Cinema

I film più belli del 2019 (new entry Tarantino)

Al primo posto una commedia in costume capolavoro di regia e sagacia. Entra in classifica "C'era una volta... a Hollywood"

I film più belli del 2019

Simona Santoni

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Commedie in costume che non sanno per nulla di naftalina, perle di arguzia registica, horror psicologici innovativi, thriller minimalisti puntellati da sceneggiature ad alta tensione. Tra i film usciti al cinema in Italia nel 2019, finora, ecco quelli che ci sono piaciuti di più.
New entry C'era una volta...a Hollywood di Quentin Tarantino e La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco.

Ecco i film migliori del 2019.

 

16) Captive State di Rupert Wyatt

Vietato distrarsi: film ambientato in un futuro distopico in cui gli alieni sono i nostri nuovi amministratori, mette insieme informazioni cifrate e intricate a ritmo stellare. Se si tiene duro, fiato sospeso, concentrazione alta, il risultato finale è intrigante e godibile. 

15) Quando eravamo fratelli di Jeremiah Zagar

Un'opera prima sorprendente, che nei passi pensosi ricorda Moonlight e The Tree of Life. In un flusso ipnotico di immagini e suggestioni, il racconto di una famiglia precaria, di abbracci e tormenti. Un amore tenero e brutale, tra tre fratelli e i loro genitori inquieti. Il tutto visto dagli occhi bellissimi del piccolo Jonah (Josiah Gabriel), che tra giochi e rituali fraterni semplici, magici, animaleschi, piano piano cresce verso il disincanto.

14) Remi di Antoine Blossier

Raramente la trasposizione cinematografica dei classici della letteratura produce buoni film. Questa versione in live action del piccolo senza famiglia Remi ideato Hector Malot, invece, smentisce la consuetuine e spazza via ogni pregiudizio: è un'avventura emozionante e luminosa, molto più solare dei ricordi d'infanzia della serie animata. Meravigliosi i paesaggi sconfinati e verdissimi ripresi in cinemascope.

13) American Animals di Bart Layton

La storia vera della sconclusionata rapina alla biblioteca Transylvania University di Lexington, Kentucky, ordita da quattro studenti benestanti armati di un'ingenuità disarmante. Un crime tragicomico, brillante e ritmato, che interseca con originalità fiction a interviste ai veri protagonisti, e intanto riflette sull'anelito scomposto a una vita fuori dall'ordinario. Con il promettente Barry Keoghan.

12) La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi

Dal libro di Roberto Saviano, un racconto di adolescenze negate. Un gruppo di ragazzini di Napoli precipita quasi casualmente, quasi inevitabilmente, nella Gomorra dei grandi, passando dall'entusiasmo infantile e cieco per la prima pistola alle prime acciecanti morti. Regia solida, incisiva la fotografia di Daniele Ciprì.

11) Noi di Jordan Peele

Il regista di Scappa - Get out sorprende ancora. Con un horror psicologico e sociopolitico che ha diverse chiavi di lettura, indizi da scoprire, allegorie da rivelare. Significati che affiorano. Come i doppi, le nostre parti oscure che diventano il nemico peggiore di Lupita Nyong'o e famigliola. Con il Sogno americano preso a forbiciate.

10) Un valzer tra gli scaffali di Thomas Stuber

Tra i corridoi di un supermercato si muove un microcosmo di umanità fatto di solitudini, malinconie e complicità, ma anche di gesti e abitudini che è bello imparare a conoscere. Un film - tedesco - delicato, sulla poesia delle piccole cose e della quotidianità, di minuscole ritualità che si ripetono, oggi e poi domani e l'indomani ancora. Tra reparti di pasta e muletti, ecco intanto nascere una quasi storia d'amore

9) Toy Story 4 di Josh Cooley 

Ennesimo sequel della saga d'animazione sui giocattoli, ha comunque ben ragione di esistere. Diverte, appassiona e convince. E chiude nuovamente (definitivamente, speriamo) il cerchio, con cuore e cervello, attorno al suo personaggio chiave, il nobile cowboy di pezza Woody.

8) La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco

Premio speciale della Giuria a Venezia, è un documentario sui generis. Alla Maresco. C'è Letizia Battaglia, fotografa 84enne siciliana, impegnata, arrabbiata, verace. C'è l'impresario di feste di piazza Ciccio Mira. E poi le celebrazioni per la morte di Falcone e Borsellino trasformate in baracconate. Il regista palermitano, disilluso e cinico, osserva, provoca, irride. Quasi disorienta nel suo inatteso percorso narrativo. In mezzo all'ammirazione e al trasporto suscitati, solo una macchia brucia: la malattia mentale non si deride. 

7) Green book di Peter Farrelly

Un buttafuori italoamericano e un pianista nero nell'America degli anni '60. Un'amicizia improbabile in cui le differenze si rivelano risorse, tra situazioni e dialoghi esilaranti e spunti di riflessione. Gli americani hanno trovato il loro Quasi amici - Intouchables (la commedia francese di successo del 2011). Divertente Viggo Mortensen, pur tra i tanti cliché appositamente esasparati. A prender l'Oscar però è stato Mahershala Ali. Premio Oscar anche come miglior film. 

6) I morti non muoiono di Jim Jarmusch

Commedia horror tutta da ridere, infarcità di quell'amabile impassibile ironia alla Jarmusch. Con le strampalate facce di bronzo di Bill Murray e Adam Driver, spassoso corollario comico. E poi il sottotesto socio-politico, certo: i famelici morti non morti che escono dalle loro tombe siamo noi, voracemente attaccati alle cose materiali, noi stessi zombie incollati ai nostri smartphone.

5) C'era una volta... a Hollywood di Quentin Tarantino

Una dichiarazione d'amore al cinema che è stato, studiata con quell'estetica egotica e magnificamente lucente tarantiniana. Colori assolati, scenografie superlative, ville, ranch, auto d'epoca. E l'alone da svaporati di Charles Manson & Co. Leonardo DiCaprio brilla in tutte le fragilità umane. Brad Pitt è lo stuntman che riporta tutti sulla terra (anche Bruce Lee). E poi un omaggio dolce a Sharon Tate, attrice, non solo moglie morta ammazzata di Roman Polanski.

4) Captain Marvel di Anna Boden e Ryan Fleck

Dopo 20 film Marvel dedicati a protagonisti maschili, ecco il personaggio che aspettavamo. La Captain Marvel interpretata da Brie Larson è solida, umana, dai pugni di fuoco. Poche parole e tanta sostanza, sa cadere e rialzarsi, sa riconoscere i propri limiti e farne la sua forza, sa aprire lo sguardo oltre i pregiudizi e accogliere diversità e straniero. E poi il film è ambientato nei mitici anni '90: un croccante e simpatico effetto nostalgia, usato con sobrietà.

3) Border - Creature di confine di Ali Abbasi

Atmosfere nordiche e livide svedesi, boschi di muschi e verdi intensi, in una storia originale e sorprendente verso l'affermazione della propria identità e libertà. Una poliziotta di dogana, che sa annusare le emozioni, scopre pian piano l'origine "animalesca" della sua diversità. Ecco l'amore, ecco il sesso come mai l'abbiamo visto, ecco anche l'orrore. In un'evoluzione che sa di libertà, il racconto non scade in facili suddivisioni tra buoni e cattivi. Miglior film a Cannes nella sezione Un Certain Regard.

2) Il colpevole - The Guilty di Gustav Möller

Chi ha amato Locke, apprezzerà anche questo gioiellino danese, che del film di Steven Knight ricorda il minimalismo e le svolte narrative che si muovono unicamente sul filo di un telefono. C'è un uomo solo (Jakob Cedergren), all'interno di un angusto distretto di polizia; al centralino per le emergenze, cerca di salvare la vita di una donna dall'altra parte della cornetta. Tensione ed emozioni. Un thriller in cui non si vede niente ma si immagina tanto.

1) La favorita di Yorgos Lanthimos

Sagacia che stuzzica senza tregua, inquadrature mai convenzionali e ipnotiche. Il regista greco tocca la vetta con questa commedia in costume che sfoggia il bestiario umano ronzante attorno alla regina Anna d’Inghilterra, primi anni del XVIII secolo, tra giochi di potere e giochi di letto. Meraviglioso il trittico di donne in uterina battaglia di umore e amori: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz. L'espressività dei loro visi toglie il fiato. Agli Oscar avrebbe meritato molto molto molto di più.

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