Cinema

5 film belli sull'eutanasia

Da "Million Dollar Baby" di Clint Eastwood a "Le invasioni barbariche" di Denys Arcand

Le invasioni barbariche

Simona Santoni

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Dopo aver lanciato un appello al presidente della Repubblica perché il parlamento italiano elabori una legge sull'eutanasia, Dj Fabo, nome d'arte di Fabiano Antoniani, ha posto fine alle sue sofferenze il 27 febbraio scorso. Diventato cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale nel 2014, in una clinica svizzera ha ottenuto il suicidio assistito.

Questo pomeriggio a Milano si tiene l'ultimo saluto. Alle 19 un momento di raccoglimento abbraccerà Dj Fabo presso la parrocchia di sant'Ildefonso, luogo caro dell'infanzia del trentanovenne, oggi uomo simbolo della battaglia sul fine vita in Italia.

Al di là di opinioni personali sulla "dolce morte", ripercorriamo 5 film, dolenti e belli, dove sono ricorsi i concetti di eutanasia, suidicio assistito e morte dignitosa.

 

1) Mare dentro (2004) di Alejandro Amenábar

Stupenda interpretazione di Javier Bardem (Coppa Volpi a Cannes). Il suo corpo aitante e forte dopo un incidente in mare si risveglia immobile a letto, tetraplegico. Dopo 25 anni passati così, a guardare dalla finestra, scrivere poesie e desiderare la morte, intenta una battaglia legale per il diritto all'eutanasia, fino a trovare in una sua cara amica l'aiuto per bere con la cannuccia un liquido letale. Tanta tenerezza e altrettanto coraggio in una storia vera, quella di Ramón Sampedro.

2) Million Dollar Baby (2004) di Clint Eastwood

Ispirandosi a un racconto di F.X. Toole, il mitico Clint spara uno dei suoi colpi migliori: un film straziante, che rimane inevitabilmente dentro. Magnetica Hilary Swank nei panni della determinata Maggie che nella boxe cerca il riscatto. Tremendo vederla colpita a tradimento sul ring e poi a letto paralizzata, disperata e ancora determinata, ma a suicidarsi. Aiutarla a morire sembra un gesto di tenerezza profonda. Oscar al film, alla regia, a Hilary e all'attore non protagonista Morgan Freeman.

3) Le invasioni barbariche (2003) di Denys Arcand

Lungometraggio canadese, affronta di petto il tema dell'eutanasia senza alcun tono moralistico. Remy (Remy Girard) è un prof cinquantenne malato terminale di cancro. In un ambiente benestante e tra dialoghi allegri, amari e di alto livello, dopo aver sperimentato la droga per alleviare il dolore, Remy decide di morire nel conforto di familiari e amici. Mentre si parla e va in scena la morte fisica, intanto si riflette sul declino della società e delle nuove generazioni. Oscar al miglior film straniero.

4) Miele (2013) di Valeria Golino

Promettente il debutto alla regia dell'attrice Golino, liberamente ispirato al libro Vi perdono di Angela Del Fabbro (pseudonimo di Mauro Covacich). Jasmine Trinca interpreta una giovane donna che aiuta persone malate e disperate a morire. Il film non dà giudizi e non cade nel sentimentalismo, portando lo spettatore a guardare in faccia la morte. 

5) Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) di Miloš Forman

Potrei chiudere questa lista con l'irriverente commedia in bianco e nero Kill Me Please (2010) del francese Olias Barco, ambientato in una clinica in cui si offre la possibilità di suicidarsi in tutta tranquillità, con tanto di coppa di champagne in mano. Ma è di gran lunga migliore il capolavoro di Forman che denuncia i trattamenti disumani negli istituti psichiatrici, con uno stupendo Jack Nicholson e ben cinque Oscar in bacheca (i più importanti). Toccante il finale: McMurph/Nicholson è ormai lobotomizzato. L'indiano Capo Bromden (Will Sampson), vedendolo ormai instupidito e senza forza di volontà, decide di non abbandonarlo a sé stesso e lo uccide soffocandolo con un cuscino.

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