capiti loro a tiro dispensando pure qualche colpo proibito.

Il film di Stefano Lodovichi (opera seconda dopo Aquadro, 2013), prima esperienza produttiva di Sky Cinema (in associazione con Onemore Picture, prodotto da Manuela Cacciamani), parte in questa cornice. Anno 2010. Tra diavoli, torce, urla e bevute degli adulti impazziti il piccolo Tommaso di 4 annigiustamente terrorizzato, scappa nel bosco. E scompare. Come inghiottito dalle tenebre nelle notte horror. Di lui nessuna traccia, neppure nei giorni a venire. Si incomincia a sospettare del padre, Manuel (interpretato da Filippo Nigro), per la sua affinità con alcol e violenze ma le prove a suo carico non bastano ad incriminarlo e viene così scagionato pure restando “colpevole” per la gente del paese, non per sua moglie Linda (Camilla Filippi), l’unica a restargli accanto.

Passano cinque anni. Tommaso ricompare. A distanza di centinaia di chilometri, in un cantiere semiabbandonato nel napoletano, sporco, solitario, senza memoria, inselvatichito, intrattabile. È davvero lui, oggi, a nove anni? La prova del DNA è affermativa, dunque nessun dubbio. Solo suo padre, che nel frattempo e nonostante la diffidenza e i sospetti che sente attorno a sé è diventato un uomo nuovo e probo, riesce a stabilire un rapporto con il ragazzo. Sua madre, invece, non lo riconosce, “sente” che quel Tommi non è il suo. E in questa strana, oscura situazione la vicenda si sviluppa tra molte incertezze e interrogativi inquietanti.

Finale poco prevedibile, che naturalmente non va svelato. Il racconto percorre contemporaneamente tre strade: quelle del giallo tout-court, del mistery e della cronaca cui inevitabilmente ci si riferisce per i tanti eventi assimilabili nella vita reale. Cinema d’atmosfera, se si vuole, oltre le dinamiche della storia che sviluppano un’azione non molto concitata ma in grado di farsi seguire con un certo interesse nonostante qualche farragine o risoluzione narrativa un po’ basica.

Il risultato è comunque efficace e interessante. Specie là dove il film imbocca un intrigante percorso nei paraggi dell’occulto, del supernatural, degli accadimenti apparentemente inspiegabili. Trovando nei tre (e ben recitati) personaggi principali le sue motivazioni più conseguenti: da quello del padre con la sua ostinata volontà di riconoscere suo figlio; a quello della madre spinta da sentimenti del tutto contrari a quelli paterni; a quello del ragazzo (il piccolo Teo Achille Caprio), metà “alieno” metà Kaspar Hauser, portatore di segreti ed enigmi.

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